giovedì 15 maggio 2008

Mi bullo

Ieri sono stato un pomeriggio con il campione del mondo di downhill, Sam Hill, il figlio di Benny Hill.
Foto per pochi intimi, riprese per un servizio Rai: sei top rider tutti per noi, proprio un bel pomeriggio, a Pila.

Ah, e oggi è partito ufficialmente, grazie al signore dei domini web italiani che si è degnato di rispondere alla mia istanza, MTBnews.it.

Nell'immagine ©manomano, da sinistra Brendan Fairclough, Corrado Hérin e Sam Hill

mercoledì 14 maggio 2008

Travaglio, Di Pietro, ami e abboccamenti

Due parole sulla vicenda Travaglio: perché tutto 'sto casino?
Dire che Schifani era amico di gente che poi si è rivelata mafiosa è la verità. Non è penalmente rilevante, ma è piuttosto infamante: negli Stati esteri, per molto meno si perderebbe la reputazione, altro che seconda carica dello Stato.
Non solo il giornalista a rivelare questi dati diverrebbe famoso, ma avrebbe il doppio degli spazi, per merito. E se solo si rivelassero "voci" e non "verità", quello stesso giornalista finirebbe a scopar le foglie.
Seconda cosa: dire che Travaglio ha troppo spazio in TV è un insulto al buon senso. Proprio in questo periodo in cui si vedono Filippo Facci (bugiardo e piuttosto incapace, ma belloccio e molto telegenico), Paolo Liguori (moderato come un crampo in quel posto), Paolo Del Debbio (opinionista tra la gente, che puntualmente vira a proprio favore) e altri giornalisti prezzolati in tutte le salse, dire che Travaglio ha molto spazio è da idioti: in Mediaset non appare nemmeno da morto, in Rai appare una volta a settimana, e in qualche ospitata. Non la vedo, francamente, questa sovraesposizione.
Dà, come sempre, l'idea del pretesto per ambire ancora una volta a spartirsi la RAI, a cacciare qualche voce fuori dal coro con la scusa patetica della mancanza di rispetto verso le istituzioni e dell'uso criminoso del mezzo pubblico. Tutte cose già sentite, tutte cose cui questa volta nessuno si opporrebbe.

Già, perché Berlusconi è riuscito non soltanto a distruggere la sinistra, con l'aiuto di Veltroni, ma sta riuscendo anche a distruggere il PD (se mai fosse nato, è ancora da chiarire): opposizione costruttiva, fine dell'anti-berlusconismo, applausi ai suoi discorsi, imbavagliamento della stampa bipartisan, non una critica che sia una. Dopo che Silvio è riuscito a far accettare alla Nazione ministri come Calderoli, Bossi, Vito, Alfano e Bondi (alla cultura!) senza che dall'opposizione non si levasse una mosca, un commento perlomeno critico, un fischio, chissà quali porcate riuscirà a propinare a tutti in cinque anni di governo senza una vera opposizione. Come ha già detto qualcuno, la vera opposizione in parlamento è l'UDC!

Il centrodestra ha buttato l'amo delle riforme costituzionali. E tutti hanno abboccato. Sullo snellimento dell'apparato statale, sull'abolizione del bicameralismo perfetto, sulla nuova legge elettorale, sono tutti d'accordo. Sul federalismo fiscale e sulle nuove forme di autonomia finanziaria e amministrativa regionale, assolutamente no. La Lega è un partito di governo, ma assolutamente minoritario: e anche tra i suoi elettori, ben pochi sono quelli che hanno votato il carroccio per questi motivi. L'elettore leghista vuole tornare a respirare nelle periferie intasate di immigrati irregolari, vuole scacciare la terribile paura dell'insicurezza che proprio il centrodestra gli ha inculcato, vuole che il suo posto di lavoro torni sicuro. Vuole qualche rom in meno, vuole che le rapine ci siano come sempre, ma vuole che se ne parli un po' meno perché non c'è più il komunista di turno da incolpare di lassismo e buonismo.
Di come paga le tasse, e se vanno a Roma o a Pontida, gliene frega relativamente: basta pagarne poche, e vedere qualche vigile sotto casa e il marciapiede pulito. La minoranza federalista degli elettori tiene in pugno la maggioranza del partito, del governo, del parlamento e del Paese. Un'escalation eccezionale, con l'otto per cento dei voti.

giovedì 8 maggio 2008

Semplice coincidenza

Qui, nel mondo reale, la reazione al nuovo governo è stata diarrea e vomito.

sabato 3 maggio 2008

Valdostano medio #04 - Ritratto

Oggi, alle 12.45 circa, su Raitre (in Valle d'Aosta), lunga intervista a Mene, AKA Valdomedio, AKA colui che ha conquistato un sacco di spazio mediatico senza aver fatto nulla più di tanti onesti rapper.
A seguire, telecronaca blog.

