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giovedì 15 maggio 2008

Mi bullo

Ieri sono stato un pomeriggio con il campione del mondo di downhill, Sam Hill, il figlio di Benny Hill.
Foto per pochi intimi, riprese per un servizio Rai: sei top rider tutti per noi, proprio un bel pomeriggio, a Pila.

Ah, e oggi è partito ufficialmente, grazie al signore dei domini web italiani che si è degnato di rispondere alla mia istanza, MTBnews.it.

Nell'immagine ©manomano, da sinistra Brendan Fairclough, Corrado Hérin e Sam Hill

domenica 17 febbraio 2008

Visto cose, fatto foto...

Nell'immagine ©manomano, l'omino che salta

lunedì 17 dicembre 2007

Bikefree

Nel vero senso del termine, bikefree...

lunedì 26 novembre 2007

Downhill, freeride, four-cross e compagnia danzante

Visto che da queste parti non si scrive abbastanza, abbiamo aperto anche questo.

Nell'immagine, il mostro Sam Hill (campione del mondo e vincitore della coppa del mondo di mtb downhill) a Maribor, fine stagione. Foto rubata a Transcend Magazine.

mercoledì 31 ottobre 2007

Paracarrite acuta

La federazione ciclistica italiana, nella mountain bike, ha due branche dell'attività. Il settore abilità (che comprende downhill, four-cross e trial) e il settore endurance, il classico cross country, frizzi e lazzi. Ebbene, pare che abbiano deciso di aprire un terzo ramo: il settore disabilità. Fatto solo ed esclusivamente per il sottoscritto

sabato 19 maggio 2007

Sogni nel cassetto #02

Quando diventerò sindaco di Bard organizzerò un downhill giù dal Forte.

martedì 15 maggio 2007

Uno show per immigrati e fattoni

La meneghinissima Milano, e in particolare la centralissima piazza Duca d'Aosta, di fronte alla fascistissima stazione Centrale, ha ospitato nel caldissimo week end scorso il Qashqai urban challenge. Soddisfatti a metà gli organizzatori, per il pubblico che si aspettava più numeroso. Alle prove del giovedì, a cui ho assistito per intero, non un applauso. Un paio di ubriachi e di eroinomani barcollanti e spaesati si lamentavano dell'improvvisa e rumorosa installazione, gli immigrati africani, maghrebini, orientali e slavi erano a centinaia come sempre, ma invece di starsene sparsi nei dintorni si erano concentrati, piuttosto straniti, contro le transenne a guardare i giovani rider che saltavano da una gobba all'altra. Il giorno successivo, il pubblico era aumentato, ma lo zoccolo duro era sempre formato dagli abitanti della piazza, che al nuovo Suv Nissan nipponico erano assolutamente indifferenti.
Bello spettacolo, ma la partecipazione sarebbe stata maggiore in una location diversa, o in una cittadina meno frettolosa...

lunedì 14 maggio 2007

Come farsi del male aggratis

Ieri solito giro in muntan baic, una bella discesola in compagnia.
Poco prima di metà percorso, appare una simpatica girandola "portatile" proprio in mezzo al sentiero. E' chiusa, non butta fuori acqua con il solito "tac-tac". Rallentiamo, la aggiriamo, non ci crea nessun problema. Peccato che, attaccato alla girandola, ci fosse un bel fil di ferro, lungo qualche metro, che si attorciglia alle bici, ruote, al cambio, dovunque.

Ultimiamo il giro, mancano 500 metri, a spanne: sono io davanti in un lungo rettilineo molto ripido e largo. L'erba è alta, abbastanza preoccupante perché può celare qualsiasi cosa: sassi, buche, rami, o fili di ferro, visto che oggi li abbiamo già incontrati. Rallento e scendo con prudenza. All'improvviso, vedo un filo arancione, il classico "pastore elettrico" che qualche allevatore ha lasciato a mezza altezza in mezzo alla strada.
Geniale.
Inchiodo, ma non riesco ad evitarlo. Cado, batto un po' dappertutto, mi graffio le gambe, batto le ginocchia, un gomito, la testa, tutto.. rotolo un po'.
Insomma, io sono passato oltre al filo, la bici ci è rimasta attaccata, quasi avviluppata al pastore.
E meno male che andavo piano... ma questa moda di lasciare sentieri e strade in "disordine" non è piacevole... soprattutto il giorno dopo, quando anche a camminare senti le ferite che tirano...

