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martedì 16 dicembre 2008

Allo scatafascio

Formigoni critica i tagli di Trenitalia ai convogli dei pendolari. L'ad Moretti fa l'indiano (vedi foto in alto).

Sciolti 2000 milioni di tonnellate di ghiaccio: smettete di bere tutti quei drink.

Politica. La Parietti si candiderà per le primarie del PD: «Veltroni me lo ha sconsigliato, quindi è sicuramente la scelta giusta».

"Europa", il quotidiano dell'ex Margherita, detta la linea: «Veltroni, molla Di Pietro: potremmo riuscire a prendere addirittura qualche voto in meno».

Economia. Ennesimo crollo delle Borse, all'annuncio di Elisabetta Gregoraci di voler dare un erede o due a Briatore.

Gossip. Borriello: «Amo Belen». Tutti gli altri: «Anche noi».

lunedì 15 dicembre 2008

Ode alla scarpa

Quando tirarono il treppiede a Silvio, lui convertì l'aggressore dal komunismo alla libertà. Georgino pare si accontenterà di convertirlo dalla democrazia alla galera.

200 avvocati pronti a difendere Montasser al Zaidi, l'aggressore: «Ho dovuto impegnare Ghedini e Pecorella in qualche altra legge ad personam, volevano andare anche loro a Bagdad», dichiara il premier.

«Al Zaidi farebbe più anni che per un falso in bilancio: altro che democrazia in Iraq, è giustizialismo», sbotta Ghedini.

Pare che le scarpe fossero delle Tod's.

«This is a farewell kiss, dog!». «Questo è il bacio di addio, cane!». Povero incosciente, al Zaidi: pensava mica di avere dei piedi così puzzolenti...

Da domani, a Palazzo Chigi conferenze stampa a piedi scalzi.

Intanto, in Abruzzo, è svanito l'effetto Ohio per il PD.

Spettacoli: Noel Gallagher ha una Jaguar, ma la usa solo fino al cancello di casa. Ha il terrore degli etilometri.

Notizie di servizio: Tranquilli, sono tornato a sparar minchiate qui perché c'è il Facebook Blackout. Poche ore e sparirò di nuovo tra i miei mille mila amici (che non mi salutano manco per strada).

domenica 5 ottobre 2008

Raffreddore vs. globalizzazione

Ho preso il primo raffreddore di stagione. L'anno scorso l'avevo scampata a lungo, fino al vero freddo. Quest'anno sono vittima della globalizzazione.
Il gas (probabilmente russo) non arriva a scaldare casa mia, perché chi ha installato la nuova caldaia (probabilmente tedesca) ha fatto male i conti (probabilmente con una calcolatrice giapponese Made in China) e i lavori (fatti probabilmente da lavoratori immigrati romeni) non sono ancora conclusi. Anche la mia lotta al freddo con maglioni di lana merinos (probabilmente Made in China) e coperte copriletti piumini nel letto (probabilmente provenienti di Paesi il cui PIL dipende all'80% da produttori di coperte).
La mia unica cura, fino ad ora, è stata il vecchio burro e miele: il primo sa di mucca, e lo ha portato a mia zia direttamente la vicina allevatrice; il secondo lo fa mio zio, o meglio le sue api.

Vediamo chi vince.

mercoledì 27 agosto 2008

Risposte

«Viviamo con i cinghiali davanti al cancello», titola oggi La Stampa, segnalando la disperazione di numerosi agricoltori per i raccolti distrutti dai simpatici ungulati.
Giunge la risposta degli animalisti: «Basta che, quando suonano, non aprite»

lunedì 30 giugno 2008

Farinet e Michaud - La Valle d'Aosta che vorremmo se solo se...

