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lunedì 15 dicembre 2008

Ode alla scarpa

Quando tirarono il treppiede a Silvio, lui convertì l'aggressore dal komunismo alla libertà. Georgino pare si accontenterà di convertirlo dalla democrazia alla galera.

200 avvocati pronti a difendere Montasser al Zaidi, l'aggressore: «Ho dovuto impegnare Ghedini e Pecorella in qualche altra legge ad personam, volevano andare anche loro a Bagdad», dichiara il premier.

«Al Zaidi farebbe più anni che per un falso in bilancio: altro che democrazia in Iraq, è giustizialismo», sbotta Ghedini.

Pare che le scarpe fossero delle Tod's.

«This is a farewell kiss, dog!». «Questo è il bacio di addio, cane!». Povero incosciente, al Zaidi: pensava mica di avere dei piedi così puzzolenti...

Da domani, a Palazzo Chigi conferenze stampa a piedi scalzi.

Intanto, in Abruzzo, è svanito l'effetto Ohio per il PD.

Spettacoli: Noel Gallagher ha una Jaguar, ma la usa solo fino al cancello di casa. Ha il terrore degli etilometri.

Notizie di servizio: Tranquilli, sono tornato a sparar minchiate qui perché c'è il Facebook Blackout. Poche ore e sparirò di nuovo tra i miei mille mila amici (che non mi salutano manco per strada).

sabato 3 maggio 2008

Valdostano medio #04 - Ritratto

Oggi, alle 12.45 circa, su Raitre (in Valle d'Aosta), lunga intervista a Mene, AKA Valdomedio, AKA colui che ha conquistato un sacco di spazio mediatico senza aver fatto nulla più di tanti onesti rapper.
A seguire, telecronaca blog.

Ebbene, Mene ha parlato a ruota libera per 4-5 minuti, spaziando sulla sua musica, sui suoi progetti, e soffermandosi a lungo sulle idee: con questa intervista ha tolto la maschera. Mene non è "Valdostano medio". La satira si è fermata lì, la critica è proseguita.
Nonostante ciò che ha dichiarato più volte ("la mia è soltanto satira" e "non faccio politica"), si può dire che il pensiero sia evoluto: la satira di Valdomedio è acqua passata, ora Mene porta avanti convinto la critica sociale che ha messo in atto. Ritratto quindi in parte ciò che avevo pensato su "Valdostano medio": è un'allegoria, una satira a tutti gli effetti, ma il pensiero dell'autore va oltre, ed è un tantino distorto. Di questo è molto convinto, si ritiene appoggiato dai coetanei, e si può credergli facilmente: il disagio per tradizioni non condivise, il fastidio per alcuni aspetti che fanno di una parte della Valle un'entità rimasta ferma ad una cinquantina di anni fa era forte anche quando io stesso avevo quell'età.

Se scrivo "i valdostani sono tutti ubriaconi", so di esagerare volutamente, se invece ritengo sia la verità, allora la mia non è satira. Mene ritiene che lo sport popolare più diffuso sia la sbronza collettiva (oltre che la battaglia delle mucche). Forse questa è la parte più azzeccata di tutta la sua "critica sociale", quella su cui poteva ottenere consenso anche dal "mondo degli adulti" che invece si è dimostrato così chiuso nei suoi confronti. Mene fotografa senza dubbio una parte della società valdostana, facendo satira, sberleffo o sfottò si possono inquadrare bene questi personaggi medi. Cercare invece di dare un quadro generale partendo da questi "casi limite", non è sbagliato, ma è anche dannoso. Sbagliato perché dimostra chiusura mentale da parte di chi raffigura la valdostanità in questo modo: esistono ottimi allevatori, ottimi scultori, ottimi valdostani; esistono valdostani come Mene, esistono valdostani legati soltanto alle mucche e che non sanno accendere un pc, esistono "valdostani del terzo millennio" che convivono in pari grado con il passato e con il futuro. Facendo satira posso dimenticarmene: il burino romano di Sordi rappresenta benissimo una parte di società italiana che mangia spaghetti e rutta fragorosamente, ma l'Albertone non ha mai pensato di descrivere antropologicamente la società italiana.
Dannoso perché ci si espone facilmente a critiche feroci, anche da parte di chi si riempie la bocca di "tradizioni", di "tutela della vita rurale", di "radici autentiche" senza avere nemmeno ben chiaro in testa che cosa siano.
Ecco, ieri Mene ha pisciato un po' fuori dal vasino: se voleva difendersi, non ha adottato in nessun modo la tecnica migliore. Se voleva attaccare, lo ha fatto un po' fuori tempo. Al termine dello spazio video, arriva addirittura ad augurarsi di non diventare mai allevatore o scultore.

