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mercoledì 24 dicembre 2008

Traveggole


Sbaglio, o quello vicino a Borghezio è Magdi Allam?

Buon Natale a tutti...

venerdì 14 novembre 2008

E chi ci ha fretta...

Da oggi, in treno, ci vogliono tre ore e mezza per andare da Milano a Roma o ad Aosta.
Quella differenza, di appena 400 chilometri, è impalpabile.

venerdì 22 febbraio 2008

Oggi ho visto un grande obeso

A Milano, alla Feltrinelli del Duomo. Carlo, un mito.

mercoledì 20 febbraio 2008

Curzio Maltese - I padroni delle città - Un libro anti-qualunquismo

I padroni delle città smonta i luoghi comuni più cari alla "politica da bar" e all'antipolitica. Non «E' tutto un magna magna» e «Destra e sinistra, uguali sono» soltanto a Roma, nelle stanze del potere. In provincia il colore politico conta come un nano su un parquet della pallavolo: è folklore, ma poco altro.
Curzio Maltese, komunistaccio di Repubblica, percorre un viaggio da sud a nord tra i principali capoluoghi italiani, raccontando dove sta il potere in ognuno di essi. Potere che spesso non sono politica e religione, come ci fanno credere sempre i politici e i religiosi stessi, ma è un puzzle di economia, finanza, società e cultura.
Maltese, nell'introduzione, premette di aver ricevuto le inevitabili tonnellate di critiche per ogni sua tappa, da gente che voleva dire la sua, da amministratori che lamentano l'assenza di riferimenti "al bel mare" o la cattiva mano del cronista calcata proprio sulla criminalità sopita o sul malaffare divenuto ormai abitudine. Anche la stampa, soprattutto quella locale, nelle varie tappe si è scagliata contro "lo straniero in patria" che "viene qui, sta due giorni in un albergo di lusso e pretende di capire meccanismi decennali e consolidati".
Ma il quadro che ne esce, è verosimile e realistico. L'ho toccato con mano, leggendo con cura particolare i capitoli dedicati ad Aosta e Milano, città che ho vissuto, e a Torino, Genova, Firenze, città che ho conosciuto (per le altre, fare il turista disinteressato un paio di volte non basta per poter dire che si conosce una città).
Leggendo, sembra di viaggiare. Ogni città è ben caratterizzata, non manca mai un riferimento emotivo (odori, sapori, colori) e un inquadramento generale, ma si arriva rapidamente al nocciolo delle questioni: i problemi sono inquadrati rapidamente, ma con profondità. A portarli all'occhio del cronista sono la politica (maggioranza o opposizione, comune o provincia poco importa), l'imprenditoria, la solidarietà, la classe operaia o quella borghese-colta. Ne emerge un quadro in cui spicca la capacità della società italiana, composita e frammentata, di aver dato il meglio di sé in mille maniere diverse, e di aver dato il peggio di sé sempre nella stessa maniera: la sete di soldi, la corruzione, l'etica dimenticata.

Curzio Maltese
I padroni delle città
Feltrinelli, Milano, 2007
Euro 14,00

mercoledì 6 febbraio 2008

A Gallarate amano le insegne luminose

A carnevale, ogni scherzo vale. Ieri era martedì grasso, e Trenitalia si è scatenata. Parto da Aosta la mattina presto, diretto a Milano, tutto fila liscio, a parte il solito ritardo trascurabile.
Per il ritorno, sono in stazione Centrale alle 14.50, mezz'ora prima della partenza del mio treno. Salgo, prendo posto su un Vivalto che profuma di nuovo.
"Annuncio ritardo: il treno Xyz delle ore 15.15 per Torino Porta Nuova partirà con 5 minuti di ritardo". Ohibò.
"Annuncio ritardo: il treno Xyz delle ore 15.15 per Torino Porta Nuova partirà con 20 minuti di ritardo". Doppio ohibò.
"Si avvisano i signori viaggiatori che il treno Xyz delle ore 15.15 per Torino Porta Nuova è soppresso per un guasto al locomotore". Disappunto. Una signora vicino a me, che pareva la metafora della sfinge fino a quel momento, esclama «Eh no, eh... Fateci partire, sennò qui scatta la rivoluzione... la terza guerra mondiale!»
Non era che l'inizio.