Questo libro è stato a lungo in bilico tra la normale recensione e la categoria "libri da non leggere".
Lo stile di scrittura e l'idea pur interessante del dialogo e del rimbalzare gli argomenti in base alle competenze degli autori alla lunga sono risultati pesanti nella lettura. Gli argomenti, non particolarmente brillanti, sono pochi e esposti in maniera nemmeno così originale. Le schede, che dovrebbero fornire il parere competente di vari esperti nelle diverse materie, non sono così eccezionali, e alla fine del libro si rimane sospesi, come a metà. In attesa di qualcosa.
La Valle d'Aosta è descritta in maniera irreale, quasi catartica: l'utopia della Valle del futuro è tratteggiata in modo ancor più lieve di quella contemporanea, e le soluzioni ai numerosi problemi proposti non solo non sono fornite (e ci mancherebbe), ma non si propone null'altro che di affrontarli per giungere all'ideale "valle del benessere", dove tutti vivono bene, residenti e turisti. Tutti ricchi, felici, goduti. L'intento del libro però è proprio quello di dare il via ad un dibattito complessivo: stimolare una discussione che per troppo tempo decisori privati e pubblici, burocrati e faccendieri di corte hanno rinviato, volendo perdere di vista di propsito i problemi reali di sviluppo e crescita economica, più indaffarati a distribuire il distribuibile che a pensare al futuro, gridando all'emergenza per prendere le decisioni più scomode e rimandando quelle che sarebbero servite realmente.
Un libro elettorale? Di freno e cambiamento al modello attuale? Sinceramente ormai l'alternativa all'attuale sistema non esiste: la "valle del benessere" per chi ci governa esiste già, e tutte le volte che un modello alternativo viene proposto deve passare al vaglio delle priorità imposte dalla classe dirigente, inamovibile.
La Valle d'Aosta del futuro? Il sogno valdostano? Spiace dirlo, ma probabilmente non esisterà fino a che l'attuale sistema di autonomia resterà in piedi...

Andrea Farinet e Massimo Michaud
Il sogno valdostano - Dialogo sul futuro della Valle d'Aosta
Le Château, Aosta, 2008
Euro 12,00

lunedì 9 giugno 2008

Eppure sembravano la cosa più sana dell'ambaradan

McDonald's ha tolto i pomodori dai panini. Eppure sembravano la cosa più sana dell'ambaradan, pur se mimetizzati e quasi resi inutili in mezzo a strati su strati di pane spugna, carne di cane e salse varie che, se uno stesse a casa, non mangerebbe tutte manco in un anno intero di patatine e fritti misti e di grigliate.
La cosa più triste è che, approfondendo, si viene a sapere che il problema non è McDonald's (e già lì, sembra impossibile), ma sono i pomodori: quelli di grosse dimensioni, in America, porterebbero con sé la salmonella, o almeno c'è questo rischio. Non quelli piccoli, ciliegini o vesuviani (per una volta, niente diossina), ma quelli grossi e succosi, mangiati crudi. Quei bei pomodori che, magari in Montana mangiano tranquilli, senza conoscere nemmeno il Mac, e che in realtà il Mac, regno del male e delle calorie, si cautela di togliere, di far stare fermi un turno.

Un blogger capace di parallelismi politici, filosofici e culturali, su questa faccenda, scriverebbe un sacco di cose intelligenti. Parlando di integrazione razziale, di rifiuti napoletani, di Alitalia o di intercettazioni.
Io no, io uso l'intelligenza per cose vere.

Nell'immagine, l'inventore del Big Mac, con tanto di Big Mac celebrativo gigante

lunedì 7 aprile 2008

Target diversi

Stasera, durante il film di Bud Spencer e Terence Hill, è passata la pubblicità della Marcuzzi che fa pubblicità di un preparato a forma di yogurt per andare meglio di corpo.
Con tutti quei fagioli, non ce n'era bisogno.
Credo.

giovedì 13 marzo 2008

Inefficienza postale, materiale pubblicitario, rispetto dell'ambiente e bilanci di fine legislatura

