... del blog nell'ultimo periodo, mi salvo in corner con gli auguri natalizi in ritardo e gli auguri per l'anno nuovo in anticipo. (in particolare ai miei pochi lettori abituali... Emmina, Alex... dimenticherò qualcuno o saranno veramente così pochi?)
Stiamo qui a parlare di "scioperi del capodanno" a causa delle tragedie accadute nel mondo negli ultimi tempi. Posso dire di essere un precursore, anche grazie a cause di forza maggiore, del capodanno disertato.
Ci sentiamo nel 2005, a meno di deliri dell'ultim'ora.
giovedì 30 dicembre 2004
mercoledì 10 novembre 2004
Tre Allegri Ragazzi Morti - Ponderano - 30/10/2004
Sono stato sabato scorso, da buon ragazzo morto (come recita da anni ormai il mio avatar su vari forum e qui sul blog) a vedere e sentire i Tre Allegri al Babylonia di Ponderano a Biella (o di Biella a Ponderano). Che dire, ne è valso il viaggio (un'ora e mezza da una landa desolata all'altra) e la spesa. Un buon concerto (Davide ha sbagliato completamente una sola canzone) e Luca il batterista mi ha davvero stupito. Sono contento perché finalmente li ho potuti vedere, dopo che già altre due volte era saltato tutto...Mi è piaciuto molto anche il gruppo spalla, le "Diva Scarlet" da Bologna. Un rock pulito ma abbastanza "muro del suono".
Ritorno a casa con una sfilza di gadget e il ricordo di un'ora di emozioni (che cos'è sennò un concerto?)
Breve considerazione sul locale: non capisco come un locale come il Babylonia (molto bello, ma abbastanza piccolo e in un posto isolato) abbia un successo simile. Un concerto con nomi di spessore ogni settimana, ha ospitato gruppi come i QOTSA, i Melvins oltre a tutti gli italiani... Dee Dee Ramone... Mah!!
Francesco-C - Aosta - 05/11/2004
Venerdì scorso ho assistito, tra i pochi eletti dell'Old Distillery Pub (banalmente, pub inglese di Aosta), al concerto di Francesco e dei suoi "boys". Rispolverando le vecchie canzoni, con qualche nuova aggiunta, la nuova formazione (un mix tra David Bowie, Guns'n'Roses e Cure - queste classificazioni per similitudine le ho sempre odiate) è veramente azzeccata, combinando capacità tecniche, voglia di fare e casinarità (che ci vuole sempre) nel giusto mix.
Ma immagino che voi lettori non abbiate mai sentito niente di tutto ciò...
Ma immagino che voi lettori non abbiate mai sentito niente di tutto ciò...
giovedì 4 novembre 2004
Il blog è in sciopero
Per due motivi:
1) Mille mila messaggi fagocitati per problemi di Excite
2) Per la rielezione di Bush, della quale sarei praticamente obbligato a parlare, e di cui direi soltanto cose negative su quei geniacci degli yankees...
1) Mille mila messaggi fagocitati per problemi di Excite
2) Per la rielezione di Bush, della quale sarei praticamente obbligato a parlare, e di cui direi soltanto cose negative su quei geniacci degli yankees...
mercoledì 20 ottobre 2004
La moda delle spalle
Normale mattina simil-invernale della TiVì italiana:
Raiuno - Unomattina-> intervista di spalle a signorina che deve celare la propria identità.
Raitre - Cominciamo bene -> intervista di spalle a signora con parrucca e voce contraffatta che deve celare la propria identità.
Canale5 - Tutte le mattine -> intervista di spalle a signore ingrigito che deve celare la propria identità.
2 Riflessioni:
1) La TiVì ormai è tutta la stessa bella merda
2) Ormai i 5 minuti di celebrità non interessano più a nessuno? Credo proprio di no, purtroppo...
Raiuno - Unomattina-> intervista di spalle a signorina che deve celare la propria identità.
Raitre - Cominciamo bene -> intervista di spalle a signora con parrucca e voce contraffatta che deve celare la propria identità.
Canale5 - Tutte le mattine -> intervista di spalle a signore ingrigito che deve celare la propria identità.