Non fidatevi mai dei vecchietti che leggono "Il Foglio". Paiono tanto intellettuali, all'inizio, ma poi scatarrano, inveiscono, trattano la moglie peggio di un fondamentalista islamico e fanno battute di cattivo gusto. Cambiato treno, e salito su quello delle 16.15, partiamo alla volta di Torino, puntuali. Peccato che a Milano Certosa ci aspetta una fermata non prevista. "Buongiorno a tutti i viaggiatori, sono il capotreno. A causa di un investimento in linea, tre le stazioni di Magenta e Trecate, il treno subirà un ritardo imprecisato": un'altra signora si scatena, lei non cita la terza guerra mondiale, ma la rivoluzione. E' contagiosa, la rivoluzione a parole. Il vecchietto del Foglio tratta malissimo la moglie, chiedendole di fare qualcosa, di interrogare il capotreno, sostenendo ahimé che per lavorare a Trenitalia bisogna essere dei cretini e che qualunque cosa gli dicesse sicuramente era una balla. Una balla colossale, ma che bisognava pur sempre sapere qualcosa piuttosto che star lì con le mani in mano.
Io, dopo quasi cinque anni di viaggi in treno, sono rassegnato. Meglio il silenzio della rivoluzione a parole.
Dopo mezz'ora, annunciano che la linea sarà bloccata per ore, e che ci faranno fare un itinerario alternativo "attraverso Sesto Calende". In pratica, un giro che allunga il percorso del doppio della lunghezza, e di non si sa quanto in termini di tempo. Cuore in pace, mi rimetto a far le mie cose: spero di arrivare ad Aosta perlomeno per le nove e mezza, con un ritardo di tre ore. E' un traguardo possibile, e non così campato in aria: prudenziale, si direbbe in azienda.
Passiamo per Parabiago, Legnano, Busto, nessuno li conosce, i passeggeri sono spaesati come dei bambini davanti alla tv. Chissà dove siamo, dove ci stanno portando. Nella pianura, non conoscono più in là del proprio naso. A Gallarate ci sono un sacco di insegne luminose, tutte uguali: le più curiose, sono quelle che annunciano "GRILIATE DI PESCE" (!) e una generica "ASSEMBLAGGI".
Sesto Calende, il Ticino, Oleggio (ribattezzato "Oleggio Calabria"), Vignale. A Novara, finalmente in linea, il ritardo è di 126 minuti. Simpatico, carnevalesco. Il treno riparte al contrario, per la gioia di chi già era disorientato. Una signora esclama «ma che, ci fanno tornare a Milano?»: il suo non è dubbio, è terrore.
A Borgo Vercelli, fermi. La ciliegina sulla torta: "Buonasera a tutti, sono il capotreno. Un treno sul binario, davanti a noi, ha un guasto. Ripartiremo entro 20 minuti". Sfuma anche il sogno di essere a casa per le 21.30. Lo spettro è di arrivare alle 23 passate...
Vercelli, Santhià, Chivasso: ormai il clima è quello di una gita, si scherza, si ride, si parla di lavoro, studio, malattie, tutti insieme. Il vecchietto del Foglio è sceso a Novara, portandosi dietro la moglie (poraccia) e la sua intelligenza.
Scendo, rassegnato ad una lunga attesa. E invece no, perché il treno che dovrebbe arrivare ad Aosta alle 21.30 ha un ritardo di 50 minuti. Arriverò ad Aosta alle 22.31, con poco meno di 4 ore di ritardo, su un viaggio di 3 ore e 10, che in un Paese normale si potrebbe fare tranquillamente in meno di 2 ore. 7 ore e un quarto in treno, 10 ore e mezza compresa l'andata.
A carnevale, ogni scherzo vale.