Un anonimo mi aveva chiesto, in un commento, un post sul "Bilancio della XII legislatura", che l'amministrazione regionale ha inviato a tutte le famiglie valdostane in occasione della chiusura del quinquennio (e in vista delle elezioni, puntini di sospensione...). Lo avrei fatto volentieri, come già avevo fatto con il "bilancio sociale" del comune di Aosta, nel 2005.
Ma non ho ricevuto nulla: a casa mia, nessuno ha visto niente. Luca Mercanti, sulla Gazzetta Matin di lunedì, sottolineava proprio, oltre all'eterno dubbio "è propaganda o informazione" che chiunque si pone di fronte a questo materiale promozionale, l'inopportunità di inviare con soldi pubblici uno strumento che, alla fine, non raggiunge le famiglie. «Qualche famiglia se l'è trovata nella buca delle lettere, altre in pile sopra la cassetta condominiale, altre ancora non l'avranno neanche ricevuta».
Così mi è venuto il dubbio cruciale: non sarà mica nella cassetta della pubblicità, dove nessuno guarda mai e che è sempre piena di spazzatura? Esatto, era lì.
Anzi, erano lì: su dodici famiglie, nel mio condominio non lo aveva ancora preso nessuno: insieme ad Ecolo, ad alcune buste CVA e BIM sul risparmio energetico e sul riciclaggio dei rifiuti. Spazzatura?


Inizio dalla copertina: bilancio sintetico della XII legislatura. Legislatura travagliata, forse la peggiore dopo quella della "crisi del fil di ferro" - casualità vuole che anche in quell'occasione il presidente si chiamasse Caveri. Legislatura che ha visto due esecutivi, molti avvicendamenti in giunta: l'esecutivo attuale, che è autore dell'opuscolo, avrà riconosciuto l'operato della giunta precedente, che è ora opposizione, avrà fatto un minestrone di tutto o si sarà preso anche i meriti della giunta precedente?
Al termine della lettura, il dubbio non è chiarito. Di politica non si parla, non si parla di scelte, si parla di risultati e soltanto di quelli positivi. Non si toccano temi importanti, come l'industria, l'agricoltura (se io fossi un allevatore, sarei piuttosto deluso), non si parla se non marginalmente di turismo.

La seconda riflessione viene dal nome: "bilancio". In un bilancio, anche in un bilancio sociale, ci devono essere i numeri. Molti enti pubblici ormai pubblicano un bilancio sociale, ma è un documento essenzialmente contabile, anche se breve e alla portata di tutti, in cui vengono presentati tutti i dati sensibili, e ovviamente analizzati "pro domo sua" (scusate l'anglismo), sottolineando le positività e glissando sulle politiche che non hanno dato frutti, sulla congiuntura negativa, sugli errori, sul futuro.
Nel documento della giunta valdostana, i numeri non ci sono. E anzi, la sintesi è così spinta che crea confusione: perché inserire l'Autonomia e la festa della Valle d'Aosta nel capitolo dedicato ai servizi e al welfare? Perché, in un'ottica di chiarezza e semplicità, si parla di "accerchiamento" del Casino' de la Vallée, di informatizzazione della pubblica amministrazione (quando sono ancora pochi i valdostani internettiani), di governance, di sussidiarietà verticale e orizzontale? Sono linguaggi con cui la gente comune non familiarizza. Ci avviciniamo alle famiglie con uno strumento che non gli arriverà (causa Poste - il maledetto Stato inefficiente - o meglio della scelta di inviare il materiale senza indirizzo) e il cui obiettivo è la sintesi, anche a costo di essere incomprensibili. Ah, e mi raccomando, nemmeno un numero, la gente potrebbe insospettirsi. Soprattutto l'agricoltore che si fa il mazzo quadro tutti i giorni e il cui settore è completamente dimenticato.

Conclusione (che suona quasi come un bigliettino cinese nell'involtino primavera): sfido qualsiasi altra parte politica a fare un bilancio sociale migliore, se ci riesce.

domenica 17 febbraio 2008

Roberto Saviano - Gomorra - Economia della questione meridionale

Scrivo di un libro che ho finito di leggere da un po', ma del quale ho sempre rinviato la mia consueta breve recensione. Ho un altro paio di libri che ho saltato, rimedierò nei prossimi giorni.