2 Riflessioni:
1) La TiVì ormai è tutta la stessa bella merda
2) Ormai i 5 minuti di celebrità non interessano più a nessuno? Credo proprio di no, purtroppo...
giovedì 16 settembre 2004
Miti moderni - bis
Per riprendere il discorso lasciato a metà nel post precedente, chi meglio di Arthur Fonzarelli potevo scegliere tra i miti di un'epoca (quella sì) irraggiungibile...Abbordo il tema del mito divenuto tale grazie alla morte. Nessun discorso più squallido è mai stato udito da un essere dotato di un barlume di intelligenza. Kurt da Seattle è morto, è divenuto mito.
Jim da Melbourne e Jimi da Seattle, pure lui (Luciano da Correggio cantava "La forza della banda è nello star lontani / dai posti in cui son stati Brian, Janis, Jim e Jimi" - sto aprendo troppe parentesi) sono morti giovani e sono divenuti miti. Il Pirata Marco è morto giovane, è divenuto mito. Ovviamente si fanno sempre esempi parziali e soltanto a sostegno della propria delirante tesi.
Henry Winkler, il Fonzie di Milwakee, è un mito riconosciuto dell'iconografia anni 60 americana. Eppure è ancora vivo e vegeto. Il successo lo ha lasciato, ha interpretato qualche particina qua e là in film di serie B. È stato produttore esecutivo di Mac Gyver. Scommetto che non lo sapevate...
Eppure il mito c'è, ogni suo passaggio in TiVì riscuote successo e rievoca un'epoca passata. Forse miti di questo tipo non se ne vedranno più. O chissà. Magari i nostri nipoti avranno come mito rappresentativo degli anni 2000 Luke Perry (azz... questo esempio non regge... non lo ricorda già più nessuno adesso...) o lo sconosciuto Costantino (il Taricone post-Taricone... e a proposito, anche il palestrato filo-Dini doveva restare per sempre nell'immaginario collettivo, ma così non è stato).
Un mito nasce e si alimenta in base all'inconscio delle masse. È un fenomeno inspiegabile, o spiegabile solo in parte. È più facile pronosticare che Kerry si prenderà una scoppola da Bush, ovvio segno della malattia della democrazia americana, che prevedere un nuovo mito al posto della Barbie.
Che discorso idiota...
Etichettato come:
Musica,
Politichese,
Psico,
StraCult,
TiVì
venerdì 10 settembre 2004
Miti moderni
Assisto spesso, come spettatore o come lettore, ad accesi dibattiti sulla "questione mito". Esistono ancora i miti oggi? Ci saranno ancora miti in futuro? Morire giovani serve per aumentare l'aura del mito?Beh, mi sembrano semplicemente discorsi idioti di una generazione che ormai ha vissuto tutto. O forse no. Non ha vissuto niente: è solo stata sfiorata da un intorno che però non ha lasciato nulla.
Al giorno d'oggi non si provano più sensazioni, non si ha più entusiasmo per nulla. Tutto è a portata di mano, tutto è vicino e facile. Siamo talmente assuefatti da non riuscire a capire nemmeno le minacce che riceviamo dai vari coglionazzi di turno (Bush, Bin Laden, Putin...) talmente viviamo in una realtà ovattata e fuori dal mondo. Fuori da quel mondo che crediamo di dominare.
La musica non sarà mai come una volta, il rock è morto. Lennon, Morrison, Cobain: angeli morti che non avranno eredi, icone immortali ineguagliabili. Che bello sarebbe stato vivere nella Londra mod, nella Seattle del grunge, nella Chicago dei Bulls o nella Woodstock dei fattoni. I Red Hot e gli Oasis non sono più quelli degli esordi. I Simpson non sono più quelli di una volta, CSI e ER andrebbero aboliti perché non sono più originali e si trascinano solo per soldi. Il calcio era meglio quando era senza soldi (e qui ci scordiamo che i soldi mancano adesso, fino a pochi anni fa erano dieci volte tanto...), nessuno ci ridarà le emozioni di Pantani.