martedì 15 gennaio 2008

Milano Moda Uomo

Dopo un'attenta analisi delle sfilate milanesi, si è finalmente capito che nell'autunno-inverno prossimi l'uomo italiano si vestirà un po' come cazzo gli pare.

venerdì 9 novembre 2007

Autostrade intelligenti

Ieri, autostrada. Barriera di Milano Ghisolfa, coda eterna. Mi salta in mente di pagare alla porta delle carte di credito. La mia tessera prepagata però non è valida. E' valida però per pagare su internet l'attestato di transito per il mancato pagamento. Diamo un premio Nobel per l'economia a chi ha inventato questo meccanismo, sia Visa, Sanpaolo, Satap, Tremonti o Padoa-Schioppa...

martedì 6 novembre 2007

Enzo Biagi ci saluta...

Ogni mia parola sarebbe superflua.
Vorrei soltanto approfittarne per girare il dito nella piaga: speriamo che dopo di lui non arrivino di nuovo Max&Tux...

martedì 15 maggio 2007

Uno show per immigrati e fattoni

La meneghinissima Milano, e in particolare la centralissima piazza Duca d'Aosta, di fronte alla fascistissima stazione Centrale, ha ospitato nel caldissimo week end scorso il Qashqai urban challenge. Soddisfatti a metà gli organizzatori, per il pubblico che si aspettava più numeroso. Alle prove del giovedì, a cui ho assistito per intero, non un applauso. Un paio di ubriachi e di eroinomani barcollanti e spaesati si lamentavano dell'improvvisa e rumorosa installazione, gli immigrati africani, maghrebini, orientali e slavi erano a centinaia come sempre, ma invece di starsene sparsi nei dintorni si erano concentrati, piuttosto straniti, contro le transenne a guardare i giovani rider che saltavano da una gobba all'altra. Il giorno successivo, il pubblico era aumentato, ma lo zoccolo duro era sempre formato dagli abitanti della piazza, che al nuovo Suv Nissan nipponico erano assolutamente indifferenti.
Bello spettacolo, ma la partecipazione sarebbe stata maggiore in una location diversa, o in una cittadina meno frettolosa...

giovedì 12 aprile 2007

Robe da matti...

Guerriglia urbana a Milano tra la comunità cinese di via Paolo Sarpi e la municipale. Accuse da una parte di razzismo, dall'altra di lassismo e illegalità. La cosa che mi ha sconcertato di più, sapendo che l'accusa che viene rivolta più spesso dai milanesi ai cinesi è di non sapere l'italiano e di rapportarsi soltanto con i connazionali, è ciò che ha scritto il redattore del Corriere nel suo pezzo on-line: "La donna multata, portata via dai ghisa, insieme alla bambina che era con lei nell'automobile, è stata denunciata per resistenza a pubblico ufficiale, posta in stato di fermo e rilasciata dopo alcune ore".
I ghisa??? E questi giornalisti che non sanno nemmeno l'italiano e che vogliono rapportarsi soltanto con i propri concittadini?
Dalla Repubblica apprendiamo invece che i cinesi lamentano l'oppressione della municipale: "Tutti i giorni mi fanno una multa" ha dichiarato Ling Xiu, una commerciante della zona, cercando di spiegare le ragioni della protesta.". Bisognerebbe spiegare che forse se fanno una multa un motivo c'è...

mercoledì 14 marzo 2007

Problemi che noi "giornalisti" valdostani non ci poniamo

Non fare di ogni articolo uno spot per la nostra Regione...