Che caratteristiche di chiusura mentale può avere, uno scultore?

lunedì 21 aprile 2008

Arrivano i Beatles - Ultimi giorni

La bella mostra che due mesi fa non mi convinceva appieno sta per chiudere.
Se potete, fateci un salto.

Nell'immagine ©manomano, il quinto Beatle materano

lunedì 14 aprile 2008

Valdostano medio #03

Sulla "vicenda Mene Aka" (1 e 2), continuano ad arrivare commenti (pochi, ma più del solito) e addirittura un'email, fatto quasi inedito. Continuo a non capire tutto questo clamore per una canzone non eccezionale (sentita l'altra sera live alle selezioni di Italia Wave, se nessuno l'avesse portata agli onori della cronaca non si sarebbe nemmeno notata), un rappettino semplice e non un'analisi socio-culturale, che caricaturizza una parte di popolazione valdostana. Chi, tra i valdostani si sente offeso, lo merita: l'ottusità non è mai un pregio...

venerdì 11 aprile 2008

Valdostano medio #02

Alla massa di valdostani caricaturali che gli hanno risposto indignati (di un caso avevo parlato qui), il rapper Mene replica.
Con sin troppa serietà, ragazzo mio...

Aggiornamento: se ne discute qui, con posizioni anche estreme.

lunedì 7 aprile 2008

Valdostana medio-bassa...

La simpatica Adriana Viérin, consigliere regionale UV, risponde al brano "Valdostano medio" con una lettera alla Stampa. Qualche giorno fa, nel leggerla, non mi ero accorto del geniale "Mio caro Mene Aka" con cui apre la reprimenda al povero rapper, reo di aver scritto una canzone che ha come argomento la valdostanità: "Non offendere, se non vuoi offendere te stesso". "Mene Aka" che è la dimostrazione, ancora una volta, dell'orgoglio tutto valdostano di non informarsi, perché tanto il francese e il patois sono più che sufficienti, l'inglese lasciamolo agli altri.

PS: AKA significa Also known as, "conosciuto anche come". Non è un nome d'arte strampalato, ed è un'espressione piuttosto nota.
PPS: ah, e comunque la faccenda ricorda molto Emilio Fede che critica Frankie HI-NRG a Sanremo, perché fa del qualunquismo. E' rap: non è qualunquismo. Provino loro a scrivere una canzone facendo dei distinguo o entrando nel dettaglio: "Fanno tutti i muratori / alcuni gli allevatori / qualcun altro però / anche il broker assicurativo. / Devo dire che mia cognata / ha il naso un filino a patata / qualche valdostano è anche bello / altri ancora hanno un cervello!".
Il buonismo non è hip-hop, e l'hip-hop non è sociologia...
PPPS: Sarebbe un po' come scrivere una lunga replica a Tricarico, che si permette di volere una vita tranquilla: manco un sussulto di orgoglio ogni tanto, un imprevisto? E che vita è!?

mercoledì 12 marzo 2008

Un uomo, un mito #05

Prendetevi venti minuti di pace e libertà.

domenica 2 marzo 2008

Un mondo di incertezze #08

Ma chi acciderbolina è Giò Di Tonno???

martedì 26 febbraio 2008

Sanremone

Gli anni scorsi, paragonavo Simona Ventura a Pippo Franco, parlavo di gag da latte alle ginocchia tra Bonolis e la Clerici e svicolavo (pur senza meriti) da una possibile giuria popolare. Quest'anno dico, senza aver visto un minuto di prima serata e senza aver sentito una canzone, che se vincesse Frankie Hi-NRG MC la metterebbe in quel posto a tutti. E lo strameriterebbe, come un perfetto fiore sulla tomba del festivalone

mercoledì 20 febbraio 2008

Odi et amo, come dice Catullo. Ad Aosta, a tutto Beatles

Duemila dischi, centoventi magliette, quattro casacche originali, quattrocento novantaquattro memorabilia, decine di autografi, quaranta locandine di film. I numeri sono puramente inventati, ma danno l'ordine di grandezza dell'evento. Una mostra con doppia sede espositiva farà impallidire Liverpool nel confronto con Aosta, che per cinque mesi ospiterà a corollario una serie di iniziative musicali, cinematografiche e popolari sui Beatles.
Il più grande gruppo pop-rock della storia ha invaso la città: il museo archeologico percorre tutta la carriera dei quattro (soltano come quartetto e non come solisti) in una ventina di spazi, articolati in maniera varia; il centro Saint-Bénin ospita invece l'angolo cinematografico, con un omaggio ai (brutti) film dei baronetti.
Tutto molto bello, ma anche dopo due mesi, non mi convince... Ummh... Eppure i Beatles li amo, più di ogni altro gruppo. Forse però sono una cosa intima, indipendente dalla grandezza e dal numero di gadget esposti in un museo.

