venerdì 22 luglio 2005

Il turismo nella valle del Gran San Bernardo: la mostra diffusa è molto diffusa

La Valle d'Aosta non è fatta solo di località storiche e chic come Courmayeur e Cervinia, di "cittadine del malaffare" come Saint-Vincent, di stazioni sciistiche rinomate come Pila o La Thuile. La Valle d'Aosta è soprattutto piccole località sparse tra la bassa e la media montagna, con un'economia ancora agro-silvo-pastorale e dimenticate (per fortuna) dalle grandi masse e dallo sviluppo turistico degli anni ruggenti, '60 e '70. Etroubles e Saint-Rhémy-en-Bosses tentano così di fermare per un momento i tanti viaggiatori di passaggio nella valle del Gran San Bernardo per fargli conoscere questa realtà spesso dimenticata, con un pizzico di cultura.

Etroubles propone una "mostra diffusa" in collaborazione con la Fondation Gianadda (da leggersi Janadà, dal nome di un mecenate italiano emigrato in Romandia) di Martigny, che raggruppa opere molto eterogenee sia per tecnica (affreschi, sculture lignee o bronzee o moderne in acciaio, quadri, composizioni in pietra), sia per provenienza (Valle d'Aosta, Svizzera, Francia, resto d'Italia), sia per soggetti raffigurati.

Il percorso, ben segnalato, si snoda per tutto il vecchio borgo, sulla sinistra orografica dell'Artanavaz, tra strette vie e piazzette. È un modo spesso utilizzato altrove per "costringere" il visitatore a soffermarsi, oltre che sulle opere, sul contesto paesaggistico e cittadino, per conoscere angoli suggestivi di solito snobbati dalla velocità di auto e moto. Irrimediabili spuntano le note negative: angoli che non sarebbero proprio da far vedere (ma trovare il borgo ideale è impresa ardua, in Valle d'Aosta almeno) e mancanza di una "mappa" con il percorso completo a disposizione di tutti i visitatori. Le suggestioni sono però molte, le opere e il contesto sono l'ideale per mettere alla prova la curiosità e la creatività di fotografi o semplici villeggianti.
Saint-Rhémy-en-Bosses contrappone alla molteplicità di soggetti e di realizzazioni di Etroubles, la molteplicità di esposizioni inerenti lo stesso soggetto. L'ultimo paese prima della frontiera elvetica è divenuto così "Le pays de la vache", il paese della mucca.

Il borgo di Saint-Rhémy, molto suggestivo, ospita un'esposizione diffusa intitolata ironicamente "La vatze in the world", in un mix tra patois e inglese che rende ottimamente l'idea della commistione tra scene di vita quotidiana e di orgoglio contadino valdostano in contesti stridentemente contrastranti, quali i prati di Central Park a New York City o lo sfondo tipico del cambio della guardia londinese. I fotomontaggi sono sparsi lungo un percorso quasi naturale nelle vie, da poco rimesse a nuovo, del villaggio più caratteristico della vallata.
Un'altra mostra, nello stesso stile, è ospitata dalla via centrale del capoluogo bossolein, Saint-Léonard. Qui il soggetto, sempre la mucca, è visto in ottica moderna in antiche cartoline informatizzate con colori sgargianti. Soggetti meno riusciti in un contesto meno riuscito fanno una mostra meno riuscita delle precedenti, ma con una buona idea alle spalle: il coinvolgimento diretto della popolazione, oltre ad inorgoglire e a rendere partecipi gli abitanti, aiuta nel passaparola e abbatte i possibili costi di allestimento.

Il castello di Bosses ospita invece altre tre mostre: stesso soggetto, che rischia di stancare anche un turista interessato, presentato questa volta in scatti che fotografano la vita in alpeggio, in opere pittoriche di Margueret e in sculture lignee dei migliori artisti valdostani, tra i quali i tatà di Marguerettaz e le creazioni del compianto Patrocle.
Insomma, la Coumba Freida si è lanciata per una volta, compatta, nella cultura. La prima mossa è fatta, vedremo nei prossimi anni quali altri villaggi e paesini della Valle, meno fortunati di altri nel turismo estivo, sapranno cogliere l'occasione di presentarsi al pubblico con un'immagine innovativa, nell'immancabile tradizione.....

Nessun commento: