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martedì 23 dicembre 2008
sabato 12 luglio 2008
Walter Fontana - Cani che abbaiano non mordono
Nel falso ottimismo che insegue la nostra vita, dobbiamo saper fare ridere. In una società in cui l'ironia è assente, il sorriso raro ma la risata grassa è da celare perché cafona, se non fai almeno sorridere gli amici il sabato sera non sei nessuno. Quando il talento manca, ci si arrangia come si può. Quando poi si è incattiviti dall'insuccesso dovuto alla mancanza di talento, l'arrangiarsi diventa continuo. Walter Fontana non ha di questi problemi, ma i suoi personaggi tristi sì: sono piombati nel mondo della comicità quando ormai tutto è comico e niente lo è. Non fanno ridere, ma non se ne preoccupano: la strada segue un percorso che dà le spalle alla celebrità, ma la speranza di sfondare c'è sempre, non si sa bene in quale ambito, basta differenziare le attività. Un libro piacevole, che fila via in fretta per facilità di scrittura e leggerezza, ma nulla più: vittima della sua stessa trama, che narra di risate strappate in un mondo in cui far ridere è un obbligo, è una storia che non fa ridere di comici che non fanno ridere. Qualche riferimento satirico, le solite tonnellate di equivoci; in qualche passaggio fa riflettere sulla risata, più che far ridere.Si può dire che Fontana è vittima di Carcarlo Pravettoni. Senza il bagliore di successo mainstream i suoi comici sarebbero meno tristi. Senza il bagliore di "Mai dire...", Fontana sarebbe una bella scoperta.
Walter Fontana
Visto che siete cani
Rizzoli 24/7, Milano, 2008
Euro 16,00
lunedì 30 giugno 2008
Farinet e Michaud - La Valle d'Aosta che vorremmo se solo se...
Questo libro è stato a lungo in bilico tra la normale recensione e la categoria "libri da non leggere".Lo stile di scrittura e l'idea pur interessante del dialogo e del rimbalzare gli argomenti in base alle competenze degli autori alla lunga sono risultati pesanti nella lettura. Gli argomenti, non particolarmente brillanti, sono pochi e esposti in maniera nemmeno così originale. Le schede, che dovrebbero fornire il parere competente di vari esperti nelle diverse materie, non sono così eccezionali, e alla fine del libro si rimane sospesi, come a metà. In attesa di qualcosa.
La Valle d'Aosta è descritta in maniera irreale, quasi catartica: l'utopia della Valle del futuro è tratteggiata in modo ancor più lieve di quella contemporanea, e le soluzioni ai numerosi problemi proposti non solo non sono fornite (e ci mancherebbe), ma non si propone null'altro che di affrontarli per giungere all'ideale "valle del benessere", dove tutti vivono bene, residenti e turisti. Tutti ricchi, felici, goduti. L'intento del libro però è proprio quello di dare il via ad un dibattito complessivo: stimolare una discussione che per troppo tempo decisori privati e pubblici, burocrati e faccendieri di corte hanno rinviato, volendo perdere di vista di propsito i problemi reali di sviluppo e crescita economica, più indaffarati a distribuire il distribuibile che a pensare al futuro, gridando all'emergenza per prendere le decisioni più scomode e rimandando quelle che sarebbero servite realmente.
Un libro elettorale? Di freno e cambiamento al modello attuale? Sinceramente ormai l'alternativa all'attuale sistema non esiste: la "valle del benessere" per chi ci governa esiste già, e tutte le volte che un modello alternativo viene proposto deve passare al vaglio delle priorità imposte dalla classe dirigente, inamovibile.
La Valle d'Aosta del futuro? Il sogno valdostano? Spiace dirlo, ma probabilmente non esisterà fino a che l'attuale sistema di autonomia resterà in piedi...
