giovedì 19 giugno 2008

Urletti e schiacciate

Due cose mi hanno colpito del volley di alto livello: le ragazze che urlano come forsennate (non quelle di tutte le squadre, per fortuna), e tutti i "cinque" che si danno, in ogni momento di gioco: punti, errori, cambi, time out, inizio partita, fine partita. Sarà una deformazione professionale...

Nell'immagine ©manomano, una schiacciata vincente di Francesca Piccinini contro le russe

martedì 17 giugno 2008

Quando un Governo fa dell'efficienza la parola d'ordine

Qualche tempo fa, subito dopo le elezioni politiche, proponevo in questo post un paragrafo intitolato "Sim sala bim - Previsioni meteo per i prossimi mesi" in cui facevo previsioni sul Governo Berlusconi.
Analizziamo ora assieme l'efficienza del Governo, che in pochi mesi è riuscito in tutti i suoi principali obiettivi:

Berlusconi inizierà sfondando la quota dei dodici ministri previsti per legge [fatto],
inserendo un paio di impresentabili nel governo [fatto],
tollerando e anzi dando spazio a Mussolini, Ciarrapico, Bossi, Calderoli [fatto].
Rivelerà l'esistenza di un buco da migliaia di milioni di euro [fatto],
che anziché colmare contribuirà ad allargare [ci lavorerà].
Piazzerà fedelissimi, nani e ballerini in tutte le direzioni delle testate Rai [in via di definizione],
nelle aziende pubbliche [fatto],
alle autorithy [ci lavorerà]
e all'Unione Europea [fatto].
Varerà riforme inutili [fatto],
ingiuste [fatto],
salvaladri e contro i risparmiatori e i consumatori [fatto]:
abbasserà le tasse ai ricchi [fatto], senza toccare quelle che gravano sui più poveri.
Salverà a tutti i costi Alitalia e Malpensa, a debito, che domande [fatto].
Entrerà presto in conflitto con Napolitano [fatto],
con l'UE [fatto],
con i pacifisti [non fatto, ma la colpa è evidentemente dei pacifisti],
con il PD [quasi fatto, ed era impegnativo],
con Confindustria [non vale, nel frattempo è cambiata],
con la magistratura [stra-fatto].
Annuncerà cento volte di non candidarsi tra cinque anni, e poi si riciclerà per l'ennesima volta [è presto, abbiate fiducia].
E, allora, avrà ancora lo stesso seguito di fedeli obnubilati di oggi [fatto, vedi elezioni siciliane].

W l'Italia.

PS: quel giorno, mi sono dimenticato delle leggi ad personam: una mia grave mancanza per cui vi chiedo scusa.

martedì 10 giugno 2008

Super Brunetta

Maria Stella Gelmini, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca esordisce: «Più soldi agli insegnanti. Adeguiamoli alla media Ocse».
Brunetta reagisce sdegnato: «Impossibile, se le adeguiamo alla media Ocse, poi questa sale e non se ne esce più». (Pare abbia anche sbottato: «Tsè... In questo Governo, le decisione intelligenti le prendo solo io!», ma questa seconda voce non è confermata).

lunedì 9 giugno 2008

Eppure sembravano la cosa più sana dell'ambaradan

McDonald's ha tolto i pomodori dai panini. Eppure sembravano la cosa più sana dell'ambaradan, pur se mimetizzati e quasi resi inutili in mezzo a strati su strati di pane spugna, carne di cane e salse varie che, se uno stesse a casa, non mangerebbe tutte manco in un anno intero di patatine e fritti misti e di grigliate.
La cosa più triste è che, approfondendo, si viene a sapere che il problema non è McDonald's (e già lì, sembra impossibile), ma sono i pomodori: quelli di grosse dimensioni, in America, porterebbero con sé la salmonella, o almeno c'è questo rischio. Non quelli piccoli, ciliegini o vesuviani (per una volta, niente diossina), ma quelli grossi e succosi, mangiati crudi. Quei bei pomodori che, magari in Montana mangiano tranquilli, senza conoscere nemmeno il Mac, e che in realtà il Mac, regno del male e delle calorie, si cautela di togliere, di far stare fermi un turno.