Ebbene, Mene ha parlato a ruota libera per 4-5 minuti, spaziando sulla sua musica, sui suoi progetti, e soffermandosi a lungo sulle idee: con questa intervista ha tolto la maschera. Mene non è "Valdostano medio". La satira si è fermata lì, la critica è proseguita.
Nonostante ciò che ha dichiarato più volte ("la mia è soltanto satira" e "non faccio politica"), si può dire che il pensiero sia evoluto: la satira di Valdomedio è acqua passata, ora Mene porta avanti convinto la critica sociale che ha messo in atto. Ritratto quindi in parte ciò che avevo pensato su "Valdostano medio": è un'allegoria, una satira a tutti gli effetti, ma il pensiero dell'autore va oltre, ed è un tantino distorto. Di questo è molto convinto, si ritiene appoggiato dai coetanei, e si può credergli facilmente: il disagio per tradizioni non condivise, il fastidio per alcuni aspetti che fanno di una parte della Valle un'entità rimasta ferma ad una cinquantina di anni fa era forte anche quando io stesso avevo quell'età.

Se scrivo "i valdostani sono tutti ubriaconi", so di esagerare volutamente, se invece ritengo sia la verità, allora la mia non è satira. Mene ritiene che lo sport popolare più diffuso sia la sbronza collettiva (oltre che la battaglia delle mucche). Forse questa è la parte più azzeccata di tutta la sua "critica sociale", quella su cui poteva ottenere consenso anche dal "mondo degli adulti" che invece si è dimostrato così chiuso nei suoi confronti. Mene fotografa senza dubbio una parte della società valdostana, facendo satira, sberleffo o sfottò si possono inquadrare bene questi personaggi medi. Cercare invece di dare un quadro generale partendo da questi "casi limite", non è sbagliato, ma è anche dannoso. Sbagliato perché dimostra chiusura mentale da parte di chi raffigura la valdostanità in questo modo: esistono ottimi allevatori, ottimi scultori, ottimi valdostani; esistono valdostani come Mene, esistono valdostani legati soltanto alle mucche e che non sanno accendere un pc, esistono "valdostani del terzo millennio" che convivono in pari grado con il passato e con il futuro. Facendo satira posso dimenticarmene: il burino romano di Sordi rappresenta benissimo una parte di società italiana che mangia spaghetti e rutta fragorosamente, ma l'Albertone non ha mai pensato di descrivere antropologicamente la società italiana.
Dannoso perché ci si espone facilmente a critiche feroci, anche da parte di chi si riempie la bocca di "tradizioni", di "tutela della vita rurale", di "radici autentiche" senza avere nemmeno ben chiaro in testa che cosa siano.
Ecco, ieri Mene ha pisciato un po' fuori dal vasino: se voleva difendersi, non ha adottato in nessun modo la tecnica migliore. Se voleva attaccare, lo ha fatto un po' fuori tempo. Al termine dello spazio video, arriva addirittura ad augurarsi di non diventare mai allevatore o scultore.

Che caratteristiche di chiusura mentale può avere, uno scultore?

venerdì 2 maggio 2008

Neurodeliri

Ho come la sensazione che ci si stia impegnando fortemente per mandar via qualcuno dalla Rai delle Libertà.
Non mi interessa il merito, ma sinceramente un presidente di azienda pubblica dovrebbe intervenire per censurare i comportamenti sgarbiani, non i contenuti...

martedì 29 aprile 2008

A Kla'

Non so perché, ma ieri pensavo alle famose buche nell'asfalto, cavallo di battaglia del komunista Klaudio per descrivere l'operato della coppia Francesco-Walter («spendono tutto per il festival del cinema», concludeva).
Fortuna che adesso c'è il camerata Gianni, riparerà tutto.

Il buongiorno si vede dal mattino...

Carrellata di persone perbene: si è aperta oggi la sedicesima legislatura parlamentare. Il Senato è stato presieduto (provvisoriamente) da Giulio Andreotti. Nell'emiciclo, la scena più elettrizzante è stata quella del bacio tra Marcello Dell'Utri e Salvatore Cuffaro. Nel florilegio di scene agghiaccianti, ha surclassato persino la scollatura della moglie di Fede.
Presidente del Senato è stato eletto Renato "Schifo" Schifani. Altro amichetto di Cuffaro: se non hai un curriculum di un certo livello, non vai da nessuna parte al giorno d'oggi.