venerdì 20 aprile 2007

Parigi - Lubecca

Il mio meccanico di Grazielle preferito si è perso la Roubaix. L'ha registrata, ma il videorigestratore si impalla fisso. L'ha vista tutta, tranne gli ultimi venti chilometri. Non sa ancora che ha vinto il canguro.

lunedì 12 febbraio 2007

Perché la politica di mobilità del Comune di Aosta fa acqua da tutte le parti

Giornata di pioggia nella ridente Vallée.
Cosa rara, in febbraio. E cosa ancor più rara dopo mesi di scarse precipitazioni.
È il momento giusto per smontare punto per punto il piano di mobilità ideato dal Comune capoluogo.
Ma non è necessario, basta una constatazione perché il castello di carte crolli. La pioggia.

Orbene, a mezzi pubblici estremamente inefficienti (anche a causa della conformazione urbanistica della città), il consiglio degli amministratori cittadini è stato "lasciate l'auto a casa, o aostani, e muovetevi in zbicicletta o a piedi" e "lasciate l'auto nei parcheggi fuori città e venite in centro a piedi in dieci minuti".
Bene, Piero Ferraris, Piero Minuzzo ed io ci muoviamo sempre in bicicletta, ma con la pioggia non si può. E se piove, che facciamo? I primi due hanno redditi mensili "a sette zeri", detto in lire, ma io no...
A piedi spostarsi è possibile, ma basta aver necessità di praticare un itinerario più lungo per andare in un ufficio periferico perché diventi impossibile.
In auto? Sconsigliabile: in centro i parcheggi sono rari e carissimi (anche 1,50 euro l'ora, come a Milano in San Babila o a Torino in via Roma) e perché farsi venire un fegato come una zampogna nel traffico? Anche volendo lasciare l'auto in una zona "free", occorre farsi 8-10 minuti a piedi sotto l'acqua.
Con i mezi pubblici? Per carità, noi aostani saremo dei buontemponi, ma non vogliamo metterci tre quarti d'ora a fare 3 chilometri...
L'alternativa non esiste. A meno di avere un parcheggio riservato sotto il palazzo municipale, a due rampe di scale dal proprio ufficio... e decidere la mobilità e l'urbanistica per tutti...

lunedì 4 settembre 2006

Il mostro è tornato - Maxiavalanche Breuil Cervinia - 03/09/2006

Un anno fa vinceva l'ultimo titolo di Campionessa del Mondo a Livigno. Si è ritirata dalle gare, ma non si è certamente messa a far la maglia o a godersi i pur tanti soldini raccimolati in una carriera strepitosa. Il suo carattere non glielo permetterebbe, troppo umile e timida per fare la bella vita. E così ieri, quasi passeggiando, ha vinto la tappa italiana dell'Avalanche Cup, e altrettanto facilmente ha dominato la classifica finale di Coppa Europa. Con i suoi tempi, sarebbe arrivata attorno al ventesimo posto tra gli uomini: quando uno nasce mostro e si allena per diventarlo ogni giorno, finisce che i suoi risultati passino per scontati.

Nell'immagine ©manomano, Anne-Caroline Chausson, ambasciatrice del freeride nel mondo

domenica 20 agosto 2006

Un anno fa...