Un blogger capace di parallelismi politici, filosofici e culturali, su questa faccenda, scriverebbe un sacco di cose intelligenti. Parlando di integrazione razziale, di rifiuti napoletani, di Alitalia o di intercettazioni.
Io no, io uso l'intelligenza per cose vere.

Nell'immagine, l'inventore del Big Mac, con tanto di Big Mac celebrativo gigante

Stavolta non è bugiardo

Berlusconi aveva promesso misure impopolari nei primi giorni di Governo. Saranno queste?

venerdì 6 giugno 2008

Più famoso di Gesù

Chi era, oggi, quell'uomo tutto vestito di bianco vicino a Silvio Berlusconi?

martedì 3 giugno 2008

Con quella pettinatura lì, non si può essere che stronzi #02

Daniluccio ha tentato il suicidio. Si vede che Repubblica c'ha i poteri...

Appuntamento a casa La Russa

Mi raccomando, non diteglielo: sorpresa! Ci troviamo tutti a casa di Ignazio La Russa, ministro della difesa, per fargli una sorpresa. Tutti nascosti dietro al divano, e quando accende la luce gli gridiamo "sorpresa!". "Sooooooorpresa!!!"

Non sapete perché? No, non è il suo compleanno.
Semplicemente, oggi se ne è uscito dicendo che il reato di clandestinità verrà sanzionato presto, perché ci sono comportamenti "meno gravi che sono sanzionati penalmente, come ad esempio la violazione di domicilio". Visto che è "meno grave", quando si troverà 250 persone in camera da letto, magari un pensierino, per cambiare idea, lo farà...

Fini la calamita

Gianfranco Fini ha annunciato di non voler partecipare all'incontro già fissato con il presidente iraniano, Ahmadinejad: «Ne incontro già tutti i giorni, di pazzoidi, non vedo perché debbano venire fin dalla Persia».

venerdì 30 maggio 2008

Robert Fisk - Del perché dalla storia non impariamo mai nulla

Robert Fisk dovrebbe essere uno di quei nomi che, invocato, evocasse reportage d'autore, esperienza sul Medio Oriente, memoria storica delle guerre che segnano quell'area dal dopoguerra ad oggi, autorevolezza e notorietà. E invece, in Italia è quasi sconosciuto. Giunti al confine nazionale, al di là è il vuoto: a parte qualche premio Pulitzer, al di qua filtra ben poco dei grandi giornalisti internazionali. E ci teniamo i D'Avanzo, i Giordano, i Facci come esempio. Bah!

Escludete pure questa introduzione, aggiunge poco ai miei pensieri dopo questa lunghissima, faticosa ma interessante lettura. Cronache mediorientali è tutt'altro che un libro facile, un best seller. E' un libro di storia, di reportage giornalistico. Che, attraverso la narrazione del dietro le quinte dei tanti servizi che l'autore ha scritto e fotografato per il Times prima e per l'Independent poi, fornisce un quadro completo degli ultimi 60 anni di tensioni internazionali, dall'Algeria alla Palestina, dalla Bosnia al Pakistan: una vita a Beirut per lavoro, "il luogo che ormai chiamo casa", usando le parole dell'autore, intramezzata da numerosissimi viaggi in tutti i Paesi arabi e oltreoceano, nella tana dei nuovi imperatori, per cercare di capire. Capire, non limitarsi alla cronaca come fanno molti giornalisti "neocon" americani, che avallano ogni decisione del proprio governo se è a favore di Israele e contro il "terrorismo", a prescindere dall'approfondimento e dalla storia.

La storia, come ci insegnano a scuola, è recursiva. Torna sempre, più o meno simile. E la storia delle guerre è ancor più recursiva, quasi fotocopia tra l'una e l'altra: è proprio il motivo per cui ce la insegnano a scuola, "per non fare nuovamente gli stessi errori". Dal genocidio degli Armeni in avanti, passando per le guerre sostenute da noi occidentali per i nostri interessi in Medio Oriente, arrivando alle ultime "guerre al terrore" che ricalcano perfettamente eventi passati, anche nei minimi dettagli, non abbiamo imparato nulla: decisioni avventate, guerre lampo, sacrifici di innocenti come "danni collaterali" nel nome delle bombe intelligenti, utilizzo di armi non convenzionali per evitare che i "tiranni arabi" utilizzino le loro (inesistenti) contro di noi; disprezzo per le risoluzioni delle Nazioni Unite che non fanno comodo, invocazione di quelle che invece riteniamo giuste per attaccare Nazioni sovrane. La lista sarebbe lunghissima.

