Visualizzazione post con etichetta Psico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Psico. Mostra tutti i post

martedì 8 gennaio 2008

Trattatello senza pretese sui media moderni

Pierpaolo, un anziano rocker valdostano che si sta finalmente laureando, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul "rapporto tra i media tradizionali, il web e i blog". Ora, lui starà già pensando da giorni «'sto stronzo di manomano parla parla, ma si è dimenticato di quagliare».
E io sto pensando da giorni «non sono assolutamente in grado di scrivere su di un argomento così complesso, data la mia esperienza limitata e piuttosto strana».
Venendo al punto, ciò che avrei scritto, se lo avessi fatto, sarebbe suonato più o meno così:

Il web 2.0 non esiste. Il suo peso è meno di zero: una cosa sconosciuta non esiste, così come l'America prima di Colombo. Al fianco di una fetta di società aperta alla tecnologia e al disordine del web, che ne apprezza l'immediatezza e la pluralità di versioni e vedute, resiste una maggioranza legata alle fonti di informazione tradizionali, alla firma, all'autorevolezza. Spesso, legata semplicemente alla facciata. Forse questa maggioranza sarà costretta, in breve tempo, ad adattarsi o a cedere il passo: la realtà immediata è però differente.
I media tradizionali - tra cui ovviamente: quotidiani e periodici stampati, televisioni e radio - sono soggetti a vincoli fisici asfissianti, che sono però la loro forza. La tv, così come la radio, ha come vincolo il tempo, l'orologio. La limitatezza temporale è però fonte di sintesi, rapidità, immediatezza, semplicità: certo, si porterà dietro refusi e inefficienza, ma la sua efficacia li renderà secondari. Venendo alla stampa: pagine, colonne, righe, battute. Una selva di limitazioni fisiche, che si portano dietro folli corse per riempire i giornali in tempo utile per la chiusura, l'impaginazione, la scelta gerarchica delle notizie, i tagli per accorciare pezzi troppo lunghi o sbrodolati: un processo immutabile, serioso e sinonimo di autorevolezza.
Il web, in questo, riesce ad sommare tutti i vantaggi e allo stesso modo tutti gli svantaggi della carta, della tv e della radio. Non ha limiti di tempo e di spazio, ma deve suscitare interesse perché il prodotto raggiunga il proprio target: ottenere un clic è banale, ma non è facile. Internet non ha limiti di spazio, né in lunghezza né in brevità, e deve per questo fornire i contenuti giusti, senza allungare troppo il brodo, perdendo attenzione nella lettura; senza concentrarlo, perdendo approfondimento.
Il web può permettersi di non spiegare, grazie al link.
Le notizie sono spesso date in ordine cronologico, nei portali tematici o in quelli locali, o presentati in "prime pagine", principalmente dai siti dei quotidiani cartacei stessi. Il web è immediato, ma non ha l'assillo del tempo: il vantaggio di essere in continuo movimento e veloce, non corrisponde però ad altrettanti punti deboli. Una notizia "bucata" può essere inserita successivamente, e magari approfondita: su di un quotidiano, un giorno in più è tardi.
Vengo rapidamente ai blog: strumenti? Fonti? Svago? Approfondimento?
Difficile dirlo, sono tutto questo messo assieme. Il disordine del web li frena, ma è il loro motivo di vita: posso scrivere per anni senza essere conosciuto da nessuno, ma sono libero di farlo; posso raggiungere il "successo" per caso. La democrazia li ispira, tutti possono dire e fare ciò che vogliono (o quasi), ma allo stesso tempo la diffusione li fa diventare un mucchio di informazioni disorganizzate, un complesso assordante di notizie che pochi leggeranno.
E un link non è importante, come nella stampa su web, ma è vitale.
I blog, soprattutto nel già citato "web 2.0", sono l'ennesima fonte di informazione tra cui destreggiarsi, e per di più hobbistica e raramente lavorativa: la leggenda narra di manager intenti a svuotare la casella da email indesiderate per quasi metà del proprio tempo lavorativo; oggi siamo arrivati alla frenetica ricerca di fonti informative valide all'interno dell'enorme numero di siti e situncoli, blog e portali. Sommersi da informazioni.
E quindi il blog non è fonte di informazione, proprio perché non ha autorevolezza immediata: deve conquistarsela, con un link tra i "preferiti" o un posto in un aggregatore di feed. Deve sottostare alle regole non scritte del giornalismo e dei mass media.
C'è da aggiungere soltanto una cosa: spesso i blog non sono informativi, ma momenti di approfondimento. E, anche in questo caso, scimmiottano tv e stampa: fonti di liti tra opposte fazioni (politiche, sportive, religiose), si riducono ad essere luoghi di ritrovo tra "uguali": i lettori che si riconoscono in un tipo di blog, leggono, commentano e linkano solo quel tipo di blog. L'apertura culturale di cui sono portatori è vanificata. E i blog rimangono democrazia, cultura, curiosità, comicità, approfondimento: ma raramente informazione.
Quando ci si accorgerà appieno delle potenzialità del web, e dei blog, magari attraverso la creazione di portali tematici o geografici più efficienti di quelli attuali, sarà come la scoperta dell'America. Arriverà il Colombo di turno e la troverà bella. Nonostante non fosse ciò a cui era abituato, la vecchia Europa della carta e dell'antenna, o quello a cui mirava, l'Oriente esotico e magico.