... entrava nel vivo lo Spettacolo a Pila...

mercoledì 9 agosto 2006

-10 giorni ai Mondiali MTB in Nuova Zelanda

Arriverà qualche immagine anche da noi? Alla RAI temo non freghi nulla. Eppure il downhill fa ogni anno gli spettatori di una partita di calcio... Nella foto, Fort William, Scozia 2004: 18.000 spettatori paganti (20£, mica bruscolini...)

giovedì 24 novembre 2005

La mia città ideale

Ci sono stato, ci tornerei in un istante in qualsiasi stagione dell'anno. È un po' distante, c'è la rottura del cambio e soprattutto non trovo nessuno che venga con me. Da quando però a Praga hanno creato questa pista ("Prague the fourcross capital"), è davvero la mia città ideale...

mercoledì 23 novembre 2005

La droga fa male

Che immagine idilliaca...

lunedì 12 settembre 2005

Pila #2: Le foto di Jill Kintner e Paula Lopes

Io ho fotografato loro...
Paula (qui) e Jill:Loro hanno fotografato me (in piccolo vicino alla Jeep)
*** *** ***
Questa foto di Madame Lopes rende bene l'idea del diluvio che scendeva durante la premiazione del four-cross...
*** *** ***
Una nota: come testimonia la foto nel secondo link, martedì stavamo tirando su l'arco dell'arrivo. Jill Kintner era lì, girava indisturbata, ci ha fotografati e nessuno di noi l'ha riconosciuta (seppure fosse una delle poche biker che avevo già visto in foto). È il bello (e il brutto) della mountain bike...
Ah, per le foto complete di Pila della coppia Jill e Paula, andate qui.

venerdì 9 settembre 2005

Una dose al giorno toglie il medico di torno

Sono diventato dipendente da questa sostanza. E da tante, tantissime altre...

Come sempre, per chi capisce questa, c'è un premio...

lunedì 5 settembre 2005

Schegge sparse da Pila - World Cup DH e 4X - 16/21 agosto 2005

Dopo due settimane dalla fantastica settimana di Coppa del Mondo a Pila, e soprattutto dopo aver metabolizzato (un po') il traumatico impatto con un mondo "da sballo" fatto di giovani, belle bici e divertimento, scrivo qualche appunto. Principalmente per me, per non dimenticare mai questi 5 giorni di duro lavoro; per non scordare 5 giorni di grande divertimento; per non dimenticare mai tutte le persone speciali che ho conosciuto e che spero di poter reincontrare presto.
1) Fabien Barel, campione della semplicità
Campione del mondo in carica, parlotta amabilmente in francese con Corrado Hérin a pochi passi da me. Ovviamente non lo riconosco... La Panini non ha mai fatto le figurine dei riders!!
- Fabien Barel -

