domenica 12 giugno 2005

Un posto per coraggiosi #1 - Le Vieux Quartier, Valgrisenche, Valle d'Aosta, Italia

Dopo 18 tornanti di una stradina completamente fuori dal mondo che porta ad un posto completamente fuori dal mondo giungi in un posto che nel mondo ci vuole stare e sta tentando di ritagliarsi il suo spazio.
Qui, tra i monti più aspri della valle laterale più selvaggia e più bistrattata di tutta la Valle d'Aosta, denari europei e regionali hanno portato a nuova vita un vecchio forte militare, avamposto italiano e sabaudo sulla vicina Tarantaise. Creando una enorme struttura ricettiva, ristorativa e ricreativa, con potenzialità altissime. Ma essere fuori dal mondo, soprattutto cercando di fare turismo, non è mai la cosa preferibile.
Così deve venire qualcuno da fuori, rischiando di tasca e di faccia propria, ad investire e ad investirsi in un progetto che rischia di rimanere una cattedrale nel deserto in paese anziano e in spopolamento.
Si inaugura il tutto, dopo che un fiasco nel primo anno aveva allontanato il gestore pioniere. E i tagli di nastro sono sempre un evento, in una piccola comunità. Il parroco benedice e prega per tutti i presenti e per tutti i futuri ospiti, che si sperano numerosi. Il vicesindaco, salvato da un'unica busta in un'asta altrimenti deserta, è ben felice delle forze fresche scese in campo per Valgrisenche, paese che tenta di crescere piano piano, ma ha bisogno di una scossa per non rimanere legato alle poche tradizioni assodate. I due giovani gestori ringraziano, ma non dimenticano nemmeno per un istante che questo è solo l'inizio, ed è meglio darci dentro piuttosto che star là a parlare.
Solito buffet, soliti brindisi sinceri, soliti accattoni che fanno legittimamente dei salatini la propria cena, annaffiata di birra e vino a braccetto.
Le Vieux Quartier, questo è il nome della caserma-forte a dominare il paese, saprà ospitarvi per un rifocillamento rapido, per giorni di passeggiate, per vedere una mostra in un luogo diverso, per assaporare la tradizione e la gioventù, allo stesso modo.
Paolino e Fabrizio saranno contenti di accogliervi.
I coraggiosi sono i gestori, non gli utenti di questo posto fuori dal mondo...

martedì 7 giugno 2005

Aosta città al collasso

Un amico romano mi dice che non ha mai visto una città così caotica. Io gli credo, vado dicendolo da anni. Aosta è un inferno. Quando poi gli ho riferito che, fino a pochi anni fa, tutto il traffico diretto al Tunnel del Monte Bianco e al Tunnel del Gran San Bernardo passava in piena città, in statale, mi ha quasi riso in faccia.
Quando poi gli ho spiegato che no, non stavo assolutamente scherzando...

Dopo il rogo del Tunnel del Fréjus, il traffico automobilistico e pesante in Valle d'Aosta è quasi raddoppiato. Aggiungiamo che la lunga galleria di collegamento tra la A5 Torino-Aosta e la statale per il Gran San Bernardo è chiusa a senso alternato per lavori, arriviamo alla conclusione che il caos è immane. Ci vogliono quarti d'ora per fare 2 chilometri per attraversare la città. I cantieri, aperti per lunghi mesi su molte strade, stanno lì a migliorare la situazione. Basta chiudere 200 metri di una via e l'incolonnamento è assicurato in tutta la ridente cittadina turistica.
Se aggiungiamo che fino a 5000 TIR al giorno passeranno per la valle per arrivare garruli al Bianco e alla Francia, perché mai un turista con il raziocinio minimo del viaggiatore di montagna dovrebbe scegliere proprio i nostri lidi per i suoi soggiorni? A quando qualcuno che si preoccupi seriamente per la nostra regione, senza fare semplice scaricabarile con i vicini?

lunedì 6 giugno 2005

Chissà perché! #06

La rana pazza in testa alle hot parade...