domenica 6 gennaio 2008

Se le do due fustini normali, lei mi dà il suo Dixan?

Normale sabato sera, al solito pub di Aosta. Una bella ragazza con una grossa borsa e una cartelletta gira tra i tavoli, dentro, fuori, dappertutto. Fuori nevica grosso così.
Si avvicina agli avventori con una domanda: «Ciao, tu fumi?». Non è la classica proposta di un metodo per combattere la nicotina, anche perché attorno alla mezzanotte, in mezzo ai ventenni semisbronzi, il vaffa come risposta sarebbe assicurato. Invece no, la ragazza propone il cambio, che non sentivo dai tempi della pubblicità del Dixan, tra un pacchetto di sigarette iniziato e un intonso pacchetto da 20 Philip Morris.
A metà tra la farsa e l'associazione a delinquere (il mio socio si è chiesto subito, lui che è volpino, se tutto ciò sia lecito), molti fumatori accettano lo scambio. Oltre al pacchetto usato, la ragazza vuole nome e numero di telefono. Che tutti, col sorriso sulle labbra, danno. Anche perché - si è mai visto - è proprio una bella ragazza a chiedere il numero di telefono e non il contrario.
Ovviamente, io ho risposto male alla prima domanda («Ciao, tu fumi?» - «Ummh... No») e il gioco si è interrotto.
Lo struscio della pulzella tra la folla, però, deve aver convinto molte persone ad iniziare a fumare.

giovedì 25 ottobre 2007

Evoluzione del quiz tv

I maghi dell'auditel ci stanno plagiando con l'atteggiamento buonista di chi si erge a paladino della morale pubblica. Niente più veline, letterine o vallette scosciate o scollate. Finalmente, una svolta. I bambini non potevano più guardare i quiz nemmeno in fascia protetta, era tutto uno sculettare e un balcone in vista e un metro quadro di pelle scoperta. I grandi, tutti un po' guardoni, ne giovavano, poi basta. Sarà stato l'11 settembre, un moto di serietà comune, e perlomeno dai pomeriggi tv tette e culi sono andati in soffitta.
Passato qualche tempo, la gente si è scordata del problema. Tutti felici, tranne l'auditel: "Dobbiamo trovare una soluzione". Facile: sostituire alle vallette le concorrenti.

E non ditemi che sono l'unico ad essersene accorto: negli ultimi mesi i casting dei quiz premiano non i più preparati o i più simpatici, ma le donne più procaci, le ragazze più spogliate e la perfezione di viso e mezzobusto, per far tentare un'impennata dell'auditel.
Senza il cachet delle letterine.