2) Il salto. Ingannevole
A noialtri semplici "volontari" pareva mastodontico, ma in realtà per gli atleti si è rivelato una cretinata. Alto un metro e mezzo, lungo 3 con un salto di 4 metri oltre a una strada poderale, fa tremare le gambe quando ci sei sopra e guardi giù. In realtà viene fatto dai raiders senza quasi accorgersene, buttandosi dritti verso in traguardo nel tratto più veloce di una pista lenta e tecnica. Dopo aver saltato anche 12-13 metri, alla faccia...
3) Phil Saxena, incredibile persona
Vive e campa costruendo piste di four-cross e bmx. Ha una società di cui è boss, la Full Contact Racing "perché in questi sport il contatto fisico c'è sempre!". Per più di 8 mesi l'anno gira il mondo progettando, realizzando con enormi pale meccaniche e rifinendo con rastrello e picco una pista dietro l'altra, per la gioia degli atleti che in lui ripongono fiducia, e a cui lui chiede consiglio. Gli atleti lo considerano uno di loro.
Io, come interprete, nel mio fluente inglese, mi sobbarco il lavoro duro della rifinitura della pista del 4cross.
4) Corrado Hérin, infaticabile e ragnesco
Si arrampica da un camion ad una conferenza stampa, salta da una posa di un enorme container all'accoglienza degli atleti. Avrà fatto andare più benzina in queste settimane con la sua moto da trial che con il gruppo elettrogeno per l'alimentazione del villaggio dei team. Funambolico come nei tempi migliori.
5) Ettore, Renzo, Roccia, Willy, Enrico, Pelmo, il formidabile Luca, Lucio e tutti i volontari (qualcuno lo dimenticherò sicuramente, me ne dispiaccio)
Sempre pronti a mangiare (tanto) e a bere (bene), ma altrettanto disponibili a "straordinari", a correre avanti e indietro (chi più, chi meno), a risolvere tutte le magagne e le incombenze del pre-gara, a scarrozzare Phil da Caselle a Pila, a tirar su i traguardi, a piazzare il podio, a lavorare di trapano e palanchino per piazzare le reti. Pochi ma buoni, forse un po' disorganizzati. Ma la buona volontà ha fatto la differenza.
Un paragrafo a parte va dedicato a Mauro "Ciuri" Grange, colonna portante della manifestazione e mai ringraziato abbastanza. Nelle squadre c'è sempre chi rimane defilato, e Corrado è certamente un nome più prestigioso per un articolo o un servizio di stampa. Entrambi hanno avuto per 5 giorni il dono dell'ubiquità.
6) La birra (bevuta con Vittorio Brumotti)
Per la cronaca, lui ha bevuto un panaché. Glielo avevano fatto assaggiare il giorno prima e da allora non beveva altro... Credo nemmeno a colazione...
Il vicecampione del mondo di trial, invitato da Claudio Brunier a fare "quattro salti" (giù dal tetto della Brasserie du Grimod) con la sua bici "alla Fantozzi", senza sella. I suoi biglietti da 100 euro che escono dal portafoglio, il suo stile impeccabile, la sua voglia di migliorare nonostante sia tra i migliori del mondo. Un altro personaggio speciale in una settimana speciale.
7) Lo Yeti
Splendido locale in cui si pranza da dio. Con una cameriera "Ma sei bielorussa?", "No bielllo, solo riussa!"
7bis) La Yeti, splendida bicicletta storica e vincente
Con una guidatrice sulla quale ogni commento è superfluo.
8) Jill Kintner e Bryn Atkinson, la coppia più bella del mondo
Lei domina tra le ragazze del four-cross, lui si piazza bene sia tra i gladiatori, sia nel downhill. Disponibilissimi, come tutti gli atleti, danno una mano a Phil e al sottoscritto nel rifinire la pista di four-cross. Facendoci portare, tra bestemmioni e cristate degli uomini Pila, una decina di camion di terra per gli ultimi "ritocchi" (gli ultimi due viaggi la mattina della gara!). Ma per due così, questo e altro.
9) Brian Lopes, altro sommo delle ruote grasse
Anch'egli a zonzo nei giorni precedenti la gara sul tracciato del four-cross. "Sembra uno sfigatello visto fuori dalle gare, ma se si toglie la maglia ha due pettorali da culturista". E infatti dominerà le eliminatorie, sopraffatto solo dal velocissimo Prokop in finale. Fuori dalle gare (se non fosse per gli occhiali da 300 euro) una persona normalissima. Si ferma anche a chiacchierare con Jill, Phil e Joey Gough (e il sottoscritto che però, sintonizzato su patois, francese e inglese maccheronico capisce poco degli accenti americani usati nella conversazione) dopo le prove, nel deserto della folla che è già scemata.
10) Brendan Faiclough, faccia da schiaffi
Giovanotto sconosciuto ai più, allievo di Peaty e campione europeo juniores, Brendan stacca il miglior tempo nelle primissime fasi del downhill e rimane al mio fianco per lunghi momenti (il sottoscritto, abbandonata l'amica pala del four-cross il sabato, era addetto al "trono" e al comfort degli atleti sotto il diluvio). 17 anni e li dimostra tutti, va come una scheggia. Riceve i complimenti del gotha della mtb, per poi cedere il posto prima a Re Minnaar e poi al pazzoide ambulante Sam Hill.
"See you later at Gallagher's!". Non me lo faccio certo ripetere...