Andrea Farinet e Massimo Michaud
Il sogno valdostano - Dialogo sul futuro della Valle d'Aosta
Le Château, Aosta, 2008
Euro 12,00
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venerdì 30 maggio 2008
Robert Fisk - Del perché dalla storia non impariamo mai nulla
Robert Fisk dovrebbe essere uno di quei nomi che, invocato, evocasse reportage d'autore, esperienza sul Medio Oriente, memoria storica delle guerre che segnano quell'area dal dopoguerra ad oggi, autorevolezza e notorietà. E invece, in Italia è quasi sconosciuto. Giunti al confine nazionale, al di là è il vuoto: a parte qualche premio Pulitzer, al di qua filtra ben poco dei grandi giornalisti internazionali. E ci teniamo i D'Avanzo, i Giordano, i Facci come esempio. Bah!Escludete pure questa introduzione, aggiunge poco ai miei pensieri dopo questa lunghissima, faticosa ma interessante lettura. Cronache mediorientali è tutt'altro che un libro facile, un best seller. E' un libro di storia, di reportage giornalistico. Che, attraverso la narrazione del dietro le quinte dei tanti servizi che l'autore ha scritto e fotografato per il Times prima e per l'Independent poi, fornisce un quadro completo degli ultimi 60 anni di tensioni internazionali, dall'Algeria alla Palestina, dalla Bosnia al Pakistan: una vita a Beirut per lavoro, "il luogo che ormai chiamo casa", usando le parole dell'autore, intramezzata da numerosissimi viaggi in tutti i Paesi arabi e oltreoceano, nella tana dei nuovi imperatori, per cercare di capire. Capire, non limitarsi alla cronaca come fanno molti giornalisti "neocon" americani, che avallano ogni decisione del proprio governo se è a favore di Israele e contro il "terrorismo", a prescindere dall'approfondimento e dalla storia.
La storia, come ci insegnano a scuola, è recursiva. Torna sempre, più o meno simile. E la storia delle guerre è ancor più recursiva, quasi fotocopia tra l'una e l'altra: è proprio il motivo per cui ce la insegnano a scuola, "per non fare nuovamente gli stessi errori". Dal genocidio degli Armeni in avanti, passando per le guerre sostenute da noi occidentali per i nostri interessi in Medio Oriente, arrivando alle ultime "guerre al terrore" che ricalcano perfettamente eventi passati, anche nei minimi dettagli, non abbiamo imparato nulla: decisioni avventate, guerre lampo, sacrifici di innocenti come "danni collaterali" nel nome delle bombe intelligenti, utilizzo di armi non convenzionali per evitare che i "tiranni arabi" utilizzino le loro (inesistenti) contro di noi; disprezzo per le risoluzioni delle Nazioni Unite che non fanno comodo, invocazione di quelle che invece riteniamo giuste per attaccare Nazioni sovrane. La lista sarebbe lunghissima.
In oltre un migliaio di pagine, fitte fitte, Fisk racconta, senza mai rendersi noioso e ripetitivo, tutti gli sbagli, tutte le decisioni controproducenti, tutti gli errori ripetuti più volte in nome della tutela della civiltà e della democrazia. Chi meglio dell'autore stesso potrebbe sintetizzare meglio la sua opera:
"Per distruggere le armi di Saddam, per democratizzare, difendere e tenere insieme l'Iraq, i soldati statunitensi rimarranno bloccati lì per decenni. Eppure nell'Iraq liberato ci saranno sicuramente attacchi terroristici come nell'Afghanistan liberato. Perché un Islam militante che tiene in pugno decino di milioni di credenti non accetterà mai che si George Bush a decidere il destino del mondo islamico. [...] La specialità dei popoli islamici è l'espulsione di potenze imperiali tramite il terrorismo e la guerriglia. Hanno mandato via gli inglesi dalla Palestina e da Aden, i francesi dall'Algeria, i russi dall'Afghanistan, gli americani dalla Somalia e da Beirut, gli israeliani dal Libano... Abbiamo imboccato la strada dell'impero, ma oltre la prossima collina incontreremo quelli che ci hanno preceduti. L'unica lezione che apprendiamo dalla storia è che non sappiamo apprendere dalla storia".