Una serie di luoghi comuni terrificanti. La mia opinione è che siamo talmente pieni di stimoli da non saper apprezzare nulla di quello che TiVì, sport, musica e vita ci presentano, appiattendo tutto all'attuale, togliendogli qualsiasi prospettiva con il passato, con il futuro, in un'atmosfera irreale di autodifesa dalle emozioni.
Dovremmo tornare a pensare di più con il cuore. So che mi avrete già preso per romanticone... O forse no, perché siete talmente appiattiti anche voi lettori che non sarete arrivati a leggere fino a questo punto del mio discorso psico-culturale.
Se, invece, avete resistito fino a qui, vi rinvio ad una probabile continuazione di questo discorso nei prossimi giorni. Spero di non aver troppo banalizzato la questione...
martedì 7 settembre 2004
martedì 24 agosto 2004
Velvet Revolver - Contraband - 2004
Ultimamente compro solo dischi di band che mi fanno schifo. Voi esordirete con un bel eccccchissssenefrega...In effetti...
Ovviamente fanno ribrezzo alla vista, non all’orecchio: 20 Euro son sempre 20 Euro...
Si è dimostrato così, dopo Jet, Darkness e Strokes, anche per i Velvet Revolver: una band odiosa alla vista, odiosa come carattere, dal parto musicale eterno, dall’attesa spasmodica per la pubblicazione e, tra l’altro, composti per 3/5 da ex-Guns che non ho mai sopportato troppo: tutti gli ingredienti giusti nella dose giusta per non comprare un album.
E invece l’idea serafica che ne davano molte recensioni, di un rock sincero e puro, mi ha convinto nell’insano gesto.
Beh, che dire... Un disco spettacolare, come ne ho sentiti pochi in questi tempi di magra musicale.
Slither, "Scivolone", il primo singolo, che non avevo mai sentito prima, visto che non ascolto mai la radio e EmmTiVì è l’unica rete musicale che potrei vedere (e, evidentemente, me ne astengo), è stranamente alla posizione 11. Ma il mio dito non ha premuto sul tasto Forward, E questo dettaglio indica già la qualità delle canzoni che la precedono.
Le canzoni, mai violente nonostante la foga di questi arzilli vecchietti (se ne leggono davvero di tutti i colori: un Vasco o uno Zucchero può pubblicare la più grande cagata musicale che è una pietra miliare della musica, se invece dei musicisti escono dal seminato per tornare alle origini è perché sono bolliti), sono le classiche chitarra-chitarra-basso-batteria e, nonostante la classicità dell’intero lavoro, non scadono mai nel déjà-vu o nello scontato. Una bella sorpresa.
Da segnalare, oltre al singolo già citato (che, tra l’altro, ha un video rivoltante – sia per la loro presenza, sia per la scontatezza - che ho scaricato da internet dopo l’acquisto), l’ingresso e il proseguimento di Sucker train blues, la voce suadente di Scott Weiland in Do it for the kids, Big machine, l’unica dall’idea di già sentito Illegal i song, Superhuman e le ballatone Fall to pieces e You got no right. Non pensiate che le altre siano riempitivi...
Tracklist:
01. Sucker train blues
02. Do it for the kids
03. Big machine
04. Illegal i song
05. Spectacle
06. Fall to pieces
07. Headspace
08. Superhuman
09. Set me free
10. You got no right
11. Slither
12. Dirty little thing
13. Loving the alien
mercoledì 18 agosto 2004
Pensiero comune
«Se rinasco mosca mi suicido contro una lampada ad incandescenza»
Non devo essere il primo a pensarlo, visti i molteplici corpicini semicarbonizzati che ho trovato sotto la lampada che ho pulito ieri...
Non devo essere il primo a pensarlo, visti i molteplici corpicini semicarbonizzati che ho trovato sotto la lampada che ho pulito ieri...
domenica 15 agosto 2004
Rassegna capi osceni di Charlas
Carlo, nel suo blog (chiuso da mesi, nda 07-03-2005), ha dedicato parecchio spazio alla "sagra del disgusto" di t-shit (pardon... t-shirt...) con scritte evidenti e provocanti che spesso non possono che definirsi stupide.