venerdì 12 ottobre 2007

Segni della società che cambia #02

Oggi manifestazione studentesca. «Non siamo contro gli esami di riparazione», ma sono apparsi puntualmente cartelli "No agli esami".
Il punto non è questo. Il punto è il mio disgusto, ma per altro: ai miei tempi si manifestava tutti uniti, non c'era bandiere e colori. Non c'era politica, se non quella "Studenti vs. Resto del Mondo". Sapevo bene che la Valle d'Aosta, in questo, rappresentava l'eccezione. Fuori Valle, dal '68 in avanti, e forse anche prima, gli scontri destra-sinistra sono la marmellata sul pane della protesta, quel di più che fa colore e dà gusto e che, se non ci fosse, farebbe strano a tutti.
Qui, nell'isola felice di Regionelandia, gli studenti erano studenti. E basta. Qualche leader politico sfilava con loro, ma soltanto quelli, di qualunque colore essi fossero, che condividevano o avevano ispirato la protesta.
Oggi, invece, hanno sfilato in due cortei distinti e antagonisti. Con canzoni che dovrebbero essere condivise e che invece diventano inni di parte (Il canto degli italiani di Mameli da una parte, Bella ciao dall'altra). Con bandiere che dovrebbero essere condivise e che invece diventano inni di parte (il tricolore e la bandiera della pace). Con leader politici che dovrebbero condividere con gli studenti le motivazioni della "lotta" e che invece incitano alla contrapposizione (Azione Giovani e meno giovani da una parte, Rifondazione e i suoi satelliti dall'altra).
Uno spettacolo penoso, incivile, indegno. Il peggio di quanto potesse succedere fuori dalla "Dzenta valaye".
E così tutti hanno parlato delle polemiche successive e della "protesta degli studenti contro gli esami di riparazione" e non delle altre motivazioni: forse perché non esistevano...

Nelle immagini: a destra la destra, a sinistra la sinistra. E dove se no...

mercoledì 19 settembre 2007

Territori a sé stanti

L'altra sera ero al McDrive, il take away automobilistico di McDonald's, a metà tra un "Drive in" della ciccia e un pit-stop dello stomaco.
La coda per hamburger e patatine e cocacola annacquata era lunga: complice l'ora tarda, il buio ormai tagliente e la mia mente stramba, attorniato sulla mia Punto da una Bmw (davanti) e da una Bmw (dietro), mi è venuto da pensare a come ci si comporta in caso di incidente al McDrive. Niente di eccezionale, anche solo un mini tamponamento, una graffiatina alla carrozzeria. Tantopiù che la rampa di accesso al McDonald's di Aosta (sì, il Mac di Aosta, non uno dei Mac di Aosta... ce n'è solo uno in tutta la Valle) è stretta, d'acciaio, tortuosa e, a vederla, instabile.
Ho immaginato scene di delirio nel compilare la constatazione amichevole, tra una sgranocchiata ad una patatina o ad un McNugget, che sennò si freddano. Ho immaginato le carte (assorbenti) bollate in caso di colpa o negligenza del signor Ronald McDonald, lui e la sua schiera di avvocati con le scarpe di dieci numeri in più.
Poi ho pensato che nulla di tutto questo sarebbe reale: il McDonald's è un mondo immaginario, dove tutti si resta piccini (anche io che quasi non mangio carne e vivo di cibi sani cedo al fascino delle schifezzuole d'oltreoceano), dove tutto è bontà, perfezione e puntualità, dove gli incidenti non sono immaginabili.

E soprattutto si è su suolo privato, dove il codice della strada non vige...

mercoledì 28 marzo 2007

Non è una vergogna...

... stare nella corsia di destra in autostrada...

giovedì 15 febbraio 2007

Sogni nel cassetto #01

Diventare Sindaco del Giappone

giovedì 29 giugno 2006

Paura

La brutta storia di Gianluca Pessotto mi ha messo tristezza e paura. Parlo proprio di paura, di terrore. Non è sgomento, dispiacere. Proprio paura. Perché se lo ha fatto lui, non ci sono certezze. Uno che si era fatto da sé, che piuttosto che rimanere ignorante si alzava alle 5 del mattino a studiare, che leggeva Tolstoj mentre i compagni di stanza stavano davanti alla Plejstescion. Che aveva pianificato la propria vita alla perfezione, per superare il momento del distacco dal pallone e tornare nella vita vera, che era circondato di donne che lo amavano e di amici con cui confidarsi. Se non aveva voglia di vivere più, nemmeno la determinazione e la razionalità possono resistere al delirio della depressione o di chissà che. Per La Stampa, la causa è la paura di perdere la famiglia per una serie di liti con l'amata e indispensabile moglie, amore di una vita. Per il Times, sicuramente meno informato, il tutto è causato dallo scandalo calcio e dal silenzio forzato in cui un onesto calciatore "diverso" non poteva mantenere. Per Manomano, è semplicemente paura.
La paura di essere schiavi dell'inconscio, senza più raziocinio che tenga...