Visto che sono ambientalista - Colle delle Finestre

2003: Il Colle delle Finestre è un magnifico angolo di mondo, sconosciuto ai più. Vi si giunge lungo una strada militare, snobbata dalle automobili, amata dai biker, indifferente agli escursionisti pedestri. Si presenta circa per metà asfaltata con un bitume che va disfandosi, circa per metà sterrata e fangosa.
2004: Il Colle delle Finestre ospiterà il Giro d'Italia, gli ambientalisti scendono in campo con il coltello tra i denti, ma il manico ce l'hanno in mano i politici, il ""pedalatore"" (doppie virgolette) Ghigo, Presidente della Giunta piemontese, in testa.
2005: Il Colle delle Finestre ospita la penultima tappa di un magnifico Giro d'Italia, riportando agli antichi fasti le strade bianche e l'avventura dello sterrato. Ma è uno sterrato "drogato" e la discesa è stata asflaltata. Alla fine non è contento nessuno, come in tutte le soluzioni all'italiana.
2005: Il Colle delle Finestre diventa meta di pellegrinaggio mistico di ciclisti, meta di "merenderos" in fuga dalla calda Turìn, meta di motociclisti, furgoni, camion. Un delirio in cui a prenderla in quel posto sono sempre i soliti.
L'informazione giunge a valle offuscata dalla retorica dei giornalisti di bassa lega inviati ad impantanarsi nei 48 tornanti del Colle e abbagliata dal sentito dire. Fino al giorno stesso nemmeno l'organizzazione sa nulla dei lavori, che sono in ritardo e saranno conclusi solo a poche ore dall'appuntamento. Gli appassionati, sale del ciclismo, fino all'ultimo sono invitati a non salire al forte delle Finestre, nessuno deve rovinare l'opera megagalattica attuata fino a poco prima da squadre di operai sgobbanti notte e giorno. Ma si è alla farsa, nessuno immagina a ragione una gara senza pubblico...
I lavori sono realmente degni delle migliori cattedrali del deserto nel Sud Italia. Dello sterrato originario non esiste più nulla, sommerso da un telo di tessuto-non-tessuto e da una ventina di centimetri di materiale recuperato in zona. Zona, tra l'altra, Parco naturale Regionale. La discesa dal Colle verso la Val Chisone è completamente asfaltata, ancora alla faccia degli ambientalisti.
La tappa è spettacolare, la salita si fa sentire e mette a rischio la Maglia Rosa di Savoldelli. Di Luca sale come una moto i 18 chilometri del Colle in meno di un'ora. Dopo Simoni, Rujano, tutto il gruppo alla spicciolata, le ammiraglie e le auto al seguito, i soldi spesi per rifare lo sterrato sono volati via. Lo sterrato è già in pessime condizioni, del materiale portato sono rimaste solo le pietre, la polvere è stata mangiata dagli atleti e dal pubblico.
Una settimana dopo resta:
- sterrato impraticabile
- migliaia di ciclisti attirati dai fasti del Giro
- migliaia di automobilisti che non possono salire, ma nessuno dice loro niente
- migliaia di Euro volati via
- biker e ambientalisti delusi per il paradiso perduto
Una sbarra a inizio salita e meno gigantismo nelle opere pre-Giro avrebbero risolto molti problemi. Lo Stelvio, fino all'asfaltatura, era uno sterrato non perfetto ma valido per anni, non per un giorno. Poi l'asfalto se lo è inghiottito. Il Finestre attende il suo destino

Delirium (tremens) - bis

Maroni rilancia: "Via l'Euro, facciamo una nuova Lira e ancoriamola al valore del Dollaro". Evidentemente il Ministro non ha mai sentito parlare né di economia, né di Argentina. Con il debito pubblico alle stelle (Maroni dice "ereditato dai Presidenti del Consiglio e dai Ministri dell'economia precedenti a noi, e ancor di più da chi ha fatto sia il Ministro, sia il Presidente" - in pratica la colpa è di Ciampi, Maroni ha solo dimenticato che è anche stato Presidente di Banca d'Italia...) e l'economia in recessione, un ancoraggio di una valuta modesta come quella di un Paese modesto come l'Italia ad una moneta forte come il Dollaro sarebbe il modo migliore per giungere alla bancarotta in pochi mesi. Maroni ne capisce talmente poco che continua ad aprire bocca per giustificarsi, e peggiora ancor più la situazione, già tragica. La prossima sparata, visto che l'Oriente è di moda, sarà l'ancoraggio allo Yuan cinese e al Dong vietnamita.

venerdì 3 giugno 2005

Delirium (tremens)

Una mela al giorno toglie il medico di torno.
Una cagata al giorno fa di chiunque un leghista.
L'ultima proposta dei celoduristi è il ritorno alla Lira. Fino a ieri chiamata liretta, mezzo di Roma ladrona per i suoi sporchi affari, oggi salvataggio da Bruxelles ladrona, nuovo nemico padano. Ebbene con Bossi KO, Castelli defilato, Borghezio a spalare letame in Val Camonica, rimane Maroni a tenere alta la demenza nordista: "Togliamo l'euro, torniamo alla cara lira e tutto si risolve. Sti maledetti francesi non avevano mica tutti i torti!".
Una proposta talmente delirante da non meritare spazio in TG e giornali che, invece, l'hanno accolta a braccia aperte.

lunedì 30 maggio 2005

Vittorie dell'ignoranza e dell'ignavia (?)