- Brendan Faiclough a lungo sul trono -

11) Alan Beggin e la sua borracciona a forma di lattina di RedBull
Schivo all'inverosimile, idolo locale, atleta formidabile per le speranze azzurre. Piazza il tempone, si rilassa rifugiandosi dietro al suo lattinone e sotto il suo casco taurino.
12) Michaela Thaler. L'italianissima
XY: "Ma tu parli tedesco"
MT: "Sì, ma sono italiana!"
XY: "Ma si sente dall'accento che parli tedesco"
MT: "Sono italiana"
XY: "Ma..."
MT: "... sono italiana!!!"
XY: "...."
MT: "SONO ITALIANAAAAAA!"

- Michelina Thaler -

13) Gli atleti al Gallagher's Pub. Dopo le gare, una birra ci vuole
Dopo la cena della domenica alla Brasserie du Grimod, al tavolo "che di solito prende Briatore quando viene a sciare qui", con a pochi passi Beggin e qualche atleta inglese. Poi tutti al Gallagher's. Atleti avvistati: Peat (immancabile, festeggiava già la sera prima della gara), Fairclough, Lopes, Minnaar. Tutti mimetizzati tra gli avventori del pub inglese di Pila. Peccato che non tutti fossero in giro, peccato che gran parte del pubblico se ne fosse andato. Scansare Minnaar o Lopes per andare in bagno è comunque una bella esperienza...
14) La bicicletta della Horakova
L'ex bmx-ara e campionessa del mondo di four-cross mi cede la sua RB per andare in bagno. Azzarola, ho ancora adesso i pantaloni sporchi di fango!
15) Guido Regruto, Massimo, "bestemmiator" Matteo e tutti gli uomini (e le donne) della Pila SpA
Grazie.
16) Greg "Honda-boy" Minnaar
Stupefacente. Avrei voluto vederlo vincere, ma la pioggia ha favorito il saponettaro Sam Hill. La sua bici, che costerebbe su un ipotetico mercato quanto un bilocale arredato a Pila, fa sbavare più di un addetto ai lavori. Anche i motociclisti e le loro tamarrate sulla HRC sono soddisfatti.
17) Fabrizio, Cibì e i Maestri di MTB
Fettucciatori ufficiali di Pila 2005.
18) Gli inni nazionali
Prokop e il rutilante Sam Hill non hanno sorpreso l'organizzazione, che con un pc ha scaricato clandestinamente l'inno ceco e quello australiano, parandosi illegalmente il culo all'ultimo secondo. A parte gli scherzi, è stato interessante non sentire per una volta soltanto l'inno francese o quello americano. Che ovviamente non sono mancati, causa Jill e Anne-Caro.
19) Il meccanico della GT di Lopes
Un personaggio da cartolina, per davvero. Brian e Paula Lopes potrebbero adottarlo.
20) Genepy e grappa. Dominatori
. Phil lo assaggia e se ne innamora. Gliene porto una bottiglia da casa e non la smette più di ringraziarmi. Ad ottobre, se mi fischieranno le orecchie, sarà perché alla festa del suo compleanno brinderà a me con gli amici e il genepy. Sono già preoccupato per loro.
. La grappa al mirtillo fa la sua comparsa alla partenza delle prove del downhill. Un'atleta la beve, reazione schifata, poi grida un "Yummm!! Good!!". E parte verso Pila nella sua discesa sgasando su un immaginario acceleratore della sua mtb.
21) Anne-Caro. Una leggenda
La Chausson vince. Sarà la sua penultima vittoria (se vincerà il mondiale a Livigno, ma ci sono pochi dubbi) in una carriera esaltante, seconda solo a Vouilloz o forse no: Anne-Carò è più polivalente (in bacheca dual e four-cross a catinelle) e decisamente più simpatica.

- Anne-Caroline Chausson dopo l'ennesima DH vincente -

22) Gli speakerss e la DJ
L'aostano molto puntuale e preciso, il tedesco anglofono molto dinamico. Una buona coppia, altro che malelingue che volevano qualcun altro. La dijei si è divertita, nonostante la pioggia, e per un pomeriggio si è sentita un po' di musica anche nella tranquilla conca di Pila.
23) Caschi, dadi e tori
Che belli i caschi degli atleti! Integrali con la pinna, integrali senza pinna, da bmx. Con nomi in grande, sponsor, disegni. Tutti lucidi e splendenti. Ho eletto a mio preferito quello di Fionn Griffiths, pieno di dadi nella parte inferiore (e corredato da tappini per le valvole delle gomme dadosi) e coloratissimo sopra, con una piccola cresta squalesca. Sul podio, a pari merito, i RedBull di Alan Beggin "a mo' di lattina" e di Jill con i due tori rossi.