Robert Fisk
Cronache mediorientali (The great wer for civilization: the conquest of the Middle East)
Il Saggiatore, Milano, 2006
Euro 35,00
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giovedì 17 aprile 2008
Maurizio Maggiani - Pettirossi coraggiosi
Un libro di libri, storie nella storia: protagonisti che scrivono, terapeuticamente, di altri personaggi che scrivono.Religioni diverse, etnie e ideali politici. Cristiani, cattolici, protestanti, musulmani, copti e maroniti; anarchici, comunisti e socialisti; italiani, africani, mediorientali, libanesi, armeni. Polvere, acqua, letame, cibo. Un racconto intrecciato di lotte personali, collettive, confessionali, popolari, che spazia dall'Italia Cinquecentesca all'Egitto contemporaneo, alla Palestina in guerra, al deserto come luogo da attraversare. A volte è difficile da capire e da seguire.
Maurizio Maggiani potrebbe scrivere di qualunque cosa. E in effetti lo fa spesso: riesce ad incollare il lettore alle pagine, ad incantarlo nonostante il racconto sia complesso, a volte incomprensibile, e veda come narratori i protagonisti stessi, siano questi sconosciuti, immaginari o contemporanei, dal sommo Ungaretti ad un Pascale qualunque. Ma come descrive lui una donna, una sensazione, una situazione mentale... sono in pochi a saperlo fare. In gran parte del libro si narra di un certo Saverio, colpito da un malessere strano, incomprensibile: e Maggiani lo racconta perfettamente, lasciandoci sempre lì a voler trovare un soluzione per il poverino malato, a voler guarire lui e poi a guarire con lui. A volte, basta la volontà.
Maurizio Maggiani
Il coraggio del pettirosso
Feltrinelli, Milano, 1995
Euro 7,50
Gutturale e stridula
L'uomo di Neanderthal aveva una voce gutturale e stridula: un mix tra Umberto Bossi e Rosa Russo Iervolino (nell'immagine a destra).
mercoledì 20 febbraio 2008
Curzio Maltese - I padroni delle città - Un libro anti-qualunquismo
I padroni delle città smonta i luoghi comuni più cari alla "politica da bar" e all'antipolitica. Non «E' tutto un magna magna» e «Destra e sinistra, uguali sono» soltanto a Roma, nelle stanze del potere. In provincia il colore politico conta come un nano su un parquet della pallavolo: è folklore, ma poco altro.Curzio Maltese, komunistaccio di Repubblica, percorre un viaggio da sud a nord tra i principali capoluoghi italiani, raccontando dove sta il potere in ognuno di essi. Potere che spesso non sono politica e religione, come ci fanno credere sempre i politici e i religiosi stessi, ma è un puzzle di economia, finanza, società e cultura.
Maltese, nell'introduzione, premette di aver ricevuto le inevitabili tonnellate di critiche per ogni sua tappa, da gente che voleva dire la sua, da amministratori che lamentano l'assenza di riferimenti "al bel mare" o la cattiva mano del cronista calcata proprio sulla criminalità sopita o sul malaffare divenuto ormai abitudine. Anche la stampa, soprattutto quella locale, nelle varie tappe si è scagliata contro "lo straniero in patria" che "viene qui, sta due giorni in un albergo di lusso e pretende di capire meccanismi decennali e consolidati".
Ma il quadro che ne esce, è verosimile e realistico. L'ho toccato con mano, leggendo con cura particolare i capitoli dedicati ad Aosta e Milano, città che ho vissuto, e a Torino, Genova, Firenze, città che ho conosciuto (per le altre, fare il turista disinteressato un paio di volte non basta per poter dire che si conosce una città).
Leggendo, sembra di viaggiare. Ogni città è ben caratterizzata, non manca mai un riferimento emotivo (odori, sapori, colori) e un inquadramento generale, ma si arriva rapidamente al nocciolo delle questioni: i problemi sono inquadrati rapidamente, ma con profondità. A portarli all'occhio del cronista sono la politica (maggioranza o opposizione, comune o provincia poco importa), l'imprenditoria, la solidarietà, la classe operaia o quella borghese-colta. Ne emerge un quadro in cui spicca la capacità della società italiana, composita e frammentata, di aver dato il meglio di sé in mille maniere diverse, e di aver dato il peggio di sé sempre nella stessa maniera: la sete di soldi, la corruzione, l'etica dimenticata.