mercoledì 7 marzo 2007

Scozia - Italia 1-0

Il ragazzo è evidentemente ubriaco. È la festa, la voglia di fare amicizia, di fare quella caciara che solo una trasferta importante della tua squadra di calcio del cuore permette di fare. Piazza Duomo è invasa, il coro è assordante, entra nei negozi, nel tempio cattolico meneghino, in metropolitana nonostante lo sferragliare delle carrozze. Due polli giganti dalle movenze umane sponsorizzano un fast food, il cesso della Feltrinelli ha una coda infinita di sciarpe colorate e bandiere verdi e bianche. Ci si muove con circospezione, ma il clima è veramente coinvolgente e non c'è da temere, nonostante i cori, le urla, l'evidente ebbrezza di molti, troppi.
Solo la cultura italiana, rappresentata da una libreria italiana, fa da ostacolo alla folla scozzese in gonnella verde e bianca. Giù al piano -1, in mezzo ai volumi e ai dischi (che in Gran Bretagna notoriamente sono più economici), c'è un'oasi di italiani silenziosi. Il rumore entra anche qui sotto. Giro per gli scaffali in cerca di un libro, che puntualmente non trovo perché esaurito, mi dilungo per "assorbire cultura per contatto", cosa che non credo assolutamente. E infatti poco dopo sono di nuovo fuori. Ha smesso di piovere, ma il frastuono britannico è più forte di prima.
Scendo le scale, davanti a me un cieco con il suo bastone bianco, ma senza occhiali scuri. La carrozza si ferma, la porta davanti a noi è fuori servizio. Il signore tasta con il suo aiuto bianco il lato chiuso.
Certezza di essere in Italia.

mercoledì 21 febbraio 2007

Mercoledì delle ceneri

La giornata inizia con una telefonata della Polizia. Continua poi con un piccione che ti ha fatto i bisogni sul sellino della bici. Culmina con la consegna di un foglio in bianco. Prosegue con un amico che mi scrive perché gli ho tirato troppo le orecchie... Il tutto mentre pensi ad un'amica che è al funerale di suo fratello quarantenne.

Poi, come se non bastasse, cade il Governo.
Basta, me ne vado a letto senza cena...

Effetti della settimana della moda

Milano è piena di belle ragazze. E sui mezzi pubblici non ci sono solo più immigrati, vecchietti e ragazzotti...

venerdì 19 gennaio 2007

Allarme rientrato

La Protezione Civile comunica che, dopo le ripetute esondazioni dei giorni scorsi, il livello di catarro del fiume Manomano è tornato al di sotto della soglia critica.

Nel frattempo, è successo che:
a) Questo signore qui È venuto a cena a casa nostra e mi ha ricordato episodi della mia vita che avevo completamente rimosso (tra le altre, Patty e Selma e «Ma a te piacccciono i Coldplay?»).
b) Un commentatore anonimo sta infestando l'equilibrio precario di questo blog con dei simpatici commenti che mi sono trovato a censurare. Mi faccio schifo da solo...
c) Un valdostano non è entrato nella casa del Grande Fratello, per somma gioia di tutti. Da queste parti, riconosciamo per strada ancora la vincitrice di Miss Valle d'Aosta 1858, figurarsi che sarebbe diventato una stars del calibro di un Grandefratellino...
d) Fa sempre più caldo, e tutti ne parlano. Forse, per la prima volta, non soltanto perché non hanno nient'altro da dire

lunedì 11 dicembre 2006

Promozione turistica invernale: concorrenza spietata

Si avvicina a grandi passi la stagione turistica invernale 2006-2007, che ha visto un prologo parzialmente monco in questo fine settimana lungo privo di neve fino all'ultimo. Le tendenze sono più che mai rispettate: poca neve, molti cannoni, vacanze incerte sino all'ultimo e concorrenza spietata sul fronte dell'offerta.
Le grandi mete classiche per i turisti del nord Italia si danno battaglia su più fronti. Quello degli spazi pubblicitari nelle grandi città è particolarmente significativo, principalmente per due motivi: al contrario delle campagne stampa e televisive, la cartellonistica ha un costo risibile rispetto a tv e quotidiani; secondariamente, ma questo dipende dalla bravura degli "advertiser", una campagna stradale o sui mezzi pubblici salta all'occhio maggiormente e rimane impressa più a lungo di un veloce spot tv o di una pagina di un quotidiano vista di sfuggita. Occorrono ore di spot ripetuti o paginoni ripetuti per giorni per entrare nella testa del consumatore.
Andiamo con ordine.