- Fionn Griffiths e il casco dadoso -

24) Michaela Thaler 2: che tenerezza...
La piccola e giovane italianina è stata rapinata delle bici insieme ai compagni della RSP Arboe. È stata vista in lacrime, non da me. Se l'avessi vista penso che avrei pianto con lei, e per poco non l'ho fatto quando mi hanno raccontato la scena. Così ha fatto una disastrosa gara nel 4cross con una bici di riserva e poco meglio nel downhill, dove è più dotata e dove le personalizzazioni del mezzo sono meno incidenti. Povera...
25) Federico Ravizzini: quattro chiacchiere tra una raidata e l'altra
Federico Ravizzini è un giovane bmx-aro alla prima gara di 4cross. Ovviamente io tutto questo lo ignoro, ma so che è italiano e ci scambio quattro chiacchiere. "Come va?", "È migliorata l'ultima curva dopo le modifiche?", "I whoops finali vanno meglio?". Un po' di simpatia e calore tra noi (pochi) italiani non fa mai male.
26) Uno spagnolo infreddolito
Vicente è spagnolo, fa sia il 4cross, sia il downhill. Super-infreddolito dalla pioggia, si rifugia sotto l'arco della partenza nella pausa tra le prove libere e quelle cronometrate. È caldo per la gara, ma la temperatura autunnale lo respinge. Tra una parola in inglese, una in italiano e una in spagnolo ci si capisce. Poi, ovviamente, nei giorni successivi sono grandi pacche sulle spalle. Non tutti arrivano primi, ma che importa...
27) Simpatico sì, ma spaccamaroni
Un francese di seconda fascia, arrivato all'ultimo secondo perché bloccato di là dal Tunnel del Monte Bianco da una coda, non ha il numero di gara. I giudici non gli vogliono far fare (giustamente) le prove. E lui inizia con un "C'est pas possible" dietro l'altro. Chiamando Corrado (Hérin), il numero di gara si rimedia. E il francese si placa.
Ma non finisce qui, le teste calde, anche se molto simpatiche, ne hanno sempre una. Il giorno successivo, a prove libere chiuse, il francesotto vuole a tutti i costi scendere. "C'est pas possible". Lo hanno fatto risalire in seggiovia per niente. Questa volta fa di testa sua, ma la multa dall'UCI non gliela leva nessuno.
28) Giudici e omini UCI
. Giudice modenese, spelacchiato ma con i capelli lunghi. Parla rigorosamente modenese stretto. Alla partenza del four-cross, quando dobbiamo fare le griglie e chiamare i corridori 4 a 4, grida i numeri in modenese. Ulderico Pulciarelli, altro giudice più serio del precendente, li traduce in italiano. Io in inglese. Pensare che qualche atleta capiva immediatamente il modenese... Sarà simile allo spagnolo?
. I boss dei giudici sono ovviamente transalpini. Il boss dei boss è un omino pacioso, rotondetto, molto poco giudice. Aziona il disco della partenza, che si può sentire sul sito di Prokop (accendete le casse, cliccate qui e poi su Ceski o English).
Arrivederci ai primi due, addio agli altri.
29) Atherton Terza d'Inghilterra. Altro che i Tudor o i Windsor...
La più carina e la più tosta di tutte. Riesce quasi a tenere testa al mostro Anne-Caroline, nonostante la giovanissima età. La mountain bike è di famiglia, futuro radioso in vista. Visti i progressi da Les Gets a qui, sia fisici sia tecnici, ho pochi dubbi.