Curzio Maltese
I padroni delle città
Feltrinelli, Milano, 2007
Euro 14,00
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domenica 17 febbraio 2008
Roberto Saviano - Gomorra - Economia della questione meridionale
Scrivo di un libro che ho finito di leggere da un po', ma del quale ho sempre rinviato la mia consueta breve recensione. Ho un altro paio di libri che ho saltato, rimedierò nei prossimi giorni.Poche opere possono vantare l'apertura di un filone, di esser state precursori e lungimiranti. Dopo che per mesi la critica si è affannata a inquadrare il romanzo-saggio-inchiesta, interrogandosi senza trovare una definizione per classificarlo, Gomorra ha proseguito per la sua strada: vendendo e facendosi leggere. Gli scritti sull'argomento si sono moltiplicati, sulla scia della prima volta. La prima volta in cui le parole giuste sono arrivate al grande pubblico, il via alle danze: nuove bocche, nuove lingue che si animano d'improvviso dopo aver rotto il tabù, la verginità nel raccontare la camorra.
Camorristi manager d'assalto, ma con il basso profilo del borghese riservato e l'etica del vecchio west: stellette contro pistole, ma con moderazione per non farsi sentire troppo. Camorristi descritti in modo diretto, con uno stile neutro e "basso" che lascia ampio risalto al contenuto, ai fatti che vogliono essere raccontati, che devono poter arrivare a tutti.
Gomorra non è un romanzo, non è un saggio: è un manuale di economia. Un compendio di economia reale, di azienda e ambiente competitivo, calato nella realtà particolare del meridione italiano. Un punto di partenza per modificare l'approccio con il made in Italy, con la questione meridionale, con la malavita organizzata, con la politica e la casta (concorrenti in classifica per mesi, Saviano e Stella parlano di due facce della stessa medaglia).
Perché leggerlo? Per capire. Perchè chi ha scritto, voleva così: sapeva bene, meglio di tanti autori di saggi pallosi e inchieste forbite, che non bastava scrivere.
Il lettore fa la differenza, non l'autore. E Saviano questa idea l'ha ben chiara in mente.
Roberto Saviano
Gomorra - Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra
Mondadori, Milano, 2006
Euro 15,50
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martedì 29 gennaio 2008
Libri da non leggere #02 - Lavorazioni ammissibili
Riprende la rubrica "Libri da non leggere". Dopo i molti consigli letterari del passato, un volume che mi ha lasciato basito.Volendo leggere un testo con un fondamento storico più autorevole, consiglio "Le cronache di Narnia" di Clive S. Lewis, o "Harry Potter" di Joanne K. Rowling. Volendo un libro con maggiore autorevolezza scientifica, "La storia infinita" di Michael Ende, o "Una storia italiana" di Silvio Berlusconi. Volendo un testo di legge più facilmente interpretabile, la "legge Cirami" sul legittimo sospetto o l'articolo 59 della Costituzione, che regolamenta il numero dei Senatori a vita.
Al di là della satira di bassa lega qui sopra, non ho la competenza in materia per mettermi a discutere di cosa sia "tradizione" o cosa non lo sia: ma osservando la legge, si capisce che non hanno le idee chiare nemmeno in assessorato. L'artigianato valdostano è in una fase cruciale del proprio sviluppo: la fiera di Sant'Orso invade ormai tutta Aosta, l'atelier des métiers occupa l'intera piazza Chanoux senza che vi siano possibilità di ampliarlo. Gli appuntamenti sparsi sul territorio regionale tutto l'anno sono molti, e spesso lasciano a desiderare proprio nell'aspetto qualitativo. Quindi bisogna scremare, trovare dei criteri qualitativi e quantitativi per non fermare la crescita del settore, ma per fargli fare un salto di qualità.
In generale, le migliori soluzioni sono quelle che valorizzano, non quelle che stroncano: posso vendere una camicia che vale 50 euro a 100, ma non lo farò dicendo che "da settembre a dicembre aumento il prezzo del 100%", dirò che da gennaio in poi "ci sono i saldi, del 50%". Se anziché spaccarsi la testa (e spaccare i maroni) alla gente decidendo cosa è "tradizione" e cosa non lo è, si fosse deciso di "premiare" chi segue la tradizione, attribuendo un marchio di qualità alle produzioni più autorevoli, e "premiare" chi fa arte, anziché declassare ed emarginare, tutto sarebbe suonato bene, come succede sempre.