domenica 16 aprile 2006

Valeria Marini

Valeria Marini ha fatto un test psicologico ed è risultata intelligente.
Delle due, l'una:
1) il test era di "Cioè";
2) È talmente svampita da non aver capito il risultato

sabato 31 dicembre 2005

Non festeggiare il capodanno è da sfigati?

"No, non me lo dire... Eppure tu non mi sembri certo uno sfigato!"
"Oh, ma se proprio vuoi puoi unirti a noi"
"Ci raggiungi più tardi, dai, non puoi startene a casa!!!"

Delitto di Stato? Omicidio colposo? Comportamento censurabile? Abitudine bislacca?
No, semplicemente non mi piace festeggiare il capodanno. Non mi piace in generale festeggiare per forza. Perché bisogna tutti essere felici, bere e mangiare allo sfinimento, fingere di farsi gli auguri?
Ormai si festeggia ogni cosa, tutti i giorni. Serve davvero un momento di delirio collettivo in cui ci si accontenta di comparse VIPs e cantanti di serie B, bottiglie di spumante da supermercato e botti fino allo stordimento? A me non piace, semplicemente. E se sembro sfigato, pace. Mi piace così, semplicemente...

sabato 24 dicembre 2005

Tempi moderni

Ricordate il programma con cui Daria "Big"nardi ha esordito su Italia1 qualche anno fa (8? 10?). Quello che raccattava dalla strada mentecatti e ciarlatani, trans e tatuati a manetta, suore buddiste e preti gay? Ma sì, non potete sbagliare... Quello che fotografava alla perfezione una parte dei tempi moderni, facendo storcere il naso ai buonisti e ai perbenisti. Anche a causa del titolo, ripreso da un capolavoro di Charlie Chaplin. Un programma per certi versi generazionale.
Ebbene, quel programma non aveva capito niente.
I tempi moderni non erano squatter, prostitute e pazzoidi.
I tempi moderni sono delirio puro, altro che trasgressione...
Ignoranti che protestano contro il progresso, tirando in ballo pargoli e anziani.
Ministri che non sanno rispondere altrimenti che con le botte.
Ministri canterini, presidenti monopolisti anti par condicio...
Europa allargata a est, ospedali allargati a est (evidentemente la mania della Cina dilaga anche tra i politici aostani).
Insultatori insultati, insultatori malmenati, malmenati insultati, Borghezio insultato insultatore malmenato (la solita mania di grandezza...)
«Papaveri e papi... La donna cannolo...» No, questa è un'altra storia.
Il nuovo millennio prospettava prosperità, pace, toni morbidi e pacati, rispetto per il prossimo e per la natura, discussioni sempre più frequenti e animate ma civili. Prevedeva anche le macchina volanti, treni sospesi nel vuoto e vestiti "intelligenti". Forse nel secolo passato si sono azzeccate di più le previsioni per quanto riguarda queste cosine che non contano nulla...

Insomma, si litiga, ci si accapiglia, si rubano soldi ai derelitti manco rubare caramelle ai bimbi. Dal primo all'ultimo stressati, dal primo all'ultimo che dispensano consigli. Manca solo il parere della Chiesa... Con il ditone di Ruini alzato a maledire qualche comportamento che non nuoce a nessuno più dell'indifferenza e dell'odio diffuso in quella che fino a qualche anno fa era la nostra "società"

venerdì 20 maggio 2005

Che cosa cambia?