Poche opere possono vantare l'apertura di un filone, di esser state precursori e lungimiranti. Dopo che per mesi la critica si è affannata a inquadrare il romanzo-saggio-inchiesta, interrogandosi senza trovare una definizione per classificarlo, Gomorra ha proseguito per la sua strada: vendendo e facendosi leggere. Gli scritti sull'argomento si sono moltiplicati, sulla scia della prima volta. La prima volta in cui le parole giuste sono arrivate al grande pubblico, il via alle danze: nuove bocche, nuove lingue che si animano d'improvviso dopo aver rotto il tabù, la verginità nel raccontare la camorra.
Camorristi manager d'assalto, ma con il basso profilo del borghese riservato e l'etica del vecchio west: stellette contro pistole, ma con moderazione per non farsi sentire troppo. Camorristi descritti in modo diretto, con uno stile neutro e "basso" che lascia ampio risalto al contenuto, ai fatti che vogliono essere raccontati, che devono poter arrivare a tutti.
Gomorra non è un romanzo, non è un saggio: è un manuale di economia. Un compendio di economia reale, di azienda e ambiente competitivo, calato nella realtà particolare del meridione italiano. Un punto di partenza per modificare l'approccio con il made in Italy, con la questione meridionale, con la malavita organizzata, con la politica e la casta (concorrenti in classifica per mesi, Saviano e Stella parlano di due facce della stessa medaglia).
Perché leggerlo? Per capire. Perchè chi ha scritto, voleva così: sapeva bene, meglio di tanti autori di saggi pallosi e inchieste forbite, che non bastava scrivere.
Il lettore fa la differenza, non l'autore. E Saviano questa idea l'ha ben chiara in mente.

Roberto Saviano
Gomorra - Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra
Mondadori, Milano, 2006
Euro 15,50

domenica 6 gennaio 2008

Se le do due fustini normali, lei mi dà il suo Dixan?

Normale sabato sera, al solito pub di Aosta. Una bella ragazza con una grossa borsa e una cartelletta gira tra i tavoli, dentro, fuori, dappertutto. Fuori nevica grosso così.
Si avvicina agli avventori con una domanda: «Ciao, tu fumi?». Non è la classica proposta di un metodo per combattere la nicotina, anche perché attorno alla mezzanotte, in mezzo ai ventenni semisbronzi, il vaffa come risposta sarebbe assicurato. Invece no, la ragazza propone il cambio, che non sentivo dai tempi della pubblicità del Dixan, tra un pacchetto di sigarette iniziato e un intonso pacchetto da 20 Philip Morris.
A metà tra la farsa e l'associazione a delinquere (il mio socio si è chiesto subito, lui che è volpino, se tutto ciò sia lecito), molti fumatori accettano lo scambio. Oltre al pacchetto usato, la ragazza vuole nome e numero di telefono. Che tutti, col sorriso sulle labbra, danno. Anche perché - si è mai visto - è proprio una bella ragazza a chiedere il numero di telefono e non il contrario.
Ovviamente, io ho risposto male alla prima domanda («Ciao, tu fumi?» - «Ummh... No») e il gioco si è interrotto.
Lo struscio della pulzella tra la folla, però, deve aver convinto molte persone ad iniziare a fumare.

mercoledì 12 dicembre 2007

Discorsetto banale

Due giorni di sciopero dei Tir bastano per mettere in ginocchio l'Italia.
«Tutti precettati», tuona il Governo.
«Precetta tua sorella», rispondono i camionisti.
Il vero problema che questo sciopero ha sollevato, ma nessuno pare essersene accorto, è che dipendiamo in tutto e per tutto da una categoria. Senza i taxisti, si vive. Senza metropolitane e bus, si vive. Senza medici, visto che sono persone responsabili, si vive. Senza treni, si vive meglio. Sembra una cosa ovvia, ma nessuno l'ha ancora affrontata. Nè quel suonato di Beppe Grillo, che ha di meglio da fare per farsi soldi, né ministri, né giornalisti.
Senza Tir non si vive, tutto va a gambe all'aria, e non ci sono soluzioni alternative che tengano. Il "just-in-time" professato dall'economia occidentale è KO in Italia, Paese dipendente dal trasporto su gomma e senza una sola alternativa che sia valida: l'assenza di magazzino ha svuotato il poche ore benzinai e supermercati. Il trasporto su rotaia non esiste, ma nessuno pensa di incentivarlo: meglio la gomma, certo. Ma se un giorno i camionisti si svegliano col piede sbagliato, restiamo tutti a piedi e "senza" cibo.
Non sarebbe ora, invece di cercare semplicemente di metterci una pezza, di ripensare il sistema di trasporto e consegna perlomeno dei beni di prima necessità? Non si tratta di tagliare fuori una categoria, ma di sfilarle lentamente di mano il coltello, che ha saldamente dalla parte del manico.
Anziché fermarsi al problema attuale ("facciamo ripartire i Tir al più presto"), pensiamo al futuro ("come faremmo senza Tir"): e se un giorno a scioperare non saranno i Tir, ma il petrolio?