Fascisti vs. Komunisti

Filippo Facci questa mattina si lamentava (ovviamente su una rete Mediaset) di un titolo dell'Unità che suonava più o meno "un ex fascista sindaco di Roma". «Eh no, eh... Questa è partigianeria, perché sottolineare il passato di Alemanno proprio ora? E' sminuire una vittoria moderata», commentava il giornalista (Libero + Foglio + Mediaset = superpartes).
Ieri, durante i festeggiamenti, gli Alemanno boys intonavano un anacronistico "chi non salta comunista è", salutavano romanamente e sbandieravano croci celtiche e fasci littori. Un giornale di sinistra cosa dovrebbe scrivere? Cha ha vinto un democristiano? O un liberale? O un fine statista incorrompibile?

PS: Rutelli le ha prese di santa ragione. Sarebbe ora che si ritirasse, assieme alla cara mogliettina Palombelli, una volta per tutte dalla politica, dalla vita pubblica in genere: è popolare come l'olio di ricino nei cocktail. Però si salverà con un posto in Parlamento, il fetentone... Meritocrazia, la chiamano.

sabato 26 aprile 2008

Ma anche

Il "ma anche" non è solo veltroniano. Lo hanno fatto loro anche Berlusconi e Napolitano. Il primo ha dichiarato che occorre ricordare la liberazione, ma anche i ragazzi di Salò, ma anche le foibe. Il secondo ha ripetuto più o meno la stessa cosa.

Ma ve lo immaginate il Papa che a Pasqua dice "festeggiamo la risurrezione di Gesù, ma anche la sua nascita", come se fosse Natale? O Montezemolo che festeggia il mondiale della Ferrari appena vinto, ma anche quello dell'anno scorso? O Pierino che festeggia il compleanno, ma anche quello di Giovanni, che cade due mesi dopo ma sennò, poverino, si offende?
Ieri era la festa della liberazione. Il giorno del ricordo per le foibe è un altro giorno, e in quel giorno nessuno se ne uscirebbe con un monito "oggi ricordiamo anche le vittime dei lager e i partigiani", perché verrebbe sbeffeggiato.
Pare un concetto semplice, ma anche no.

mercoledì 23 aprile 2008

Gongolano albergatori e venditori di santini

... per l'ostensione del corpo di Padre Pio, dopo la riesumazione.
E poi qualcuno si chiede perché io sia contrario a queste sceneggiate... Venerazione, riti... ma a chi la raccontano?

Chi l'ha detto?

"L’immagine internazionale dell’Italia, oscurata da due anni di comunismo, torna finalmente a rifulgere nel mondo intero"

lunedì 21 aprile 2008

Arrivano i Beatles - Ultimi giorni

La bella mostra che due mesi fa non mi convinceva appieno sta per chiudere.
Se potete, fateci un salto.

Nell'immagine ©manomano, il quinto Beatle materano

giovedì 17 aprile 2008

Maurizio Maggiani - Pettirossi coraggiosi

Un libro di libri, storie nella storia: protagonisti che scrivono, terapeuticamente, di altri personaggi che scrivono.
Religioni diverse, etnie e ideali politici. Cristiani, cattolici, protestanti, musulmani, copti e maroniti; anarchici, comunisti e socialisti; italiani, africani, mediorientali, libanesi, armeni. Polvere, acqua, letame, cibo. Un racconto intrecciato di lotte personali, collettive, confessionali, popolari, che spazia dall'Italia Cinquecentesca all'Egitto contemporaneo, alla Palestina in guerra, al deserto come luogo da attraversare. A volte è difficile da capire e da seguire.
Maurizio Maggiani potrebbe scrivere di qualunque cosa. E in effetti lo fa spesso: riesce ad incollare il lettore alle pagine, ad incantarlo nonostante il racconto sia complesso, a volte incomprensibile, e veda come narratori i protagonisti stessi, siano questi sconosciuti, immaginari o contemporanei, dal sommo Ungaretti ad un Pascale qualunque. Ma come descrive lui una donna, una sensazione, una situazione mentale... sono in pochi a saperlo fare. In gran parte del libro si narra di un certo Saverio, colpito da un malessere strano, incomprensibile: e Maggiani lo racconta perfettamente, lasciandoci sempre lì a voler trovare un soluzione per il poverino malato, a voler guarire lui e poi a guarire con lui. A volte, basta la volontà.