- Rachel Atherton, fresca campionessa inglese di DH -

30) Il cappellino cimelio
Pronostico azzeccato. Tra gli atleti che bazzicavano tra le piste, nei giorni precedenti la gara mi sono fatto fare 6 autografi: Michal Prokop, Brian Lopes, Cédric Gracia. Jill Kintner, Jana Horakova, Anneke Beerten. I primi tre tamarri e le prime tra ragazze del four-cross della gara del giorno dopo. Avessero pagato le scommesse 1000/1 sarei milionario.
Ho fatto 30, faccio 31
31) Fabien Barel 2
Domenica, dopo il downhill, allo stand Kona, Barel sta smontando bellamente un gazebo.
Moi: "Il faut travailler!".
Le champion du monde: "Les choses se font pas seules!!!"
32) Mega-appartamento Pilesco
Un mega-appartamento a Pila, con 5 stanze e due bagni, oltre 7 posti letto... Con Phil, Andrea e Michel. E chi voleva più tornare a casa!
33) Eva Castro: che nome...
La spagnola, accompagnata dal padre (o da un marito molto vecchio) in sopralluogo sulla pista per un paio d'ore la mattina. Il pomeriggio successivo è la prima a schiantarsi, portata via in barella con un braccio fuori posto. Nessuno sa però cosa si sia fatta. Alla partenza sostengono sia una lussazione della spalla, a metà percorso una frattura del gomito, al traguardo i sanitari confermano i dubbi: "Ah, boh, si teneva il polso... non sappiamo bene cosa avesse, l'abbiamo portata via...". Si saranno presi paura leggendo il nome?
34) Vanessa Quin: la mammina
Vanessa, campionessa del mondo in carica, stacca il miglior tempo e viene a sedersi e a dissetarsi vicino a me al trono. Posa di rito con i suoi bimbi e i fotografi sono contenti. Anche mamma e figli lo sono, ma per motivi meno gossippari...
35) Cédric Gracia. Il tamarro numero 1
Pazzo, stiloso, francese, tamarro, fuori di testa, preciso, vivo, spettacolare, idolo. Infiamma la folla, le sa proprio tutte. In due parole: un grande.
36) Anneke Beerten, Anita Molcik, Steve Peat, Bruno Zanchi, Tracy Moseley e le decine di altri atleti con cui ho avuto a che fare
Sarebbe troppo lungo raccontare tutti i siparietti e tutte le avventure di questa settimana irripetibile. Non escludo up-dates...

martedì 23 agosto 2005

Beccato?

mercoledì 13 luglio 2005

Courchevel - 12/07/2005

Dalla Vallée alla Tarantaise

E anche quest'anno, con decisione maturata già dalle prime avvisaglie di una tappa savoiarda, "vicino" a casa, e poi confermata dalla presentazione della Grande Boucle a novembre, siamo stati sulle strade della corsa francese.
Questa volta, finalmente, per pedalarci, oltre a vedere (per pochi secondi) i mostri del vélo.
Mon ami Matteo prende il largo direttamente da Aosta in sella, di buon mattino.
Io parto in "ammiraglia" qualche ora dopo. Nella Valdigne, dove svetta maestoso il Monte Bianco, i ciclisti sono numerosissimi. Come nel più antico cliché del ciclista, un pedalatore si volta per guardare una pulzella alla fermata dell'autobus e, tagliando la propria corsia, ci manca poco che finisca sotto le mie ruote... A Pré-Saint-Didier la cosa di fa seria.
Vecchietti con "muntan baic" da supermercato affrontano il mitico (e facile) colle, una comitiva di tedeschi che gira l'Europa dei grandi colli non poteva farsi mancare il PSB.
L'ammiraglia fa sosta a La Thuile, per comprare la rosea (mai soldi furono più gettati alle ortiche: l'unica cosa per cui ci serviva, i dorsali dei corridori, non c'erano...) Poi, sorpassando una buona cinquantina di "colleghi" raggiungo anche Matteo, che si intrattiene, in un mix di italiano, tedesco, francese e inglese, con un gigante tedesco che va persino più forte di lui. Il Colle è ormai vicino, e dopo una "sosta tecnica", iniziamo la discesa verso Bourg-Saint-Maurice.
La discesa è una di quelle toste. Bisogna pedalare e rilanciare in continuazione per fare velocità e la regolarità dei tornanti, dopo La Rosière, è impressionante. Mai uno strappetto, mai un restringimento: solo il paesaggio attorno si fa meno eroico e l'alta montagna lascia spazio a boschi, pascoli e finalmente alla cittadina di Bourg. Nella quale il Tour farà uno "sprint bonification" per la maglia verde su un simpatico strappetto che attraversa il centro della città.
Matteo trova il treno giusto e, restando attaccato a fatica in pianura ma staccando i due colossi che lo accompagnano in salita, giunge a Moutiers senza danni apparenti.