Ieri, nel mio lungo restare seduto lungo la via principale di Aosta per la Foire d'été, ne ho viste di tutti i colori. Una in particolare mi ha scioccato (e non era una t-shock su abbondanti balconi...).
Una paio di pantaloni con, sul posteriore di una vecchiaccia, un'abbondante scritta "GET INSIDE".
Ieri, nel mio lungo restare seduto lungo la via principale di Aosta per la Foire d'été, ne ho viste di tutti i colori. Una in particolare mi ha scioccato (e non era una t-shock su abbondanti balconi...).
Una paio di pantaloni con, sul posteriore di una vecchiaccia, un'abbondante scritta "GET INSIDE".
sabato 7 agosto 2004
Pearl Jam + Stordimento da compleanno
La mia latitanza dal blog termina qui.Cerco di recensire un album live dei Pearl Jam, ma la prendo larga. Molto molto larga.
Ieri, mio compleanno (piccolo appunto: Supereva mi ha fatto gli auguri, Excite no...), ho ricevuto in dono da una mia amicicia (come direbbe Olmo) una maglietta Levi's con una scritta rossa Levi's davanti. Sta di fatto che, dopo aver tirato tardi per locali, stamattina l'ho provata e mi stava a pré-maman.
Così, questo pomeriggio, dopo una polentina veloce veloce tra amici a pranzo (coi 30° Celsius che c'erano all'ombra era l'ideale), vado da Levi's tra i turisti svizzeri e francesi per cambiare (entro 2 giorni! ma siamo impazziti?) la suddetta maglia - pré-maman.
Mi serve una simpatica commessa caruccia, col tipico accento bolzanino tanto caro al Senatur. Ok, via la maglia Levi's pré-maman con scritta Levi's rossa davanti, ripiego su una maglia molto western con un teschio di toro dalle corna a serpente (che però a casa scoprirò essere surfistica anziché western..... mistero della fede). 8 simpatici Euro di differenza, alla faccia del regalo, ma si sa che io ripiego puntualmente sulle cose più care di tutto il negozio, sarà magnetismo.
Così, non contento dell' "acquisto", proseguo il mio cammino fino al mio negozio di dischi di fiducia in cui compro l'ultimo dei Pearl, un doppio live acustico benefico (di cui non conoscevo il titolo, ma con tutte queste caratteristiche distintive era difficile sbagliare).
Che dire, un piccolo capolavoro. Il piccolo soltanto perché non c'è materiale originale, tranne una cover di I believe in miracles dei Ramones e un altro paio di cover, tra cui una di Cash.
E qui subentra l'effetto polenta e ore piccole: non conoscendo tutti i titoli dei Pearl, mi piazzo con la custodia del disco sotto gli occhi e, magicamente, leggo i titoli del disco che non sto ascoltando. Strano, questa ricordavo si intitolasse "Can't keep" e invece qui è "Thin air"... Ma questa non è "Daughter"?
Digerita la polenta, ho capito tutto.
Tracklist:
CD1 (o 2, non è specificato)
01. Of the girl
02. Low light
03. Thumbing my way
04. Thin air
05. Fatal
06. Nothind as it seems
07. Man of the hour
08. Immortality
09. Off he goes
10. Around the bend
11. I believe in miracles
12. Sleight of hand
13. All or none
14. Lukin
CD2 (o 1, vedi sopra)
01. Parting ways
02. Down
03. Encore break
04. Can't keep
05. Dead man
06. Masters of war
07. Black
08. Crazy Mary
09. 25 minutes to go
10. Daughter
11. Encore break
12. Yellow ledbetter
lunedì 26 luglio 2004
L'Alpe d'Huez - 21/07/2004
Scena 1: Affannosa corsa verso Grenoble
Accumulando ritardi su ritardi, i nostri eroi tentano di giungere in tempo alla mèta. Panini dispersi, Polizia in autostrada a dettare un ritmo degno di un gruppo che non segue quella che diventerà una fuga bidone, automobilisti imbranati e camion che rallentano la corsa fanno accrescere a dismisura l’attesa per il Tour.
