Pierpaolo, un anziano rocker valdostano che si sta finalmente laureando, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul "rapporto tra i media tradizionali, il web e i blog". Ora, lui starà già pensando da giorni «'sto stronzo di manomano parla parla, ma si è dimenticato di quagliare».E io sto pensando da giorni «non sono assolutamente in grado di scrivere su di un argomento così complesso, data la mia esperienza limitata e piuttosto strana».
Venendo al punto, ciò che avrei scritto, se lo avessi fatto, sarebbe suonato più o meno così:
Il web 2.0 non esiste. Il suo peso è meno di zero: una cosa sconosciuta non esiste, così come l'America prima di Colombo. Al fianco di una fetta di società aperta alla tecnologia e al disordine del web, che ne apprezza l'immediatezza e la pluralità di versioni e vedute, resiste una maggioranza legata alle fonti di informazione tradizionali, alla firma, all'autorevolezza. Spesso, legata semplicemente alla facciata. Forse questa maggioranza sarà costretta, in breve tempo, ad adattarsi o a cedere il passo: la realtà immediata è però differente.I media tradizionali - tra cui ovviamente: quotidiani e periodici stampati, televisioni e radio - sono soggetti a vincoli fisici asfissianti, che sono però la loro forza. La tv, così come la radio, ha come vincolo il tempo, l'orologio. La limitatezza temporale è però fonte di sintesi, rapidità, immediatezza, semplicità: certo, si porterà dietro refusi e inefficienza, ma la sua efficacia li renderà secondari. Venendo alla stampa: pagine, colonne, righe, battute. Una selva di limitazioni fisiche, che si portano dietro folli corse per riempire i giornali in tempo utile per la chiusura, l'impaginazione, la scelta gerarchica delle notizie, i tagli per accorciare pezzi troppo lunghi o sbrodolati: un processo immutabile, serioso e sinonimo di autorevolezza.
Il web, in questo, riesce ad sommare tutti i vantaggi e allo stesso modo tutti gli svantaggi della carta, della tv e della radio. Non ha limiti di tempo e di spazio, ma deve suscitare interesse perché il prodotto raggiunga il proprio target: ottenere un clic è banale, ma non è facile. Internet non ha limiti di spazio, né in lunghezza né in brevità, e deve per questo fornire i contenuti giusti, senza allungare troppo il brodo, perdendo attenzione nella lettura; senza concentrarlo, perdendo approfondimento.
Il web può permettersi di non spiegare, grazie al link.
Le notizie sono spesso date in ordine cronologico, nei portali tematici o in quelli locali, o presentati in "prime pagine", principalmente dai siti dei quotidiani cartacei stessi. Il web è immediato, ma non ha l'assillo del tempo: il vantaggio di essere in continuo movimento e veloce, non corrisponde però ad altrettanti punti deboli. Una notizia "bucata" può essere inserita successivamente, e magari approfondita: su di un quotidiano, un giorno in più è tardi.
Vengo rapidamente ai blog: strumenti? Fonti? Svago? Approfondimento?
Difficile dirlo, sono tutto questo messo assieme. Il disordine del web li frena, ma è il loro motivo di vita: posso scrivere per anni senza essere conosciuto da nessuno, ma sono libero di farlo; posso raggiungere il "successo" per caso. La democrazia li ispira, tutti possono dire e fare ciò che vogliono (o quasi), ma allo stesso tempo la diffusione li fa diventare un mucchio di informazioni disorganizzate, un complesso assordante di notizie che pochi leggeranno.
E un link non è importante, come nella stampa su web, ma è vitale.
I blog, soprattutto nel già citato "web 2.0", sono l'ennesima fonte di informazione tra cui destreggiarsi, e per di più hobbistica e raramente lavorativa: la leggenda narra di manager intenti a svuotare la casella da email indesiderate per quasi metà del proprio tempo lavorativo; oggi siamo arrivati alla frenetica ricerca di fonti informative valide all'interno dell'enorme numero di siti e situncoli, blog e portali. Sommersi da informazioni.
E quindi il blog non è fonte di informazione, proprio perché non ha autorevolezza immediata: deve conquistarsela, con un link tra i "preferiti" o un posto in un aggregatore di feed. Deve sottostare alle regole non scritte del giornalismo e dei mass media.
C'è da aggiungere soltanto una cosa: spesso i blog non sono informativi, ma momenti di approfondimento. E, anche in questo caso, scimmiottano tv e stampa: fonti di liti tra opposte fazioni (politiche, sportive, religiose), si riducono ad essere luoghi di ritrovo tra "uguali": i lettori che si riconoscono in un tipo di blog, leggono, commentano e linkano solo quel tipo di blog. L'apertura culturale di cui sono portatori è vanificata. E i blog rimangono democrazia, cultura, curiosità, comicità, approfondimento: ma raramente informazione.
Quando ci si accorgerà appieno delle potenzialità del web, e dei blog, magari attraverso la creazione di portali tematici o geografici più efficienti di quelli attuali, sarà come la scoperta dell'America. Arriverà il Colombo di turno e la troverà bella.
Nonostante non fosse ciò a cui era abituato, la vecchia Europa della carta e dell'antenna, o quello a cui mirava, l'Oriente esotico e magico.