Nell'immagine, la festa del camionista, il cui motto recita "un partner insostituibile per l'economia del paese".

venerdì 9 novembre 2007

Autostrade intelligenti

Ieri, autostrada. Barriera di Milano Ghisolfa, coda eterna. Mi salta in mente di pagare alla porta delle carte di credito. La mia tessera prepagata però non è valida. E' valida però per pagare su internet l'attestato di transito per il mancato pagamento. Diamo un premio Nobel per l'economia a chi ha inventato questo meccanismo, sia Visa, Sanpaolo, Satap, Tremonti o Padoa-Schioppa...

giovedì 21 dicembre 2006

La cortina di ferro nel 2007

La Slovenia il 1° gennaio 2007 adotterà l'Euro come valuta corrente. Sarà il primo Paese ex comunista a farlo. L'entusiasmo a Lubiana è forte, la gioia per il traguardo raggiunto e per il punto di partenza per un futuro roseo è palpabile tra la gente, secondo i giornalisti occidentali sul posto.
Intanto, nella triste Valle d'Aosta, ci si lagna perché l'Unione Europea intende riportare nella normalità l'aberrazione dei buoni carburante per gli automobilisti valdostani.

Due modi di vedere l'Europa, la prima convinta come traguardo di libertà, la seconda come appiglio quando fa comodo e ostacolo quando dà fastidio, riporteranno ad un'Europa a due velocità. Ma questa volta a correre saranno gli europeisti convinti, non quelli di facciata...

lunedì 11 dicembre 2006

Promozione turistica invernale: concorrenza spietata

Si avvicina a grandi passi la stagione turistica invernale 2006-2007, che ha visto un prologo parzialmente monco in questo fine settimana lungo privo di neve fino all'ultimo. Le tendenze sono più che mai rispettate: poca neve, molti cannoni, vacanze incerte sino all'ultimo e concorrenza spietata sul fronte dell'offerta.
Le grandi mete classiche per i turisti del nord Italia si danno battaglia su più fronti. Quello degli spazi pubblicitari nelle grandi città è particolarmente significativo, principalmente per due motivi: al contrario delle campagne stampa e televisive, la cartellonistica ha un costo risibile rispetto a tv e quotidiani; secondariamente, ma questo dipende dalla bravura degli "advertiser", una campagna stradale o sui mezzi pubblici salta all'occhio maggiormente e rimane impressa più a lungo di un veloce spot tv o di una pagina di un quotidiano vista di sfuggita. Occorrono ore di spot ripetuti o paginoni ripetuti per giorni per entrare nella testa del consumatore.
Andiamo con ordine.