Finalmente, dopo il Colle del Piccolo San Bernardo, una “Nationale” francese è decisamente più scorrevole della strada che si inerpica e poi ridiscende dal colle, e la successiva autostrada sarà una gioia per i pochi cavalli addormentati della mia Punto. Dopo una salassata autostradale (7 Euro per una settantina di chilometri, da noi ci lamentiamo di pagare caro quando arriviamo a 2 Euro... Ah, l’Italie!!), finalmente arriviamo nella ridente città dell’Isère.
Scena 2: Incontro con il marziano
Lasciata l’auto, proseguiremo con una navetta. Sempre se la troveremo. Sono le 11:15, l’ultima sarebbe dovuta partire un quarto d’ora prima… Evidentemente non siamo gli unici ritardatari. Fatto il biglietto, conosciuto il cagnone che ci avrebbe allietato il viaggio con il suo simpaticissimo fetore, ecco la seconda lieta sorpresa (dopo la navetta per ritardatari) della giornata: un drappello di ciclisti ci passa accanto, ma non sono comuni pedalatori. Lance Armstrong in persona, con il fido José Azevedo, tira un gruppetto di cicloturisti al gancio, seguito dall’ammiraglia US Postal Service. Azz… Un breve riscaldamento in scioltezza a 50 chilometri dalla partenza: il marziano non lascia proprio nulla al caso.
Scena 3: Le Bourg d’Oisan
L’eterno viaggio in pullman lungo la valle dell’Oisan si trasforma in una trasferta in terra teutonica: tra molti francesi e qualche italiano, a farla da padrone sono quattro tedeschi, che tengono banco in un florilegio di decibel non smettendo per un secondo di parlare… E Duff riesce quasi ad addormentarsi: stupefacente.
Arriviamo a Le Bourg d’Oisan dopo un’eternità, così ci perdiamo la strepitosa carovana pubblicitaria; poco male, considerando che la nostra è una sfida a rincorrere. Subito un’ammiraglia T-Mobile tenta di tirarci sotto per portare Santiago “Botolino” Botero e Rolf Aldag in zona rulli. Poco più lontano, danno le ultime pedalate e perdono le ultime gocce di sudore Danilo Hondo e Uwe Peschel. Non immaginiamo cosa sia in casa RAGT Sémences, una specie di cronometro a squadre sui rulli: la squadra francese, cenerentola del gruppo, occupa gli ultimi posti in classifica e il riscaldamento intorno al loro pullman deve essere frenetico. Anche in zona Saeco e in zona FDJeux.com sono parecchi a frullare. Jajà si aggira nella zona della partenza, a fare da padrone di casa.
Scena 4: La montée de l’Alpe
Il primo tratto, pianeggiante, esce da Bourg d’Oisan e addirittura scende, dopo un ponte. Michele Scarponi si ferma per una foto con due giovani fans francesi. Pozzato, Flecha e Tosatto provano le prime rampe della cronometro. La folla è abbondante, ma non compatta e impenetrabile come avrei immaginato. C’è un posto anche per noi ritardatari. Così, dopo aver lasciato anche noi un po’ di sudore sulla strada, decidiamo di fermarci poco prima del primo tornante, dove la strada spiana dopo il tratto più duro. Siamo appena in tempo.
Scena 5: La gara
Nelle nostre due esperienze precedenti tra il pubblico della Grande Boucle, aveva sempre vinto il corridore che per primo ci era passato davanti. Nel 2002 Boogerd a La Plagne, lo scorso anno Virenque sul Col de la Ramaz per arrivare in giallo a Morzine. Ma questa volta, la sorte non sarà la stessa per il povero Sébastein Joly. Sarà invece l’ultimo partito a vincere. Lo si poteva capire solo vedendolo.
I francesi fanno un tifo sfegatato per gli atleti di casa, spingendoli letteralmente con un “Op-op-op” costante dalla partenza all’arrivo. Per gli altri, sono solo applausi. Alcuni ciclisti, oggi senza casco per la gara completamente in salita, hanno evidentemente passato più tempo davanti allo specchio che sui rulli per scaldarsi: sfoggiano pettinature degne di rock star impomatate (o, come dirà Duff, degne del cantante degli Ark). Perlomeno sono facilmente riconoscibili.