Chi ha tutto percepisce le cose quando gli mancano.
Chi non ha niente si accorge delle cose quando le trova.
Qual è la differenza?

domenica 27 marzo 2005

Categoria #6: lo scout

Mai categoria sociale è facilmente stereotipata dalle malelingue e dai detrattori. Essere lupetto, giovane marmotta, orso bruno o vecchio grizzly comporta un corollario di inevitabili sguardi incuriositi dei passanti, di sfottimenti di chi dopo breve esperienza ne è uscito con disonore, di sufficienza da parte delle altre categorie sociali giovanili. Sì, perché lo scout è così preso dallo scoutismo e dal pensiero Powelliano (il famoso B.P.) che non fa parte di oratori, di ricreatori (oratori laici, caso unico nella cattolicissima Italia a Trieste), ma nemmeno di "case del popolo" (se ne esistono ancora...), della compagnia del muretto o del baretto.
Ma nemmeno dalla tanto ideologicamente vicina Azione Cattolica.
Lo scout vive in un mondo tutto suo, con i suoi calzoni sempre corti, il sogno del cravattino rosso e delle medaglie accompagnamento-vecchietta-su-striscie-pedonali® o salvataggio-gatto-da-acquazzone®. Alle elementari con la cartella (come sono antiquato: zaino, pardon) squadrata e marchiata Scout®, l'astuccio Scout® e le matite Scout®. La domenica a Messa, rigorosamente nel reparto scout della chiesa. E poi via, anche a gennaio, in calzoncini e maglietta su' pei monti, col pranzo al sacco scout.
E quando gli anni passano...
Inevitabilmente...
Lentamente...
Inesorabilmente...
Si giunge alla sublimazione dello scout con la carriera scoutistica, per condurre le nuove leve sulla retta via. Una cosa senza un'apparente spiegazione è il motivo per cui le scout conciate da scout sembrano molto più vecchie di quanto non siano in realtà e accada esattamente il contrario per gli esemplari maschili: bimbi perenni. Deve essere una tecnica sopraffina dello stilista scout che, studiando attentamente gli abbinamenti di colori e capi, è arrivato alla totale assenza di messaggi nel vestire, al contrario del resto della società che vive di segni nascosti tra le pieghe degli abiti.
Da brave suorine e da bravi bimbi privi di qualsiasi sessualità, l'obiettivo primo dello scoutismo è preservato: non procreare. Un qualsiasi figlio di uno scout non diverrà scout nemmeno sotto tortura, meglio pescare nel mucchio grazie alla gerarchia da animaletti del bosco con una pillola settimanale di sospensione dei personalismi e del libero arbitrio.
Se sono stato duro, me ne scuso. Non sono mai stato scout e quindi riesco ancora a formulare dei giudizi personali.

sabato 19 febbraio 2005

3 notizie da nuovo anno

Immancabilmente, nell'inizio di ogni nuovo anno, giornali, Cucuzzi, rotocalchi e Parodi ci tormentano con 3 finte notizie-luogo comune:
1. Sarà l'anno più caldo del secolo
2. Sarà l'anno dei matrimoni vips più lussuosi
3. Finalmente quest'anno daranno il Nobel a Bono Vox

lunedì 7 febbraio 2005

Storia di una formica

Visto che non sono capace di scrivere storielle con una morale morale (ma soltanto con una morale amorale), ecco che ne riporto una che mi è piaciuta molto:

Tutti i giorni, molto presto, arrivava in ufficio la Formica produttiva e felice. Là trascorreva i suoi giorni, lavorando e canticchiando una vecchia canzone d'amore. Era produttiva e felice ma, ahimè, non era supervisionata. Il Calabrone, gestore generale, considerò la cosa impossibile e creò il posto di supervisore, per il quale assunsero uno scarafaggio con molta esperienza. La prima preoccupazione dello Scarafaggio fu standardizzare l'ora di entrata e di uscita e preparò pure dei bellissimi report. Ben presto fu necessaria una segretaria per aiutare a preparare i report, e quindi assunsero una Ragnetta, che organizzò gli archivi e si occupò del telefono. E intanto la formica produttiva e felice lavorava e lavorava. Il Calabrone, gestore generale, era incantato dai report dello Scarafaggio supervisore, e così finì col chiedere anche quadri comparativi e grafici, indicatori di gestione ed analisi delle tendenze. Fu quindi necessario assumere una Mosca aiutante del supervisore e fu necessario un nuovo computer con stampante a colori. Ben presto la Formica produttiva e felice smise di canticchiare le sue melodie e cominciò a lamentarsi di tutto il movimento di carte che c'era da fare. Il Calabrone, gestore generale, pertanto, concluse che era il momento di adottare delle misure: crearono la posizione di gestore dell'area dove lavorava la Formica produttiva e felice. L'incarico fu dato ad una Cicala, che mise la moquette nel suo ufficio e fece comprare una poltrona speciale. Il nuovo gestore di area - chiaro ebbe bisogno di un nuovo computer e quando si ha più di un computer è necessaria una Intranet. Il nuovo gestore ben presto ebbe bisogno di un assistente (Remora, già suo aiutante nell'impresa precedente), che l'aiutasse a preparare il piano strategico e il budget per l'area dove lavorava la Formica produttiva e felice. La Formica non canticchiava più ed ogni giorno si faceva più irascibile. "Dovremo commissionare uno studio sull'ambiente lavorativo, un giorno di questi", disse la Cicala. Ma un giorno il gestore generale, al rivedere le cifre, si rese conto che l'unità, nella quale lavorava la Formica produttiva e felice, non rendeva più tanto. E così contattò il Gufo, prestigioso consulente, perché facesse una diagnosi della situazione. Il Gufo rimase tre mesi negli uffici ed emise un cervellotico report di vari volumi e di vari milioni di euro, che concludeva: "C'è troppa gente in questo ufficio." E così il gestore generale seguì il consiglio del consulente e licenziò la Formica incazzata, che prima era produttiva e felice.