Le Alpi francesi rimangono al palo, nonostante la crescita del turismo italiano in Francia negli ultimi anni.
Comportamento opposto da parte dei cugini elvetici, che continuano a spingere il nuovo marchio ombrello "Svizzera" e la grafica standard adottata da tutte le aree della Federazione, dall'Oberland ai Grigioni, dall'Engadina al Vallese. E in particolare è il Vallese a farla da padrone in questa fase introduttiva della stagione, con cartellonistica accattivante e immagini calde e coinvolgenti, che sottolineano il prodotto, la qualità dell'accoglienza e l'unicità del paesaggio.
In questo senso, il Trentino va controcorrente. Massiccia campagna stampa generalista e letteralmente "agghiacciante", con immagini fredde di paesaggi sconfinati e innevati, con toni di azzurro e bianco che lasciano di stucco e grafica curata, ma squadrata ed "escludente", molto netta e con il distacco che trasmette il tutto. Sono anni che la Provincia autonoma di Trento ci propina questi spazi pubblicitari: evidentemente il marchio e la destinazione "Trentino" sono più forti e affermati di un messaggio per baccalà, orsi polari e Inuit...
Per quanto riguarda settori specifici di clientela, il Trentino si riscatta appieno, con campagne ficcanti e ad effetto. Esempio calzante è quello dell'acquisto pubblicitario di intere stazioni di metropolitana (chiamato tecnicamente "station domination") per lanciare il messaggio «caro snowboarder, guarda quant'è bello il Trentino: per il tuo sport, poi, è un paradiso». Uscendo dai tunnel della metro, appare appeso al soffitto un manichino a grandezza naturale, agghindato di tutto punto con tuta, maschera, occhiali e il fedele snow, marchiatro Trentino e con uno slogan ("Trentino terra di snowboarder") ripreso dai tabelloni 5x3 in tutta la stazione. La campagna è ripresa anche sulla stampa specializzata e sulla free press, nuovo e potenzialmente devastante mercato.
Le terre olimpiche delle valli torinesi cavalcano l'onda dell'evento dello scorso inverno per proporsi massicciamente alla clientela con migliaia di metri quadrati all'esterno della stazione Centrale di Milano, e un messaggio assolutistico, "quest'anno si scia da noi". Per ora da loro non si scia, per assoluta mancanza di neve, nonostante attualmente la "Via lattea" possegga i migliori impianti di tutto l'arco alpino. Il sasso nell'acqua è stato buttato, ora occorrerà vedere che cerchi farà: quelli olimpici hanno portato soddisfazione, ma non unanime. Solo il tempo potrà verificare se l'evento olimpico porterà soltanto danni ambientali o gli sperati ritorni turistici e di immagine.
Chi aveva rifiutato l'evento olimpico nettamente, la Valle d'Aosta, resta al palo. La dimensione limitata non consente, se non in rare occasioni, la promozione diretta televisiva o giornalistica. Per la verità, la promozione diretta in tv la Vallée l'ha fatta in estate, per suscitare in un periodo di "ricordo" la voglia di pensare ad una nuova vacanza in regione. E la campagna stampa, non sempre azzeccata (vedi spazi del Consiglio regionale per promuovere eventi locali - nello specifico Portes ouvertes - sulla stampa nazionale e specializzata), è limitata per evidenti motivi finanziari. Allora perché non si punta sulla promozione diretta tramite cartellonistica nelle grandi città? Chi può saperlo... forse per l'assenza di idee brillanti che non vanifichino gli sforzi economici: le campagne stradali sono le più incisive a patto di far alzare la testa al potenziale cliente "pecorone" che corre dall'ufficio alla palestra e dal centro commerciale a casa.
Ultima considerazione: i "marchi ombrello" territoriali compaiono in tutti gli advertising, in tutto il materiale informativo di tutte le località (da "Trentino" a "Svizzera" a "Via lattea" a "Sudtirol", qui da me non citato) tranne quello "Valle d'Aosta". Poca convinzione o legislazione in materia carente?

giovedì 7 settembre 2006

Turismo - L'oste fa i conti senza i clienti...

Il proverbio parla di "fare i conti" e dell'"oste". Nel caso in questione, sarebbe meglio ribaltarlo. L'oste fa i conti senza i clienti. Crede che il "cliente" sia un'entità astratta e non determinabile. Crede che la "risorsa cliente" sia fungibile e indeterminabile a priori.
Niente di più sbagliato. La clientela moderna è, più o meno facilmente, catalogabile, sondabile, rilevabile, conoscibile. Il punto è che nessuna delle piccole o medie imprese lo sa fare o lo fa. Tanto meno in campo turistico.
Propongo ai miei rari lettori una serie di sconsoltanti esempi estivi. Si riferiscono tutti a casi valdostani, non tanto perché il problema sia solo locale, quanto perché le mie conoscenze più profonde non si spingono altrove. Potrei parlare di iniziative riuscite o malriuscite delle Alpi lombarde o delle Dolomiti, o dei successi o dei flop del Jura o dell'Alta Savoia. Ma non ho dati alla mano e conoscenze dirette, quindi avrebbe poco senso farlo. Credo invece, in modo magari presuntuoso, di conoscere la Valle d'Aosta in molti dei suoi aspetti più caratteristici e in gran parte delle sue storture, tipiche soltanto di questa "regione alpina unica al centro delle Alpi". Inizio l'analisi con casi a me vicini, lavorando poi per induzione.