E poi, diciamocelo, cos'è la tradizione? E' tradizione la scultura, che fino a 60-70 anni fa non esisteva in fiera? Non è tradizione la colorazione del legno solo perché fino a 25 anni fa nessuno lo faceva, al di fuori delle chiese? Una abitudine diventa tradizione quando è meritevole di esserlo: la festa della comunità calabrese di Aosta è tutt'altro che una tradizione storica, ma è comunque meritevole di tutela, e i politici vi si impegnano in prima persona (per tornaconto o per buon cuore, la scelta è lasciata ai lettori).
Tornando al colore, in Thoux, nei Crestani, in Berlier, in Pinet è arrivato a livelli di eccellenza assoluta, e l'assessore La Torre riesce a dire che «spesso il colore è utilizzato per mascherare carenze nella tecnica». Ok, non è tradizione, ma non diciamo puttanate per dare aria alla bocca, Leo. Dal lato opposto, invece, le bellissime foglie di Bettoni, non colorate, sono tradizione, e se sì, da quanto tempo e perché? I monoliti di Gadin, sono tradizione solo perché non colorati? Colore e innovazione non sono cineserie, non sono vittime della globalizzazione: sono arte, forse forse.
Sembra di sentire quei critici che storcevano il naso di fronte a Warhol o a Roy Lichtenstein dicendo che non era arte, non era tradizione, era poco più che un divertissement. Li colpivano reimpiendosi la bocca con la storia, con le limitazioni, per poi finire nel dimenticatoio come tutti i burocrati e i membri della dottrina: alla faccia della tradizione.
La cosa più preoccupante è che "questo elaborato è l'ultimo tassello di 10 anni di lavoro", come recita l'opuscolo: andiamo bene...
Buona fiera a tutti!
Leonardo La Torre, a cura di
Lavorazioni ammissibili - Tutela e valorizzazione dell'artigianato valdostano di tradizione
Tipoaosta di Chenal, Aosta, 2007
Euro 0 (come le automobili: da rottamare)
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martedì 8 gennaio 2008
Trattatello senza pretese sui media moderni
Pierpaolo, un anziano rocker valdostano che si sta finalmente laureando, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul "rapporto tra i media tradizionali, il web e i blog". Ora, lui starà già pensando da giorni «'sto stronzo di manomano parla parla, ma si è dimenticato di quagliare».E io sto pensando da giorni «non sono assolutamente in grado di scrivere su di un argomento così complesso, data la mia esperienza limitata e piuttosto strana».
Venendo al punto, ciò che avrei scritto, se lo avessi fatto, sarebbe suonato più o meno così:
Il web 2.0 non esiste. Il suo peso è meno di zero: una cosa sconosciuta non esiste, così come l'America prima di Colombo. Al fianco di una fetta di società aperta alla tecnologia e al disordine del web, che ne apprezza l'immediatezza e la pluralità di versioni e vedute, resiste una maggioranza legata alle fonti di informazione tradizionali, alla firma, all'autorevolezza. Spesso, legata semplicemente alla facciata. Forse questa maggioranza sarà costretta, in breve tempo, ad adattarsi o a cedere il passo: la realtà immediata è però differente.I media tradizionali - tra cui ovviamente: quotidiani e periodici stampati, televisioni e radio - sono soggetti a vincoli fisici asfissianti, che sono però la loro forza. La tv, così come la radio, ha come vincolo il tempo, l'orologio. La limitatezza temporale è però fonte di sintesi, rapidità, immediatezza, semplicità: certo, si porterà dietro refusi e inefficienza, ma la sua efficacia li renderà secondari. Venendo alla stampa: pagine, colonne, righe, battute. Una selva di limitazioni fisiche, che si portano dietro folli corse per riempire i giornali in tempo utile per la chiusura, l'impaginazione, la scelta gerarchica delle notizie, i tagli per accorciare pezzi troppo lunghi o sbrodolati: un processo immutabile, serioso e sinonimo di autorevolezza.