Le Alpi francesi rimangono al palo, nonostante la crescita del turismo italiano in Francia negli ultimi anni.
Comportamento opposto da parte dei cugini elvetici, che continuano a spingere il nuovo marchio ombrello "Svizzera" e la grafica standard adottata da tutte le aree della Federazione, dall'Oberland ai Grigioni, dall'Engadina al Vallese. E in particolare è il Vallese a farla da padrone in questa fase introduttiva della stagione, con cartellonistica accattivante e immagini calde e coinvolgenti, che sottolineano il prodotto, la qualità dell'accoglienza e l'unicità del paesaggio.
In questo senso, il Trentino va controcorrente. Massiccia campagna stampa generalista e letteralmente "agghiacciante", con immagini fredde di paesaggi sconfinati e innevati, con toni di azzurro e bianco che lasciano di stucco e grafica curata, ma squadrata ed "escludente", molto netta e con il distacco che trasmette il tutto. Sono anni che la Provincia autonoma di Trento ci propina questi spazi pubblicitari: evidentemente il marchio e la destinazione "Trentino" sono più forti e affermati di un messaggio per baccalà, orsi polari e Inuit...
Per quanto riguarda settori specifici di clientela, il Trentino si riscatta appieno, con campagne ficcanti e ad effetto. Esempio calzante è quello dell'acquisto pubblicitario di intere stazioni di metropolitana (chiamato tecnicamente "station domination") per lanciare il messaggio «caro snowboarder, guarda quant'è bello il Trentino: per il tuo sport, poi, è un paradiso». Uscendo dai tunnel della metro, appare appeso al soffitto un manichino a grandezza naturale, agghindato di tutto punto con tuta, maschera, occhiali e il fedele snow, marchiatro Trentino e con uno slogan ("Trentino terra di snowboarder") ripreso dai tabelloni 5x3 in tutta la stazione. La campagna è ripresa anche sulla stampa specializzata e sulla free press, nuovo e potenzialmente devastante mercato.
Le terre olimpiche delle valli torinesi cavalcano l'onda dell'evento dello scorso inverno per proporsi massicciamente alla clientela con migliaia di metri quadrati all'esterno della stazione Centrale di Milano, e un messaggio assolutistico, "quest'anno si scia da noi". Per ora da loro non si scia, per assoluta mancanza di neve, nonostante attualmente la "Via lattea" possegga i migliori impianti di tutto l'arco alpino. Il sasso nell'acqua è stato buttato, ora occorrerà vedere che cerchi farà: quelli olimpici hanno portato soddisfazione, ma non unanime. Solo il tempo potrà verificare se l'evento olimpico porterà soltanto danni ambientali o gli sperati ritorni turistici e di immagine.
Chi aveva rifiutato l'evento olimpico nettamente, la Valle d'Aosta, resta al palo. La dimensione limitata non consente, se non in rare occasioni, la promozione diretta televisiva o giornalistica. Per la verità, la promozione diretta in tv la Vallée l'ha fatta in estate, per suscitare in un periodo di "ricordo" la voglia di pensare ad una nuova vacanza in regione. E la campagna stampa, non sempre azzeccata (vedi spazi del Consiglio regionale per promuovere eventi locali - nello specifico Portes ouvertes - sulla stampa nazionale e specializzata), è limitata per evidenti motivi finanziari. Allora perché non si punta sulla promozione diretta tramite cartellonistica nelle grandi città? Chi può saperlo... forse per l'assenza di idee brillanti che non vanifichino gli sforzi economici: le campagne stradali sono le più incisive a patto di far alzare la testa al potenziale cliente "pecorone" che corre dall'ufficio alla palestra e dal centro commerciale a casa.
Ultima considerazione: i "marchi ombrello" territoriali compaiono in tutti gli advertising, in tutto il materiale informativo di tutte le località (da "Trentino" a "Svizzera" a "Via lattea" a "Sudtirol", qui da me non citato) tranne quello "Valle d'Aosta". Poca convinzione o legislazione in materia carente?

mercoledì 11 ottobre 2006

Milano

Milano non è una città, è un parcheggio. E perdipiù è completo.
(Michele)