In oltre un migliaio di pagine, fitte fitte, Fisk racconta, senza mai rendersi noioso e ripetitivo, tutti gli sbagli, tutte le decisioni controproducenti, tutti gli errori ripetuti più volte in nome della tutela della civiltà e della democrazia. Chi meglio dell'autore stesso potrebbe sintetizzare meglio la sua opera:

"Per distruggere le armi di Saddam, per democratizzare, difendere e tenere insieme l'Iraq, i soldati statunitensi rimarranno bloccati lì per decenni. Eppure nell'Iraq liberato ci saranno sicuramente attacchi terroristici come nell'Afghanistan liberato. Perché un Islam militante che tiene in pugno decino di milioni di credenti non accetterà mai che si George Bush a decidere il destino del mondo islamico. [...] La specialità dei popoli islamici è l'espulsione di potenze imperiali tramite il terrorismo e la guerriglia. Hanno mandato via gli inglesi dalla Palestina e da Aden, i francesi dall'Algeria, i russi dall'Afghanistan, gli americani dalla Somalia e da Beirut, gli israeliani dal Libano... Abbiamo imboccato la strada dell'impero, ma oltre la prossima collina incontreremo quelli che ci hanno preceduti. L'unica lezione che apprendiamo dalla storia è che non sappiamo apprendere dalla storia".

Robert Fisk
Cronache mediorientali (The great wer for civilization: the conquest of the Middle East)
Il Saggiatore, Milano, 2006
Euro 35,00

Chanoux si rivolta nella tomba...

Mio cugino è fascista.
Fossi fascista anche io, potrei dire che in ogni famiglia le disgrazie ci sono: uno nasce ghei, uno minorato mentale, uno fassista, uno komunista. E' matematico. Ma non sono fascista, e discorsi così semplicistici li uso soltanto come artificio retorico per farvi sorridere un po'.
Ebbene, il suddetto fascista, militante, è già stato a visitare il glorioso giacilio eterno del Duce, a rendere omaggio ai luoghi storici della vita della guida e luce dell'italico popolo, girando sempre al largo di piazzale Loreto, delle leggi razziali del '38 (ovviamente troppo blande) e sputando persino su Alemanno («quello non è mai stato fascista!»). Sminuisce la Resistenza, dicendo che ha fatto più male che bene, e che se non fosse esistita avremmo oggi la stessa libertà. Odia i komunisti, i democristiani, non vota nulla più a sinistra della Fiamma Tricolore. Colleziona filmati d'epoca, gli manca proprio soltanto il busto di Benito in camera: come avete capito, un vero caso patologico.

Ebbene, mai avrei fatto questa lunga introduzione se non per sfotterlo un po': alle ultime elezioni, cotanto pezzo di italica razza, sì ardito e fiero, sì convinto della luce che ha visto nel fascio littorio e nell'italica patria...
(suspense)...
In fondo il voto è segreto...
No, in fondo me lo ha detto lui... Ridacchiando...
No, non lo dico per privacy.
Sì, lo dico. Sicuramente così facendo lui rifletterà un po', e rifletteranno anche i miei pochi lettori.

... ha votato Union Valdôtaine. Union Valdôtaine. Union Valdôtaine. Union Valdôtaine.