Morale:

Non ti venga mai in mente di essere una Formica produttiva e felice. È preferibile essere inutile e incompetente. Gli incompetenti non hanno bisogno di supervisori, tutti lo sanno. Se, nonostante tutto, sei produttivo, non dimostrare mai che sei felice. Non te lo perdoneranno. Inventati ogni tanto qualche disgrazia, cosa che genera compassione. Pero', se nonostante tutto, ti impegni ad essere una Formica produttiva e felice, mettiti in proprio, almeno non vivranno sulle tue spalle calabroni, scarafaggi, ragnetti, mosche, cicale, remore e gufi.

mercoledì 5 gennaio 2005

Post-romanticismo di inizio anno

Dopo il mio capodanno disertato per scelta, mi sto accorgendo di quanto quella scelta fosse azzeccata.
Odio con tutte le mie forze i racconti epici del capodanno. Odio le leggende che si raccontano a tutti i costi tra amici delle mille esperienze vissute tutte in una notte. C'è chi era a Trento, ma anche a Roma e ad Aosta. Contemporaneamente, Evidente effetto di un jet privato. Odio con tutto il cuore l'ipocrisia di chi ha sparato botti, ma uno in meno del solito, pensando a Phuket. E chi ha infarcito i tiggì di romanticissimi minuti di silenzio inesistenti nelle piazze italiane. Odio il romanticismo autocelebrativo dei giornali di regime. Odio i commenti finto-buonisti di finto-moderati che in cuor loro hanno festeggiato più del solito, ma non lo danno a vedere. Odio lo spumante bevuto per forza. Odio i tappi e i botti per strada il 1° gennaio. Odio i buoni propositi per il nuovo anno, le mutande rosse e i vestiti vecchi.
... tutto questo odio nei miei propostiti di inizio anno non era previsto...

giovedì 16 settembre 2004

Miti moderni - bis

Per riprendere il discorso lasciato a metà nel post precedente, chi meglio di Arthur Fonzarelli potevo scegliere tra i miti di un'epoca (quella sì) irraggiungibile...
Abbordo il tema del mito divenuto tale grazie alla morte. Nessun discorso più squallido è mai stato udito da un essere dotato di un barlume di intelligenza. Kurt da Seattle è morto, è divenuto mito.
Jim da Melbourne e Jimi da Seattle, pure lui (Luciano da Correggio cantava "La forza della banda è nello star lontani / dai posti in cui son stati Brian, Janis, Jim e Jimi" - sto aprendo troppe parentesi) sono morti giovani e sono divenuti miti. Il Pirata Marco è morto giovane, è divenuto mito. Ovviamente si fanno sempre esempi parziali e soltanto a sostegno della propria delirante tesi.
Henry Winkler, il Fonzie di Milwakee, è un mito riconosciuto dell'iconografia anni 60 americana. Eppure è ancora vivo e vegeto. Il successo lo ha lasciato, ha interpretato qualche particina qua e là in film di serie B. È stato produttore esecutivo di Mac Gyver. Scommetto che non lo sapevate...
Eppure il mito c'è, ogni suo passaggio in TiVì riscuote successo e rievoca un'epoca passata. Forse miti di questo tipo non se ne vedranno più. O chissà. Magari i nostri nipoti avranno come mito rappresentativo degli anni 2000 Luke Perry (azz... questo esempio non regge... non lo ricorda già più nessuno adesso...) o lo sconosciuto Costantino (il Taricone post-Taricone... e a proposito, anche il palestrato filo-Dini doveva restare per sempre nell'immaginario collettivo, ma così non è stato).
Un mito nasce e si alimenta in base all'inconscio delle masse. È un fenomeno inspiegabile, o spiegabile solo in parte. È più facile pronosticare che Kerry si prenderà una scoppola da Bush, ovvio segno della malattia della democrazia americana, che prevedere un nuovo mito al posto della Barbie.
Che discorso idiota...