Nell'immagine ©manomano, un'installazione di capelli beatlesiani

giovedì 6 settembre 2007

Big Big Mac

Meno male che non ha fatto carriera per la bellezza...

giovedì 9 agosto 2007

Pavarotti ha la polmonite...

Cof cof... Ecco perché questa perturbazione non vuole saperne di andarsene...

mercoledì 8 agosto 2007

Un anno fa, era diverso...

Quest'anno, il "Menabrea Jammin' Festival" c'ha le palle.

sabato 21 luglio 2007

Altro che Moccia... - Verdena - Sordevolo - 20/07/2007

In mezzo al prato indovina cosa c'era... In mezzo al prato indovina cosa c'era...
L'ennesimo concerto in un posto impensabile, per gli standard canonici. Da restare a bocca aperta, per chi non ha mai visto l'"anfiteatro Giovanni Paolo II" di Sordevolo. Perché un festival musicale così piacevole e con artisti di richiamo finisca in provincia di Biella, non si sa. Non che abbia qualcosa contro Biella, anzi. Ma se pensiamo al deserto culturale di Novara, Ivrea, Aosta, Biella spicca in positivo per la capacità di attrarre, di organizzare, di offrire anche ai "vicini di casa" dei concerti sostanziosi.

L'altra sera c'erano i Verdena, altri che hanno avuto la sfiga e la fortuna di nascere in Italia, un nome una garanzia. Bel concerto, tirato, rock.
Ma appunto, la caratterizzazione lascia basiti: un qualsiasi posto di prima collina, senza nessuna differenza da altri millemila posti di prima collina, con un mega anfiteatro all'aperto, un palco degno di un festival oceanico, un angolo con bar "open air" da far invidia a qualsiasi località turistica... A Sordevolo. A Biella. In una zona in crisi industriale. In una zona senza i soldi dell'Autonomie.

Paolo Conte, Simone Cristicchi, Daniele Silvestri, Modena City Ramblers, Tre Allegri Ragazzi Morti, Paolo Rossi, Giovanni Allevi, Finley (!), Verdena, Giuliano Palma... Nomi che quando vengono in Valle d'Aosta sembra di aver ricevuto una grazia divina. Nomi che quando la Regione (che qui fa tutto) fa venire, sembra che abbia fatto risuscitare John Lennon. Tutti nel giro di un mese in un festival semigrauito.
Ditemi voi cosa manca per replicarlo anche qui, si può rubare anche il nome: "Val d'Ahouta Libra"...

PS: il titolo si riferisce ad un siparietto del mio socio di merende che è andato in giro tutta sera a chiedere a gentili pulzelle se leggono o leggeranno mai un libro di Moccia.

PPS: le risposte sono state tutte negative. Nemmeno la libreria della manifestazione, pur avendo altri titoli giovanilisti, non aveva Moccia... Che disgrazia...

giovedì 12 luglio 2007

Virgin Radio Italia!

E' viva. Evviva! Virgin Radio, solo rock, solo solo rock. Cercate la frequenza su virginradioitalia.it e via...

giovedì 3 maggio 2007

Chissà perché! #19

Per quale motivo, dando in mano una qualsiasi canzone di successo a Laura Pausini, esce fuori uguale a tutte le altre canzoni di Laura Pausini e fa cagare?

domenica 22 aprile 2007

Scratchy a Tava

Ieri sera, ho visto il reggae. Grazie a Tavagnasco Rock, è giunto in Italia il Mile Danna dei Caraibi, con tanto di cappello da Landzette in testa.

Nell'immagine ©manomano, Scratch si gratta 'a capa...

martedì 10 aprile 2007

Nuovo inno ufficiale valdostano

E' stato introdotto, insieme alla raccolta "porta a porta" dei rifiuti, il nuovo testo per l'inno ufficiale della Regione autonoma Valle d'Aosta:

Montagnes valdôtaines
d'ordures ménagères
vous êtes mes amours

sabato 17 febbraio 2007

Vantaggi dell'essere un finto giornalista

Stamattina, ore 9:50. Sono abbastanza rincoglionito. Squilla il telefono. È una ragazza dell'Ipsos che vuole farmi alcune domande sul Festival di Sanremo in quando consumatore.
Bene, non ne sono entusiasta, ma accetto. Dopo una sfilza di domande, tre minuti al telefono, mi chiede se «qualcuno nella sua famiglia lavora nel settore delle ricerche di mercato, della carta stampata, delle emittenti tv». Beh, sì, insomma... Io in qualche modo collaboro con una agenzia stampa... Molto saltuariamente e quasi solo per la gloria, ma non posso negarlo.

«La nostra intervista finisce qui!».