Il web, in questo, riesce ad sommare tutti i vantaggi e allo stesso modo tutti gli svantaggi della carta, della tv e della radio. Non ha limiti di tempo e di spazio, ma deve suscitare interesse perché il prodotto raggiunga il proprio target: ottenere un clic è banale, ma non è facile. Internet non ha limiti di spazio, né in lunghezza né in brevità, e deve per questo fornire i contenuti giusti, senza allungare troppo il brodo, perdendo attenzione nella lettura; senza concentrarlo, perdendo approfondimento.
Il web può permettersi di non spiegare, grazie al link.
Le notizie sono spesso date in ordine cronologico, nei portali tematici o in quelli locali, o presentati in "prime pagine", principalmente dai siti dei quotidiani cartacei stessi. Il web è immediato, ma non ha l'assillo del tempo: il vantaggio di essere in continuo movimento e veloce, non corrisponde però ad altrettanti punti deboli. Una notizia "bucata" può essere inserita successivamente, e magari approfondita: su di un quotidiano, un giorno in più è tardi.
Vengo rapidamente ai blog: strumenti? Fonti? Svago? Approfondimento?
Difficile dirlo, sono tutto questo messo assieme. Il disordine del web li frena, ma è il loro motivo di vita: posso scrivere per anni senza essere conosciuto da nessuno, ma sono libero di farlo; posso raggiungere il "successo" per caso. La democrazia li ispira, tutti possono dire e fare ciò che vogliono (o quasi), ma allo stesso tempo la diffusione li fa diventare un mucchio di informazioni disorganizzate, un complesso assordante di notizie che pochi leggeranno.
E un link non è importante, come nella stampa su web, ma è vitale.
I blog, soprattutto nel già citato "web 2.0", sono l'ennesima fonte di informazione tra cui destreggiarsi, e per di più hobbistica e raramente lavorativa: la leggenda narra di manager intenti a svuotare la casella da email indesiderate per quasi metà del proprio tempo lavorativo; oggi siamo arrivati alla frenetica ricerca di fonti informative valide all'interno dell'enorme numero di siti e situncoli, blog e portali. Sommersi da informazioni.
E quindi il blog non è fonte di informazione, proprio perché non ha autorevolezza immediata: deve conquistarsela, con un link tra i "preferiti" o un posto in un aggregatore di feed. Deve sottostare alle regole non scritte del giornalismo e dei mass media.
C'è da aggiungere soltanto una cosa: spesso i blog non sono informativi, ma momenti di approfondimento. E, anche in questo caso, scimmiottano tv e stampa: fonti di liti tra opposte fazioni (politiche, sportive, religiose), si riducono ad essere luoghi di ritrovo tra "uguali": i lettori che si riconoscono in un tipo di blog, leggono, commentano e linkano solo quel tipo di blog. L'apertura culturale di cui sono portatori è vanificata. E i blog rimangono democrazia, cultura, curiosità, comicità, approfondimento: ma raramente informazione.
Quando ci si accorgerà appieno delle potenzialità del web, e dei blog, magari attraverso la creazione di portali tematici o geografici più efficienti di quelli attuali, sarà come la scoperta dell'America. Arriverà il Colombo di turno e la troverà bella.
Nonostante non fosse ciò a cui era abituato, la vecchia Europa della carta e dell'antenna, o quello a cui mirava, l'Oriente esotico e magico.
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Psico
giovedì 13 dicembre 2007
Cacca dentro e fuori
Un sunto sulla vicenda Luttazzi-Ferrara-La7 lo ha fatto mio padre, pur non avendola seguita per nulla: «Ferrara ha il letame nella testa».Nell'immagine - non lasciatevi ingannare - del cioccolato.
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TiVì
domenica 9 dicembre 2007
Vips dei grandi vs. Vips dei piccoli
8 dicembre, ore 19.00, Aosta, piazza Chanoux, detta anche "quella principale".Inaugurazione della pista di pattinaggio su ghiaccio, con Roberto Ciufoli, detto anche "il pelato della Premiata Ditta" e Cristina Chiabotto, detta anche "plin plin", accompagnati da uno stuolo di vippini e pattinatori più o meno noti, da Beautiful e "Sbattendo le chiappe sul ghiaccio con le stelle" o come si chiamava, supportati dagli immancabili politici locali.