Per il pubblico la cronoscalata è l’ideale: si sa chi arriva, si sa come tifarlo, si può stimare il ritmo che ognuno tiene. Il mito tra questo pubblico è un anzianotto, completamente vestito US Postal e con bici Trek, che conosce ogni singolo ciclista, cita i vari successi. E i vicini ne sono entusiasti. La tristezza sale, ripensando a chi in Italia si sta mandando in pappa il cervello con il Bulba...
Un boato accompagna Moncoutié, che farà una grande prestazione. Virenque, idolo dei transalpini, è pimpante sui pedali, ma è il suo normale atteggiamento per affrontare la salita, non farà granché. Simoni non va. Non ci capacitiamo di come possa dire di non sentire la corsa.
Caucchioli è una specie di dannazione per il pubblico francese: diventa “Chiocchiolì”, “Causciolì”, “Sciosciolì”, e chi più ne ha più ne metta.
Scena 6: I mostri
Ecco Voeckler, campione francese e maglia gialla per 10 giorni. La sua maglia bianca di miglior giovane evidenzia un po’ di pancetta (una rarità tra questi 157 atleti tirati a lucido e quasi impressionati), e infatti la sua cronoscalata sarà tutto tranne un successo. Il vecchio Totschnig è sempre efficace, Azevedo è una sorpresa.
Ullrich è impressionante: sempre con le mani sulle prolunghe, sinora l’unico ad averle montate. Esce dal tratto più duro della salita in posizione, esprimendo una potenza fuori dal comune. Mancebo è in evidente calo, sale con la testa storta.
Basso è partito decisamente forte, ma le prolunghe sulla sua bici paiono fuori luogo: Ullrich in confronto sembrava un carro armato, e per il breve tratto pianeggiante possono essere servite a poco. Ma il vecchino francese dice, cronometro alla mano, che l’italiano ha lo stesso tempo di Ullrich.
È Armstrong il vero spettacolo: sempre agile, l’espressione distesa: certo non quella di uno che ha subito minacce, come poi Leblanc dirà. Dopo la gara si lamenterà anche di qualche persona nel pubblico che aveva bevuto troppo. Per una volta non abbiamo colpe…
Scena 7: Il fiume di folla
Sarà che il padrone se ne è lamentato, ma personalmente la gran folla dell’Alpe è parsa persino ben educata, nonostante la scarsità – rispetto ad altre salite – di Gendarmi. Pochi che correvano accanto ai corridori. La correttezza di chi conosce il ciclismo e i suoi luoghi mitici. Forse la gente si stringeva un po’ al passaggio dei corridori, ma contribuiva di certo ad aumentare lo spettacolo.
Poi, quando tutto è finito, con il texano che, passando, dava il via libera a migliaia di persone, un fiume di gente si è rigettato verso Le Bourg d’Oisan. Impressionante. Sulle rampe più dure pareva la piena dovesse rompere gli argini. I coraggiosi che avevano affrontato la temibile salita in sella erano molti: sarà per la prossima volta, quando forse avremo meno fretta.
L’appuntamento è, sin d’ora, a Courchevel nel 2005…
PS: Per la cronaca, abbiamo fatto ritorno in Valle alle 23:30, facendo il Piccolo San Bernardo completamente di notte: 15 auto, 2 lepri e 2 rane sull’intero percorso. Neanche un ciclista, strano…
Accumulando ritardi su ritardi, i nostri eroi tentano di giungere in tempo alla mèta. Panini dispersi, Polizia in autostrada a dettare un ritmo degno di un gruppo che non segue quella che diventerà una fuga bidone, automobilisti imbranati e camion che rallentano la corsa fanno accrescere a dismisura l’attesa per il Tour.
Finalmente, dopo il Colle del Piccolo San Bernardo, una “Nationale” francese è decisamente più scorrevole della strada che si inerpica e poi ridiscende dal colle, e la successiva autostrada sarà una gioia per i pochi cavalli addormentati della mia Punto. Dopo una salassata autostradale (7 Euro per una settantina di chilometri, da noi ci lamentiamo di pagare caro quando arriviamo a 2 Euro... Ah, l’Italie!!), finalmente arriviamo nella ridente città dell’Isère.