venerdì 10 settembre 2004

Miti moderni

Assisto spesso, come spettatore o come lettore, ad accesi dibattiti sulla "questione mito". Esistono ancora i miti oggi? Ci saranno ancora miti in futuro? Morire giovani serve per aumentare l'aura del mito?
Beh, mi sembrano semplicemente discorsi idioti di una generazione che ormai ha vissuto tutto. O forse no. Non ha vissuto niente: è solo stata sfiorata da un intorno che però non ha lasciato nulla.
Al giorno d'oggi non si provano più sensazioni, non si ha più entusiasmo per nulla. Tutto è a portata di mano, tutto è vicino e facile. Siamo talmente assuefatti da non riuscire a capire nemmeno le minacce che riceviamo dai vari coglionazzi di turno (Bush, Bin Laden, Putin...) talmente viviamo in una realtà ovattata e fuori dal mondo. Fuori da quel mondo che crediamo di dominare.
La musica non sarà mai come una volta, il rock è morto. Lennon, Morrison, Cobain: angeli morti che non avranno eredi, icone immortali ineguagliabili. Che bello sarebbe stato vivere nella Londra mod, nella Seattle del grunge, nella Chicago dei Bulls o nella Woodstock dei fattoni. I Red Hot e gli Oasis non sono più quelli degli esordi. I Simpson non sono più quelli di una volta, CSI e ER andrebbero aboliti perché non sono più originali e si trascinano solo per soldi. Il calcio era meglio quando era senza soldi (e qui ci scordiamo che i soldi mancano adesso, fino a pochi anni fa erano dieci volte tanto...), nessuno ci ridarà le emozioni di Pantani.
Una serie di luoghi comuni terrificanti. La mia opinione è che siamo talmente pieni di stimoli da non saper apprezzare nulla di quello che TiVì, sport, musica e vita ci presentano, appiattendo tutto all'attuale, togliendogli qualsiasi prospettiva con il passato, con il futuro, in un'atmosfera irreale di autodifesa dalle emozioni.
Dovremmo tornare a pensare di più con il cuore. So che mi avrete già preso per romanticone... O forse no, perché siete talmente appiattiti anche voi lettori che non sarete arrivati a leggere fino a questo punto del mio discorso psico-culturale.
Se, invece, avete resistito fino a qui, vi rinvio ad una probabile continuazione di questo discorso nei prossimi giorni. Spero di non aver troppo banalizzato la questione...

domenica 15 agosto 2004

Rassegna capi osceni di Charlas

Carlo, nel suo blog (chiuso da mesi, nda 07-03-2005), ha dedicato parecchio spazio alla "sagra del disgusto" di t-shit (pardon... t-shirt...) con scritte evidenti e provocanti che spesso non possono che definirsi stupide.
Ieri, nel mio lungo restare seduto lungo la via principale di Aosta per la Foire d'été, ne ho viste di tutti i colori. Una in particolare mi ha scioccato (e non era una t-shock su abbondanti balconi...).
Una paio di pantaloni con, sul posteriore di una vecchiaccia, un'abbondante scritta "GET INSIDE".

mercoledì 23 giugno 2004

Segni della società che cambia #01

Ecco il nuovo sex symbol: Moby (non Prince, come la nave Moby Prince, ma Melville, come lo scrittore della balena bianca).