Luci colorate, fotografi assiepati, acrobati appesi ad un cavo che scende da una enorme gru, un'ex miss Italia la cui bellezza riesce a passare attraverso i sette strati di abiti in cui è infagottata ed un quasi comico, tutti contemporaneamente ad Aosta: un evento, un delirio. Piazza piena, i bambini sono tanti.
Io son lì a far foto e a sentire che aria tira: fa freddo.
Un bambino con un orrendo berrettino, di quelli con i capelli finti arancioni che sbucano dalla cima, mi si avvicina.
Bimbo: «Ciao»
mm: «Ciao!»
Bimbo: «Senti...»
mm: «Dimmi»
Bimbo: «Tu sai chi è che guida la gru?»
Nell'immagine ©manomano, Cristina Chiabotto ad Aosta
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Storie di vita vissuta
sabato 8 dicembre 2007
Luttazzi torna in tv più moscio che mai... e lo cacciano dopo 5 puntate
Riporto soltanto un pensiero, di tale "alesferri" su TvBlog, che condivido in pieno: «Non mi pare sia stato colto il punto nodale della satira di Luttazzi: gli abusi dei soldati americani sui prigionieri iracheni, quegli abusi commessi nel contesto di una guerra abusiva e pretestuosa, avallata anche da Berlusconi e in maniera ossessiva e pervicace difesa da Ferrara. Come consolarsi pensando a delle persone che nella realtà, all’interno di un intervento bellico nato sulle menzogne e perpetrato a fini di parte, hanno persino subito umiliazioni di defecazione e urinazione coatta sui loro corpi? Pensando ad una scena surreale dove il protagonista passivo di tale violenza diventi il giornalista che più ha difeso quella guerra, e i suoi aggressori diventino quegli stessi personaggi politici che quella guerra hanno voluto con il suo convinto plauso. E' chiaramente una paradosso che usa tinte forti, ma quelle stesse tinte forti di una verità fatta di accadimenti realmente svoltisi, spesso insabbiata o facilmente dimenticata, la quale egli invece vuole riportare sotto luce critica. La battuta può essere giudicata da alcuni stilisticamente volgare (a mio avviso non lo è in quanto non è la scena che egli evoca non è volgare gratuitamente, in quanto non è fine a se stessa), ma è comunque lapalissiano che non sia offensiva verso Ferrara, in quanto genialmente ideata come feroce critica verso le sue idee, non verso la sua persona. In questa vicenda della cancellazione di Luttazzi la battuta su Ferrara mi sembra evidentemente un pretesto, anche per la modalità tempistica con cui è avvenuta. La puntata era stata registrata, ma è cmq andata in onda (due volte, ndr). Questa decisione è arrivata dopo molto tempo rispetto alla trasmissione della puntata sulla guerra, guarda caso alla vigilia di una nuova puntata dedicata all'enciclica del Papa, probabilmente questo sì un tema scottante passabile persino di censura preventiva. Vergognoso anche la censura del Tg La7, grave alla stessa stregua di questa ennesima cancellazione del pensiero libero e di una satira intellettualmente raffinata, anche, ma non solo, in virtù di volgarità mai utlizzata in maniera scontata o deconstetualizzata».Non si spiega invece La7: "la libertà assoluta comporta un grande senso di responsabilità". Se io sono libero di fare ciò che voglio, non ho responsabilità. Altrimenti, decidetelo prima...
Tra le persone che evidentemente hanno un concetto di "libertà assoluta" limitato, è comunque pregevole la posizione di Aldo Grasso, depurandola dai presunti insulti a Ferrara.
Aggiornamento 10 dicembre: Ferrara scrive alla Repubblica riconoscendo la battuta (forte e di cattivo gusto) di Luttazzi come satira, e invitando Luttazzi a "Otto e mezzo".