Si è svolto ieri il chiacchieratissimo, a livello di bar, referendum confermativo sulla cosiddetta Costituzione Europea. Ha vinto, come previsto, il NO. Che ha trionfato appoggiato da chi si opponeva ad un testo ottuso appoggiato e trainato sull'onda dell'ignoranza della destra di "la France deviendra une province de l'Empire" e delle sinistra "non non non, l'UE est trop libérale" e dei "j'ai pas compris rien du tout".
In Italia, il referendum sulla fecondazione assistita sta vedendo la "santa allenza" vacanzieri-astensionisti-cattolici-menefreghisti. Qualcosa non va se torniamo ad essere cugini solo in questi momenti...
È estermamente triste che un NO francese, che ci poteva stare benissimo per la complessità della materia, l'imposizione dall'alto e la mancata comunicazione alle masse del progetto di integrazione europea, sia diventato un moto di trionfo per Le Pen e il suo provincialismo Bossiano, per il quale la Francia è il massimo dello scibile umano mentre conterà via via di meno proprio per questo risultato, e sia diventato un successone per la sinistra che voleva una costituzione più centralista e meno poteri agli Stati, per un'Unione più snella e funzionale. Le masse rese ignoranti da una campagna presidenziale e governativa per informarle boicottata e tacciata di truffaldinità dale opposizioni hanno fatto probabilmente la scelta sbagliata in base ad un atteggiamento sbagliato.
Ora sarebbe sperabile che l'Unione (Europea) faccia una manovra correttiva e non continui con questo testo scialbo che non accontenta nessuno. Il compromesso sbagliato di un'assemblea nata male non deve condizionare 300 milioni di europei a scegliere il meno peggio per loro. Ma ormai lo slancio c'è, Berlusconi e Blair si opporrano ad un rallentamento e la Francia tra qualche anno si mangerà la mani.
In Italia il discorso è diverso, ma alla fine il risultato non cambierà: vincerà inesorabilmente l'astensionismo, grazie soprattutto a chi non ha capito niente, a chi andrà al mare o in montagna, a chi ritiene di non doversi interessare alla materia. Chi vorrebbe votare NO è tentato dall'astensione, sicuramente un comportamento più opportunista e più semplice da attuare che trascinarsi al seggio tra 30°C e un'umidità che ad uscire di casa prima che ricordare cosa ha detto la Chiesa (che, come ad una mamma, se le si disubbidisce poi si hanno sensi di colpa, o almeno così Ruini sostiene) penserà che un sombrero, una sdraio e una bibita ghiacciata siano decisamente più rinfrancanti che una croce su un NO. Andate a votare, per carità!!

giovedì 26 maggio 2005

Sono ambientalista...

Verde:---------- 100%
Democratico:-------- 83%
Anarchico:-------- 83%
Comunista:---- 42%
Fascista:-- 25%
Repubblicano:-- 17%
Socialista:-- 17%
Nazista: 0%
In che partito ti schieri? Fai anche tu il test!
creato con QuizFarm.com - purtroppo in inglese

martedì 24 maggio 2005

2005: Odissea del bacio

L'altra: "Sai, Xyz mi ha mandato un bacio via SMS"
Io: "Povera!"
L'altra: "Perché? Mi ha fatto piacere!"
Io: "Ti verrà l'herpes..."

venerdì 20 maggio 2005

Che cosa cambia?

Chi ha tutto percepisce le cose quando gli mancano.
Chi non ha niente si accorge delle cose quando le trova.
Qual è la differenza?

martedì 17 maggio 2005

Garbage - Bleed like me - 2005

Album rock. Un abisso rispetto al passato, i Garbage del 2001 sono scappati. Voce femminile, "dell'androgina Shirley" (così scriverebbe un vero critico musicale). Musicisti decisi, puliti, mai eccessivi. Meno elettronica e ridondanza, più suoni veri e semplici. Con un po' di verve compositiva in più, un ottimo album.
Rispetto ai precedenti lavori, i lenti melensi (le ballate, chiamatele come gradite) sono spariti, così come gli overdubs elettronici e manipolativi, rendondo un disco molto adatto ai live. Batteria al punto giusto, mai come in questo lavoro gli strumenti hanno ragione di esistere e non sono lì a formare un tutt'uno con il resto. La voce di Shirley Manson è sensuale e quasi sussurrata, per accendersi solo quando è necessario. Molto gradevole e mai sopra le righe, per me poi che preferisco una voce femminile a cento maschili, a meno che non sia un Vedder, un Daltrey, un Morrissey. Un punto a favore.
Il disco si apre con decisione, Bad boyfriend stacca subito rispetto a BeautifulGarbage, ma Run baby run (che non c'entra niente con Sheryl Crow) torna alle sonorità dell'ottimo precedente. "Beauty", pieno di elettronica ma di pezzi di serie A decisamente più ispirati di questo comunque bellissimo "Bleed", ma che rendevano pesante l'ascolto ad oltranza. Right between the eyes è in tipico stile Garbage, Why do you love me, a parte il ritornello ripetitivo, è il singolo d'esordio più azzeccato: un buon impatto, un cambio di ritmo deciso. La title track è uno dei brani più lenti, ma abbandona lo stile lollipop (non il gruppo... la caramella) di Can't cry these tears nel lavoro precedente, così come It's all over but the crying. Metal heart è il brano più deciso, delizioso. Sex is not the enemy è il brano più riottoso, perlomeno per il testo molto azzeccato.
The boys wanna fight è una verità molto discotecara, probabilmente il prossimo singolo. Vediamo se ho naso... Why don't you come over è evidentemente il brano più debole, stile Spice Girls in declino con un'iniezione di chitarre, in cui anche la voce dolce di Shirley non rende a dovere. Happy home è nuovamente lento, ma si anima a dovere ed è un'ottima chiusura per un album più vario dei precedenti, di un gruppo di musicisti maturi che suona per il piacere di farlo.