1. Ad Aosta gli integerrimi vigili della Polizia Locale, hanno avuto la brillantissima idea di eseguire un blitz (notturno) nei locali (notturni) della cittadina (rari e piuttosto in crisi già senza "aiuti" e "intrattenimenti" esterni). Normale amministrazione, non fosse per il periodo: pieno agosto.
A scatenare le loro ire, il semplice "vociare" dei clienti e non particolari comportamenti scorretti o schiamazzi dei giovani avventori. Un sommesso chiacchierare che nessuna autorità pubblica perseguirebbe. Non sforando i limiti di decibel di legge, non si capisce dove sia il problema. E invece le multe sono arrivate lo stesso.
Paradossalmente, la "mazzata pe il turismo" invocata nei giorni successivi dagli organi di informazione è tanto impalpabile quanto la motivazione delle multe. Chi ha mai visto un turista in un locale di Aosta? I locali più carini sono frequentati in larga parte da valdostani. I bar del centro chiudono molto presto la sera. Turisti? Magari! Aosta è così poco attrattiva per una clientela giovane, a causa anche di questi interventi delle autorità estremamente inopportuni, che farebbe persino piacere se qualche turista fosse scappato dalla città perché disturbato da vigili poco furbi. In questo caso il target c'è, ma l'opinione pubblica e gli amministratori locali non lo conoscono.

2. In tutta la Valle d'Aosta, le fiere dell'artigianato imperversano. Nati sulla scia del successo della Fiera di Sant'Orso invernale, vittima negli ultimi anni del suo stesso gigantismo, una marea di appuntamenti sparsi a macchia di leopardo su tutto il territorio della Vallée tenta di diffondere la conoscenza dell'artigianato tra i visitatori della nostra Regione. Tenta di mantenere vive le tradizioni (che tradizioni non sono...). Tenta di portare benefici del turismo anche alle fasce sociali che ne sarebbero soltanto danneggiate: gli agricoltori e gli artigiani locali. Turisti? Chi li ha visti? In gran parte delle fiere locali, una maggioranza schiacciante dei visitatori è locale, non è turista. Chi acquista, è valdostano. Chi partecipa alle libagioni luculliane connesse alla fiera, è valdostano o visitatore non occasionale. Il turista o il viaggiatore di passaggio, non conoscono queste iniziative perché la loro comunicazione è nulla. Anche in questo caso, il target della clientela non corrisponde alla clientela effettiva, e gli effetti benefici sull'economia locale sono marginali. Il target c'è, ma non è conosciuto, è poco redditizio e soprattutto non è quello a cui gli organizzatori vorrebbero rivolgersi.

3. Sulla stessa lunghezza d'onda, forse persino con una fenomeno ancora più marcato, sono le sagre locali. Non tutte, per carità: un buon numero di queste ha ormai una eco tale da attirare visitatori da fuori Valle. Ma sono una piccola parte del tutto. Le altre, quelle di minori dimensioni, si rivolgono ad un pubblico esclusivamente locale e i turisti rappresentano una minima parte delle presenze totali. In questo senso, la recente "Festa della Valle d'Aosta", istituita quest'anno per volontà del presidente-protagonista Caveri, è un'eccezione: rivolgendosi infatti quasi esclusivamente al pubblico valdostano, come grande sagra di paese cammuffata da appuntamento istituzionale, è riuscita a fissare un target e a rivolgersi in modo azzeccato ad esso. Nessuno ne sentiva la necessità, ma perlomeno la "Fête" non ha la presunzione di soddisfare le esigenze dei turisti o addirittura di motivarne il soggiorno...