Nell'immagine, Giuliano Ferrara che si butta in una vasca da bagno adatta alle sue dimensioni, in attesa di un trattamento "alla Abu Ghraib".
lunedì 26 novembre 2007
Downhill, freeride, four-cross e compagnia danzante
Visto che da queste parti non si scrive abbastanza, abbiamo aperto anche questo.Nell'immagine, il mostro Sam Hill (campione del mondo e vincitore della coppa del mondo di mtb downhill) a Maribor, fine stagione. Foto rubata a Transcend Magazine.
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Beppe Severgnini - Come disimparare l'italiano
Il metodo migliore per farsi passare la voglia di scrivere è leggere "L'italiano - Lezioni semiserie" di Beppe Severgnini tutto d'un fiato. Va preso con calma (abbondante), senza troppi pregiudizi (q.b., come nelle ricette) e senza timori (paura di cosa?): farsi prendere dal ritmo della scrittura, come in un romanzo, porta a matematica depressione.Ogni capitolo fornisce un consiglio che ovviamente disattendiamo; in ogni paragrafo c'è un suggerimento che non seguiremmo nemmeno sotto tortura; e soprattutto, se due espressioni si equivalgono, ma una delle due è preferibile, noi poveri tapini scegliamo d'istinto quella sintatticamente meno corretta. Quella che crea equivoci, quella che la Crusca consiglia.
Un libro consigliato a chi scrive male, sconsigliato a chi scrive bene: o, meglio, consigliato a tutti, ma con posologia diversa.
Su una cosa non sono d'accordo con Beppone: spesso l'omissione di "io penso", "personalmente", "la mia opinione è", da lui consigliata nel libro, ha creato conflitti insanabili con lettori e scrittori on-line. Bisogna capire, in questi casi, che si passa per pedanti sputasentenze agli occhi di lettori frettolosi e di criticatori prevenuti. Consiglio a Severgnini: dopo il corso di scrittura, scriva un corso di lettura.
Beppe Severgnini
L'italiano - Lezioni semiserie
Rizzoli, Milano, 2007
Euro 17,50
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Rece
venerdì 23 novembre 2007
domenica 4 novembre 2007
Luttazzi torna in tv più moscio che mai...
Ah Lutta', c'hai fatto aspettare tutto sto tempo e ci fornisci sto repertorio di battute già sentite, confezionate in uno stile fancazzista, in uno studio vuoto, con applausi finti e il montaggio degno di una tv locale? Puoi far di meglio...
Mi sembra che tu ti sia focalizzato troppo sul passato, volendo fare un riassunto delle puntate precedenti che però, ai 700mila ascoltatori della serata, sarà stato in gran parte già noto. Gli spunti nuovi sono interessanti, ma la confezione è da ritoccare. Su, Lutta', ce la puoi fare.
Da salvare, a prescindere: l'inizio. Non c'è niente di meglio di una pernacchia per rispondere a Silvio Berlusconi da Sofia.
PS: come sempre, TVblog piscia più lungo di tutti e fa l'analisi perfetta del programma.
Mi sembra che tu ti sia focalizzato troppo sul passato, volendo fare un riassunto delle puntate precedenti che però, ai 700mila ascoltatori della serata, sarà stato in gran parte già noto. Gli spunti nuovi sono interessanti, ma la confezione è da ritoccare. Su, Lutta', ce la puoi fare.
Da salvare, a prescindere: l'inizio. Non c'è niente di meglio di una pernacchia per rispondere a Silvio Berlusconi da Sofia.
PS: come sempre, TVblog piscia più lungo di tutti e fa l'analisi perfetta del programma.
sabato 3 novembre 2007
mercoledì 31 ottobre 2007
Cacca-day -3
Oggi Luttazzi è sulla "Stampa", con un pezzo in cui si afferma che "non è mai tornato in televisione, nonostante le numerose offerte ricevute in questi anni". Bah!Potete leggerlo sull'edizione cartacea o a questo link.
E' anche sulla "Repubblica", che dice le stesse cose e anche che "non è mai tornato in tv, nonostante parecchie offerte", a questo link.
L'unica a non dire stronzate, è Debora di TVblog a questo link. Putenza del webb.
PS delle ore 18.50: noto ora che anche il Corriere si è accodato, e ha scritto le solite cose a questo link.
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