La risposta a chi li criticava per aver abbracciato il pop. Se ancora dovevano dare risposte.

Tracklist:
01. Bad boyfriend
02. Run baby run
03
. Right between the eyes
04. Why do you love me
05. Bleed like me
06. Metal heart
07. Sex is not the enemy
08. It's all over but the crying
09. The boys wanna fight
10. Why don't you come over
11. Happy home

lunedì 16 maggio 2005

Contaminazioni comunicative

Oggi, da buon ciclofilo, ho comprato la Gazzetta. In prima pagina, stupore: un pop-up!!!
Un adesivo giallo di non so che sponsor, facile da togliere proprio come un pop-up internettiano, ma fastidioso al punto giusto da essere ricordato.
D'ora in poi comprerò soltanto giornali senza pop-up, già li pago e devono pure coprirmi il testo che voglio leggere?

lunedì 9 maggio 2005

Come rovinare una canzone...

... darla in mano a Vodafone o Tim...
James Blunt, High

mercoledì 4 maggio 2005

Imbarazzo

Mi sembra talmente bella che è inavvicinabile. Ti prudono le dita guardando l'inarcatura delle sopracciglia, ti si rizzano i peli delle braccia appena la avvicini. Mette soggezione.
In fondo è superbia, la superbia inevitabile di essere una spanna sopra tutte le altre. Nei capelli, negli occhi, nella bocca, nel naso, tutto lascia intendere che è migliore delle altre. Ma non è più bella delle altre, è semplicemente lei.
È sempre vestita da Donna, non ci sono parole migliori, ma potrei riconoscerla sotto un giaccone con i capelli rasati a zero in una serata nebbiosa. È semplicemente lei.

martedì 3 maggio 2005

Volti tristi: agricoltori, borghesi, vescovi

Francesco Nex - La storia

Tutti volti tristi: forse Francesco Nex vuole così rappresentare la chiusura in sé stesso del popolo valdostano. Un popolo che però l'artista ama, di cui si sente parte e che raffigura continuamente nelle proprie opere. Alla fine il popolo, la gente semplice, il popolino, esce sempre a testa alta da ogni sua opera. Dissacrando le rigidità e la pomposità della Chiesa attraverso dei vescovi divenuti icona del pittore, profanando il sacro e sacralizzando il profano, facendo scendere dai troni regnanti e figuranti, facendo tornare alla realtà la borghesia rampante ma vuota.
Fino all'altro giorno per me Nex era l'artista delle bottiglie di vino. I suoi quadri sono infatti ripresi dall'Institut Agricole Régional per farne etichette dei migliori vini valdostani, e la mia conoscenza, già scarsa per quanto riguarda i vini, non aumentava spostandosi nell'arte.
Nex è un'artista da mostra, non certo da catalogo. Grandi pannelli di seta con un'enormità di dettagli, con una tecnica e una scuola tutta sua. Nessuno schema, nessun preconcetto, l'importante è dipingere soggetti piacevoli e trasmettere un messaggio: che è quello della semplicità dei montanari e dei valdostani, nei secoli dominati da imperatori, principi, re, regine, duchi e conti vari, fino ai politici locali, che non valgono certo di più dell'agricoltore che batte la falce o che munge le mucche. Nex rimane ancora al Medioevo, ma con una modernità impressionante, soprattutto per un'ottantenne. Jam session di vescovi e "air mail" tra amanti, oltre ad una discesa in mountain bike di un vescovo e una suora, sono i tratti più avveniristici di una pittura piena di casate nobiliari, paramenti sacri, corvi e gatti.
Un particolarismo valdostano che non esiste più se non nelle montagne, perché la maggior parte della gente ha perso la genuinità e l'"igiene" del passato per vendersi al miglior offerente e perdere, checché ne dica, le radici.