Scena 2: Incontro con il marziano
Lasciata l’auto, proseguiremo con una navetta. Sempre se la troveremo. Sono le 11:15, l’ultima sarebbe dovuta partire un quarto d’ora prima… Evidentemente non siamo gli unici ritardatari. Fatto il biglietto, conosciuto il cagnone che ci avrebbe allietato il viaggio con il suo simpaticissimo fetore, ecco la seconda lieta sorpresa (dopo la navetta per ritardatari) della giornata: un drappello di ciclisti ci passa accanto, ma non sono comuni pedalatori. Lance Armstrong in persona, con il fido José Azevedo, tira un gruppetto di cicloturisti al gancio, seguito dall’ammiraglia US Postal Service. Azz… Un breve riscaldamento in scioltezza a 50 chilometri dalla partenza: il marziano non lascia proprio nulla al caso.
Scena 3: Le Bourg d’Oisan
L’eterno viaggio in pullman lungo la valle dell’Oisan si trasforma in una trasferta in terra teutonica: tra molti francesi e qualche italiano, a farla da padrone sono quattro tedeschi, che tengono banco in un florilegio di decibel non smettendo per un secondo di parlare… E Duff riesce quasi ad addormentarsi: stupefacente.
Arriviamo a Le Bourg d’Oisan dopo un’eternità, così ci perdiamo la strepitosa carovana pubblicitaria; poco male, considerando che la nostra è una sfida a rincorrere. Subito un’ammiraglia T-Mobile tenta di tirarci sotto per portare Santiago “Botolino” Botero e Rolf Aldag in zona rulli. Poco più lontano, danno le ultime pedalate e perdono le ultime gocce di sudore Danilo Hondo e Uwe Peschel. Non immaginiamo cosa sia in casa RAGT Sémences, una specie di cronometro a squadre sui rulli: la squadra francese, cenerentola del gruppo, occupa gli ultimi posti in classifica e il riscaldamento intorno al loro pullman deve essere frenetico. Anche in zona Saeco e in zona FDJeux.com sono parecchi a frullare. Jajà si aggira nella zona della partenza, a fare da padrone di casa.
Scena 4: La montée de l’Alpe
Il primo tratto, pianeggiante, esce da Bourg d’Oisan e addirittura scende, dopo un ponte. Michele Scarponi si ferma per una foto con due giovani fans francesi. Pozzato, Flecha e Tosatto provano le prime rampe della cronometro. La folla è abbondante, ma non compatta e impenetrabile come avrei immaginato. C’è un posto anche per noi ritardatari. Così, dopo aver lasciato anche noi un po’ di sudore sulla strada, decidiamo di fermarci poco prima del primo tornante, dove la strada spiana dopo il tratto più duro. Siamo appena in tempo.
Scena 5: La gara
Nelle nostre due esperienze precedenti tra il pubblico della Grande Boucle, aveva sempre vinto il corridore che per primo ci era passato davanti. Nel 2002 Boogerd a La Plagne, lo scorso anno Virenque sul Col de la Ramaz per arrivare in giallo a Morzine. Ma questa volta, la sorte non sarà la stessa per il povero Sébastein Joly. Sarà invece l’ultimo partito a vincere. Lo si poteva capire solo vedendolo.
I francesi fanno un tifo sfegatato per gli atleti di casa, spingendoli letteralmente con un “Op-op-op” costante dalla partenza all’arrivo. Per gli altri, sono solo applausi. Alcuni ciclisti, oggi senza casco per la gara completamente in salita, hanno evidentemente passato più tempo davanti allo specchio che sui rulli per scaldarsi: sfoggiano pettinature degne di rock star impomatate (o, come dirà Duff, degne del cantante degli Ark). Perlomeno sono facilmente riconoscibili.
Per il pubblico la cronoscalata è l’ideale: si sa chi arriva, si sa come tifarlo, si può stimare il ritmo che ognuno tiene. Il mito tra questo pubblico è un anzianotto, completamente vestito US Postal e con bici Trek, che conosce ogni singolo ciclista, cita i vari successi. E i vicini ne sono entusiasti. La tristezza sale, ripensando a chi in Italia si sta mandando in pappa il cervello con il Bulba...