Maurizio Maggiani
Il coraggio del pettirosso
Feltrinelli, Milano, 1995
Euro 7,50

Gutturale e stridula

L'uomo di Neanderthal aveva una voce gutturale e stridula: un mix tra Umberto Bossi e Rosa Russo Iervolino (nell'immagine a destra).

martedì 15 aprile 2008

L'inizio della fine #16 - Un nuovo inizio

La serie di post "L'inizio della fine" che, molto salturiamente, ha raccolto l'ascesa del grillismo e la caduta del governo Prodi, le elezioni e il ritorno di Silviuccio, si conclude qui. Almeno per il momento.
In poco più di un mese, il quadro politico è letteralmente crollato: la fine per molti, ma non esattamente la stessa fine che molti elettori "anti-casta" si auguravano. Segno ancora una volta dello scollamento della capi dalla base, del masochismo di alcuni parti politiche, della relatività delle leggi elettorali e della scomparsa delle ideologie fini a sé stesse (finalmente non esisterà in Parlamento il partito del no, non ci sarà chi parla di abolizione della proprietà privata e magari tra qualche anno avremo una sinistra vera e moderna). Per la destra non vale lo stesso discorso (ancora troppi delinquenti in Parlamento, troppi fascisti, troppi conflitti di interessi), ma non si può avere sempre tutto...
Detesto Grillo, come avrete capito in questi mesi, e l'antipolitica, ma non posso però che essere felice per tutti questi leader politici di cui ci siamo liberati: Fausto Bertinotti (secondo le vane promesse, avrebbe dovuto lasciare due anni fa); Alfonso Pecoraro Scanio (l'ecologismo e il suo contrario in una sola persona); Enrico Boselli («il Paese non può vivere senza socialisti»: si è visto); Gianni De Michelis (uff... che fatica... è ricco di famiglia e ha sempre un salvagente); Ciriaco De Mita (uff... che fatica... risuscita sempre il terzo giorno); Clemente Mastella (un addio tutt'altro che definitivo, ahimé); Francesco Storace (il tergicristallo della destra), Franco Giordano (komunista!), Francesco Rutelli (alleluia!).
Mi spiace un po' (ma giusto un po') per Vincenzo Visco (odiato da tanti, uno dei pochi a lottare contro l'evasione fiscale e il rigore dei conti pubblici), Romano Prodi (senza di lui, saremmo fuori dall'Europa e dall'euro), persino per quei bolscevichi di Luxuria e Ferrero, i pochi della sinistra folkloristica a lottare per qualcosa di serio e moderno. Mi dispiace un po' anche per Ferrara (ce ne saremmo liberati dalla 7 e dal Foglio) e Santanché (credevo che gli elettori di destra fossero più intelligenti e non si facessero ipnotizzare da Silviuccio così numerosi).

Mi bullo di un paio di previsioni azzeccate
Astensionismo di sinistra
Gli exit poll e il Paese (a)normale
I perseguitati dalla magistratura vanno al governo
Niente Veltrusconi, almeno quello
La rimonta UV

Il toto ministri - satira degna del Bagaglino - Devo adeguarmi ai nuovi gusti di destra
Roberto Calderoli agli Esteri (solo se in t-shirt maomettiana)
Umberto Bossi alla Salute (se ne intende)
Cesare Previti alla Giustizia (se ne intende)
Maurizio Gasparri alla Cultura (se ne intende)
Marcello Dell'Utri allo Sviluppo economico con delega per il Sud (esperto del meridione, conosce tutti gli uomini chiave per lo sviluppo economico: basta abolire qualche reato qua e là e il PIL del meridione crescerà come quello d'Irlanda)

Sim sala bim - Previsioni meteo per i prossimi mesi
Berlusconi inizierà sfondando la quota dei dodici ministri previsti per legge, inserendo un paio di impresentabili nel governo, tollerando e anzi dando spazio a Mussolini, Ciarrapico, Bossi, Calderoli. Rivelerà l'esistenza di un buco da migliaia di milioni di euro, che anziché colmare contribuirà ad allargare. Piazzerà fedelissimi, nani e ballerini in tutte le direzioni delle testate Rai, nelle aziende pubbliche, alle autorithy e all'Unione Europea. Varerà riforme inutili, ingiuste, salvaladri e contro i risparmiatori e i consumatori: abbasserà le tasse ai ricchi, senza toccare quelle che gravano sui più poveri. Salverà a tutti i costi Alitalia e Malpensa, a debito, che domande. Entrerà presto in conflitto con Napolitano, con l'UE, con i pacifisti, con il PD, con Confindustria, con la magistratura. Annuncerà cento volte di non candidarsi tra cinque anni, e poi si riciclerà per l'ennesima volta. E, allora, avrà ancora lo stesso seguito di fedeli obnubilati di oggi.
W l'Italia.