Del voto, è stato facile ottenere risposta. Ma il motivo, gliel'ho estorto, a fatica, l'altra sera. E ci sono rimasto. Cosa c'entrerà l'UV con i fascisti, mi chiedevo? «Tanto è un voto su 30mila», mi ha replicato: bella convinzione da militante politico, penso. «Sì, ma un militante come te, dovrebbe avere delle idee. E votare un partito tipicamente antifascista per un fascista dovrebbe essere impossibile», replico.
Eppure è successo. Insistendo, è uscito che qualcuno gli ha promesso qualcosa. Ahi ahi... Siamo alle solite... Le voci che si rincorrevano, mai confermate nella pratica (almeno al mio orecchio distratto), che l'UV aiutasse la propria campagna con promesse e promessuccole ha conferma. Ma non è questo il punto: se si riescono a convincere anche i militanti (persino gli estremisti) con simili giochetti, siamo proprio alla frutta, come società...
E ci meritiamo quello che è successo, a Roma e ad Aosta.

martedì 27 maggio 2008

Non basta scuotere la testa #03

Batosta per la sinistra, batosta per la destra, batosta per la Fédération. Ridono soltanto Vda Vive - Renouveau (ma è un sorriso stiracchiato: pensavano di spaccare il mondo) e, come sempre, Union. Tanto.
La grande campagna elettorale, basata sui cambiamenti e che non ha coinvolto i cittadini, non cambierà nulla, assolutamente nulla. Anzi, la strada per i progetti faraonici e colossali, con un nuovo presidente in pectore icona del decisionismo, sarà spianata: ennesima dimostrazione che certe questioni è meglio non buttarle in politica. Domani avremo un inceneritore inutile, un casinò con l'acqua alla gola come in passato, piste forestali anche a 4000 metri, 25 ponti sul Buthier uno a fianco all'altro, telecabine in città e palasport anche a Pontboset. I partiti che vi si opponevano sono stati sconfitti: non romperanno più le scatole.

Stamattina, un amico evidentemente komunista (e di conseguenza in malafede) ha commentato i dati elettorali: "Risultati da terzo mondo, con il primo partito al 50% e il secondo al 10". Come ho detto, è sicuramente in malafede. Grullo! oggi serve andare in giro a gridare la valdostanità, altro che pettinar le bambole con storie africane o sudamericane di partiti-stato e dittature più o meno dolci... E comunque, qui l'UV avrà anche rubacchiato voti qua e là, fatto favori a Pio, Juan e Martin, ma un moto di orgoglio degli altri partiti non c'è stato. No, niente dittature, al massimo troppo potere per troppo tempo, tutto lì.
Poco dopo parlo con un amico di Milano.
"Come sono andate le elezioni?", mi fa.
"Beh, destra debole, sinistra spazzata via, trionfo UV". Poi snocciolo i dati.
"Un risultato da Paese del terzo mondo!". Lui non era in malafede. Potete sempre appellarvi al fatto che non conosce la situazione valdostana...

La gente ha scosso la testa, ha digrignato i denti, si è lamentata e ha illuso due parti politiche di poter fare il colpaccio: una in particolare, adesso, si lecca le ferite. E' finita un'epoca: con i verdi fuori dal consiglio, unici a fare da "cane da guardia" al potere in un paesello in cui la stampa, quel mestiere, ha smesso di farlo da tempo (basta vedere la schiera di giornalisti ai festeggiamenti dei vari partiti, e sapere che sarebbero stati molti di più, ma qualcuno doveva lavorare), anche quel poco di opposizione "vera" non esisterà più.
Rientra AN, ed è un bene proprio in ottica di opposizione: qualcuno che la farà ci sarà anche stavolta, ma gli interessi saranno diversi.
Il PD e Renouveau invece dovranno abituarsi ad essere minoranza e a tutelare anche le ampie aree extra-consiliari, compresa l'ampia fetta di astenuti. Preoccupanti perché non esiste un progetto, in Valle come a livello nazionale, che sappia coinvolgere gli incerti e gli oppositori ai partiti tradizionali.
Le spallate si fanno parlando di pane e vino, non parlando di etica, assistenzialismo, nanoparticelle, bilinguismo e sogni.