L'incontro con Radja

Dovevamo vederci a Moutiers, ci siamo poi visti a Salins-les-Thermes... poco importa. Sta di fatto però che abbiamo vagato come anime in pena perché non sapevamo dove incontrarci... Radja e la sua amica Anna sono [CUT] e [CUT] purtroppo [CUT] mi ha detto [CUT] il numero di cellulare [CUT]*. Mi ha fatto piacere incontrarle.

La salita

Da Moutiers, la strada inizia leggerissimamente a salire. Dopo Salins-les-Thermes, inizia un falsopiano intervallato da due discese, poi la salita si fa più decisa. A La Perrière la salita si fa più decisa, sempre regolare e mai con pendenze degne di nota. Poco dopo, un gendarme a bracia incrociate ferma tutti i ciclisti che tentano di salire. Non ci resta che appiedarci, spingere, e camminando come meglio ci riesce, girare l'angolo e risalire in sella. Ma, dopo 200-250 metri un altro gendarme, e un altro ancora. Così, appena fuori dal paese, ci fermiamo con disappunto (io) e un po' di sollievo (Matteo, 20 chilometri di salita sotto il sole dopo averne già fatti 120 non sarebbero il massimo).
La carovana ci decapita più volte, lanciando oggetti ad altezza uomo.
Rischio di perdere un occhio, Matteo rischia di perdere altre zone del corpo più intime. Alla fine anche questo pericolo è scampato. Un po' di paccottiglia di aziende francesi sconosciute la porteremo a casa anche quest'anno...

I pro'

Auto "la course est à cinq minutes". Auto. Auto. Moto. Moto. Moto. Auto. Gendarmeria. Auto. Auto. Moto. Fotografi. Ammiraglie. Moto. Avanti così per una buona mezz'ora, alla faccia dei cinque minuti. Tutte queste moine della corsa che sta arrivando servono solo per impedire al pubblico di pisciare senza problemi, perché la corsa potrebbe arrivare da un momento all'altro...
Quando si avvicinano gli elicotteri capiamo che forse è davvero la volta buona. Tra una selva di moto e auto al seguito passano Pereiro e Jaschke, che quasi mi travolge. Poi Brochard, staccato e al gancio. Un simpatico elicottero a bassissima quota spazza la strada e tutte le cianfrusaglie della carovana. È un vero pericolo per i corridori... Bah...
Poi passano sgranati altri membri della fuga iniziale, poco dopo a doppia velocità i Discovery che tirano il gruppo.
Poi gli staccati, tra i primi si riconoscono Caucchioli, tra gli ultimi Frigo.
Mauro Facci sale con evidente fatica.

Gli scatto una foto, mi guarda, mi dice: "Ehy, quanto manca?"
Io: "20 chilometri"
Facci: (sonoro) "PORCA TROIA!!"
Poi Dekker, che anticipa di pochi secondi il gruppettò, aperto sulla strada e a cui del distacco non può fregar di meno.

Morale della favola


È andata anche quest'anno. Poteva decisamente andare meglio se fossimo riusciti ad incontrare le ragazze un po' prima e fare la salita finale in tranquillità, senza che nessuno ci fermasse. Dopotutto è stata una bella giornata. È il nostro 4° Tour consecutivo vinto, altro che Lance...

* la ragazza è molto riservata. Parlare di lei in rete è vietatissimo