4. Il Giro della Valle d'Aosta si è concluso nei giorni scorsi. Il suo impatto a livello nazionale e internazionale è stato estremamente basso, ma le sue quattro righe quotidiane sulla "Gazzetta dello Sport" le ha ottenute. I valdostani sulle strade non se lo sono quasi filato. Tantomento gli svizzeri e i francesi, sulle cui strade si svolgevano ben 4 delle 6 tappe.
Il suo costo organizzativo si aggira sui 250.000 euro, finanziati da enti pubblici e daprivati valdostani, che evidentemente hanno fatto esclusivamente un calcolo di convenienza "politica" e non "economica" delle ricadute della loro sponsorizzazione. Perché economicamente il loro esborso non avrebbe senso: a chi si rivolgerebbe la Fontina sponsorizzante la maglia gialla? Ai valdostani? Sarebbe come darsi la zappa sui piedi. Anche in questo caso manca la targettizzazione, ma la sua è un'"assenza giustificata", da ragioni politiche nemmeno troppo latenti.

Quest'ultimo esempio forse è la chiave di volta di tutta questa assenza di pianificazione. Segmentare la propria clientela è fondamentale ed è fattibile in qualunque caso: attraverso costosi studi di marketing, o banalmente tramite l'"osservazione". Se però manca la volontà di farlo, perché un sistema economico e politico distorto giustifica spese non sensate e mancati guadagni a triplo zero, ecco che un malcostume del passato, da estirpare grazie a conoscenze nuove, diviene "normale". Se il sistema abitua a sperperare e a mancare di attenzione al dettaglio, ecco che tutto esce dai normali schemi ed equilibri.

mercoledì 28 dicembre 2005

L'aviaria, i polli giganti e l'ottimizzazione paretiana

I pollivendoli vendono polli sempre più grossi.
Le casalinghe si chiedono il perché.
"Saranno tutte quelle schifezze che gli danno... Anabolizzanti, ormoni, epo, aspirina..."
E invece è colpa dell'aviaria. Sì, proprio lei, l'aviaria. Quella di cui non si sente più parlare, ma che è stata la più grande montatura giornalistica e mediatica creata dai nostri potenti. Per prenderci per i fondelli e guadagnarci tanti soldini.

Ebbene, è proprio così. I produttori di polli, in crisi assieme ai pollivendoli e a tutta la filiera ad essi legata, non sanno più come smerciare tutti i polli che allevano. Tirati su in condizioni sempre migliori, con mangimi sempre più "Slow Food", con spazi e condizioni igeniche finalmente dignitose, non si riescono a vendere per il terrore orientale dei polli influenzati.
E così, invece di macellarli a 10 mesi (ipotizzo io, non ho idea di quanto possa vivere un povero pollo... povero, ma tanto buono...) li macellano a 11 o a 12. E invece di avere petti da mezzo chilo li hanno da 6 etti.
Il classico problema dell'economista, l'ottimizzazione paretiana. A che età del pollo i costi marginali per mantenerlo superano i benefici marginali che un etto di carne in più mi darebbe?
Quando i costi marginali di mangime e spazio superano i benefici marginali di un grammo in più di carne, sia essa petto o coscia, zac, gli si tira il collo.
Quando un evento esterno, come la pazzia diffusa e la fobia dei polli di qualche mese fa, condiziona l'intero mercato, ecco allora che l'ottimo di Pareto va a farsi benedire.
Aumentano inevitabilmente i costi medi, perché macellare un pollo di un chilo senza poi riuscire a venderlo è allocativamente sballato, e quindi lo si tiene lì per un altro mese (mangime, tempo e spazio fanno lievitare i costi) anche se il beneficio medio è ormai inferiore al costo medio...
Morale della favola? A causa di una montatura mediatica, le imprese al margine, quelle meno redditizie, chiuderanno. Le casalinghe si abitueranno al pollo paffuto e sodo di 11 mesi e non vorranno più quello da 10. I giornalisti e i venditori di vaccino si faranno i soldi, gli allevatori e i pollivendoli più bravi anche, molte aziende chiuderanno e difficilmente il mercato tornerà, in tempi brevi, a quell'ottimo paretiano che massimizzava i profitti e minimizzava la vita dei nostri poveri polli...

Viva l'aviaria!