L'UV vince proprio per questo: dà risposte. Anche sbagliate, ma le dà.
E l'opposizione parla un altro linguaggio, fatto di idealità e utopia, di opposizione dialogante e moderata, rigorosa o dura: cosa mai cambierà? Un'opposizione fatta di personaggi strani, spettinati e con la camicia a quadri, caricatura del valdostano medio UV: e allora perché un cittadino dovrebbe votare lui piuttosto che l'originale? E infatti ci sono cascati soltanto quei gonzi della sinistra, che hanno votato la copia dell'UV anziché i propri partiti.
Opposizione composta da:
a) persone che parlano come la vecchia sinistra italiana decapitata;
b) persone che passano il tempo a discutere di equilibrismi tra le anime del PD;
c) persone che chiedono più spazio all'iniziativa privata e al libero mercato, ma più interventi pubblici a sostegno dell'imprenditoria.
Un'opposizione con poco spazio, con poche abilità comunicative, sognatrice e poco concreta: a destra come a sinistra. Nella vecchia legislatura come nella prossima.

Addirittura nell'UV, oggi, chi aveva chiesto a Rollandin di farsi da parte paga pegno. Più che lo strapotere dell'Empereur, si nota voglia di semplicità: "Perché dobbiamo trovare lungo con gente complessa, che fa distinguo, che mangia dallo stesso piatto di tutti gli altri però si lamenta, che parla difficile per poi trovarsi allo stesso punto di tutti", dice la ggente (con due "g", la gente autentica).
"Vogliamo continuare ad essere ricchi, senza doverci sbattere per lavorare, per fare meglio degli altri. Ci tolgono i buoni benzina? Assassini, noi continuiamo a votare UV perché almeno quei soldi ce li darà in qualche altro modo. Ci fanno concorrenza dalla Cina? Noi votiamo UV, che almeno un posto di lavoro ai figli ce lo trova. Ci sono troppi rifiuti? Diamogli una bella bruciata, spendiamoci i soldi, ma almeno non li vediamo più".

E infine, nel delirio post-voto, si sentono gli sconfitti che abbandoneranno la politica perché il sogno della spallata è rimasto tale. Arrivisti? Opportunisti? Semplicemente abbacchiati? Boh, chi lo sa.
Sta di fatto che, normalmente, destra e sinistra locali sono composte da persone che fanno politica per passione più che per tornaconto personale. Per ideali, etica (chi più chi meno), e non per un posto al calduccio su di una poltrona comoda in un bel palazzone del centro con un assegno mensile e una ricca pensioncina.
O no?

lunedì 26 maggio 2008

Non basta scuotere la testa #02

Come volevasi dimostrare, affluenza in calo di 3 punti rispetto a 5 anni fa.
Previsione: forte delusione per PD e VdA Vive-RV.

domenica 25 maggio 2008

Non basta scuotere la testa

A mezzogiorno di oggi ha votato il 23,28%. Cinque anni fa, aveva votato il 19,35%. Eppure credevo che questa campagna elettorale regionale stancante, che aveva coinvolto su fronti contrapposti per la prima volta tre grossi blocchi, con faide interne, scontri duri e attacchi personali sinceramente evitabili, non avesse colto nel segno, lasciando piuttosto indifferenti gli elettori, non convincendo gli indecisi e non spostando voti rispetto a 5 anni fa: una vittoria (non così schiacciante) dell'UV è ancora oggi nell'aria, ma con questi numeri non si sa mai... Campagna elettorale tutta giocata sul cambiamento, anche dai partiti di maggioranza, come se per anni non avessero potuto governare e usare la montagna di soldi del bilancio regionale per dare nuovo slancio ad una regione bella addormentata. Una campagna tutta basata sul personalismo dei candidati, sui bacini di voti dei soliti noti e della ineluttabile volontà di mantenere in realtà tutto come prima.

"Io non voto Arcobaleno, anche se vorrei perché mi ci riconosco. Però presenta troppi impresentabili, troppe persone che predicano bene e razzolano male". L'ho sentito dire riferito alla lista che comprende tutta la sinistra, un partitino regionalista e l'Italia dei valori di Di Pietro. Chi l'ha detto voterà per l'UV: evidentemente condannati riabilitati, intrattenitori popolari e assessoroni fanno una meglio figura rispetto a operai, insegnanti, impiegati.
"Io non voto la destra perché è troppo legata a Berlusconi". Evidentemente l'antiberlusconismo esiste e resiste, non come crede Veltroni.
"Io non voto la destra perché non è questa, la destra". Evidentemente il PdL non piace ai veri conservatori e ai veri liberali.
"Io non voto PD, Veltroni mi sta in quel posto". Stesso discorso fatto prima su Berlusconi, non si capisce come possano influire Silvio e Walter nella politica locale se non come "area di riferimento".