Un boato accompagna Moncoutié, che farà una grande prestazione. Virenque, idolo dei transalpini, è pimpante sui pedali, ma è il suo normale atteggiamento per affrontare la salita, non farà granché. Simoni non va. Non ci capacitiamo di come possa dire di non sentire la corsa.
Caucchioli è una specie di dannazione per il pubblico francese: diventa “Chiocchiolì”, “Causciolì”, “Sciosciolì”, e chi più ne ha più ne metta.
Scena 6: I mostri
Ecco Voeckler, campione francese e maglia gialla per 10 giorni. La sua maglia bianca di miglior giovane evidenzia un po’ di pancetta (una rarità tra questi 157 atleti tirati a lucido e quasi impressionati), e infatti la sua cronoscalata sarà tutto tranne un successo. Il vecchio Totschnig è sempre efficace, Azevedo è una sorpresa.
Ullrich è impressionante: sempre con le mani sulle prolunghe, sinora l’unico ad averle montate. Esce dal tratto più duro della salita in posizione, esprimendo una potenza fuori dal comune. Mancebo è in evidente calo, sale con la testa storta.
Basso è partito decisamente forte, ma le prolunghe sulla sua bici paiono fuori luogo: Ullrich in confronto sembrava un carro armato, e per il breve tratto pianeggiante possono essere servite a poco. Ma il vecchino francese dice, cronometro alla mano, che l’italiano ha lo stesso tempo di Ullrich.
È Armstrong il vero spettacolo: sempre agile, l’espressione distesa: certo non quella di uno che ha subito minacce, come poi Leblanc dirà. Dopo la gara si lamenterà anche di qualche persona nel pubblico che aveva bevuto troppo. Per una volta non abbiamo colpe…
Scena 7: Il fiume di folla
Sarà che il padrone se ne è lamentato, ma personalmente la gran folla dell’Alpe è parsa persino ben educata, nonostante la scarsità – rispetto ad altre salite – di Gendarmi. Pochi che correvano accanto ai corridori. La correttezza di chi conosce il ciclismo e i suoi luoghi mitici. Forse la gente si stringeva un po’ al passaggio dei corridori, ma contribuiva di certo ad aumentare lo spettacolo.
Poi, quando tutto è finito, con il texano che, passando, dava il via libera a migliaia di persone, un fiume di gente si è rigettato verso Le Bourg d’Oisan. Impressionante. Sulle rampe più dure pareva la piena dovesse rompere gli argini. I coraggiosi che avevano affrontato la temibile salita in sella erano molti: sarà per la prossima volta, quando forse avremo meno fretta.
L’appuntamento è, sin d’ora, a Courchevel nel 2005…
PS: Per la cronaca, abbiamo fatto ritorno in Valle alle 23:30, facendo il Piccolo San Bernardo completamente di notte: 15 auto, 2 lepri e 2 rane sull’intero percorso. Neanche un ciclista, strano…
giovedì 8 luglio 2004
Esami di Scienza delle Finanze
Ieri: Giulio Andreotti, ad un noiosissimo galà su RAIUNO, in una delle sue raffiche di battute ironiche e autoironiche, dice che ad un esame di Scienza delle Finanze aveva studiato poco e aveva trovato sui propri passi un assistente puntiglioso. Ne era uscito un misero 18.
Dopo pochi anni Andreotti è diventato Ministro delle Finanze.
Oggi: Ho preso un misero 19 in Scienza delle Finanze. E non ho fatto niente di particolare per farlo (che significa che avrei gradito di più...).
La poltrona a Bruxelles è vicina....................
Dopo pochi anni Andreotti è diventato Ministro delle Finanze.
Oggi: Ho preso un misero 19 in Scienza delle Finanze. E non ho fatto niente di particolare per farlo (che significa che avrei gradito di più...).
La poltrona a Bruxelles è vicina....................
giovedì 1 luglio 2004
Domanda nel traffico
Ma se con la patente si perdono i punti... Col patentino per i motorini (che nessuno ha)... Si perdono i puntini...?...?
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