A Roma c'è ormai un Governo in tenuta antisommossa. Vara il decreto "sicurezza", seguono un paio di nottate di roghi nei campi rom. Vara il decreto rifiuti, scontri a fuoco nel napoletano. Maroni: "non trattiamo con chi lancia molotov" e risponde con i manganelli e le formazioni a tartaruga. Alemanno, sindaco di Roma, tuona contro gli italiani che tirano sotto persone di notte, ubriachi: "serve più sicurezza", ma quelli non sono rom e non si possono rastrellare e incasellare nei luoghi comuni.
L'opposizione che fa? Dialogo: dice che avrebbe voluto fare le stesse identiche cose, ma non ha potuto "per colpa di quegli orchi della sinistra". Bella roba: alla faccia dell'integrazione, del dialogo con le popolazioni locali che anche PD (e persino l'Udeur e l'UDC) professavano, adesso si accorgono tutti che le botte possono essere la soluzione. La sinistra scuote la testa, ma come un pugile suonato e non come una volpe che aspetta il momento buono per tornare leone.

Insomma: personalmente trovo che schierare l'esercito per accumulare rifiuti in mezzo alle case non sia tollerabile. Trovo che bruciare i campi rom sia meschino e da senza palle. Trovo che le ronde per la sicurezza siano l'apice della xenofobia e che avere paura di finire arrotati dalle auto la sera in centro sia da popolazione senza spina dorsale: non è un problema di sicurezza, ma di educazione. Per anni i media hanno martellato la popolazione con il messaggio degli immigrati assassini, stupratori e ladri, nel più vile dei ragionamenti e nel segno dell'etica più pigra e comoda.
E' così difficile fermare gli irregolari alle frontiere? Rimpatriare gli irregolari dai CPT? Integrare chi c'è e chi entra regolarmente? E soprattutto, è così irragionevole fare opposizione chiedendo queste cose? Non sono né politiche di destra, né di sinistra, ma di buon senso.

Già, il buon senso. I grandi partiti del buon senso, che non ci sono più. Gli unici, resistono e vinceranno ancora una volta in Valle d'Aosta. Potrebbero essere proprio questi i temi perché questi "non allineati autonomisti" scelgano da che parte stare per eventuali alleanze: per i rifiuti, con la politica terroristica "Aosta come Napoli" spingono per l'inceneritore anche senza avere i numeri perché sia economicamente sostenibile; l'immigrazione è un problema secondario, un campo rom da queste parti resiste uno o due giorni e poi nemmeno gli zingari ne possono più degli abitanti circostanti e delle forze di polizia schierate.
Le alleanze non preventivate sono ciò che temo: in pomeriggio andrò a votare A, che dopo si alleerà con B. "Non voto UV questa volta, non voglio dare il voto alla destra, perché tanto ci si alleeranno prima o poi": altro commento "tra la gente". "Io non voto": mi giungeva nuova la voce di una persona che in passato aveva sempre votato; "in questi giorni tutti chiedono il voto, da lunedì non li vedrà più nessuno. Non mi faccio prendere per il naso un'altra volta".

Nell'immagine, la Casta

giovedì 22 maggio 2008

Rigurgiti di Caran d'Ache

Domani esce ufficialmente il francobollo dedicato alla Valle d'Aosta, l'ultimo della serie a tema sulle Regioni italiane, l'emissione dei quali è iniziata nel 2004. Il bozzetto, di Tiziana Trinca, ritrae Castel Savoia di Gressoney-Saint-Jean e, in tutta la sua maestosità, il Cervino.

Peccato che sia ritratto il "lato B" della Gran Becca, quello di Zermatt: per capirci, quello che per anni abbiamo visto sulle scatole delle matite più fiche. Il solito, clamoroso, errore. Tra i filatelici, si ricorda l'ultimo francobollo valdostanofilo, dedicato alla Fiera di Sant'Orso: con in primo piano un bel paio di zoccoli sardi...